
Aspettando i 3 milioni di alberi entro il 2030: quali i numeri – oggi – di Forestami
Marzo 2026: Forestami procede tra piantagioni nell’hinterland, interventi nel tessuto urbano e iniziative di ricerca e formazione dedicate alla gestione delle foreste urbane
Forestami tra promesse di forestazione urbana e i limiti di una metropoli costruita
Quando nel 2019 Milano ha annunciato il progetto Forestami, il numero che ha dominato il dibattito pubblico era tre milioni di alberi entro il 2030. L’idea nasceva da uno studio del Politecnico di Milano sulle infrastrutture verdi urbane e sulla possibilità di aumentare la copertura arborea dell’area metropolitana come risposta al cambiamento climatico.
Il progetto si è presentato come uno dei più grandi programmi europei di forestazione urbana su scala metropolitana. Alla governance partecipano Comune di Milano, Regione Lombardia, Città Metropolitana, Politecnico di Milano e Fondazione Cariplo. Nel 2025 è stata istituita la Fondazione Forestami, ente del terzo settore incaricato di coordinare la gestione operativa del progetto, la raccolta fondi e le attività educative.
A sette anni dall’annuncio iniziale il programma è entrato nella fase di attuazione territoriale. Le piantagioni sono state realizzate e i cantieri continuano ad aprirsi, ma i numeri e la distribuzione degli interventi raccontano una realtà più complessa rispetto alla promessa originaria.
Urbanistica di Milano: dove finiscono davvero gli alberi
Una delle caratteristiche meno evidenti del progetto riguarda la sua geografia. La maggior parte delle piantagioni non si trova nel Comune di Milano ma nelle aree periurbane dell’hinterland metropolitano – ovvero nella Città Metropolitana di Milano, ovvero quella che un tempo era semplicemente la Provincia di Milano. Terreni agricoli, margini infrastrutturali, zone di espansione urbana o aree di compensazione ambientale. Cambiando il nome, non più provincia, ma Città Metropolitana, Forestami – e non solo Forestami – hanno potuto usare il messaggio di tre milioni di alberi a Milano, sorvolando il dettaglio. Il risultato trova alcuni cittadini delusi, che si aspettavano di vedere alberi ovunque in città a Milano, quando invece gli alberi erano piantati nelle altre città della provincia.
Milano è una città densamente costruita e con una disponibilità limitata di suolo libero. La creazione di nuove foreste urbane richiede superfici relativamente ampie, difficili da reperire nel tessuto urbano consolidato.
Secondo i dati più recenti diffusi dal progetto, circa 611.000 alberi e arbusti sono stati piantati nell’area metropolitana milanese dalla stagione agronomica 2018-19. Gli interventi sono distribuiti in circa sessanta progetti territoriali, realizzati in collaborazione con amministrazioni locali, parchi regionali e organizzazioni del terzo settore.
Le piantagioni hanno coinvolto oltre trenta comuni della Città Metropolitana, mentre circa settanta amministrazioni locali hanno aderito formalmente al programma Forestami. L’area metropolitana comprende 134 comuni e oltre tre milioni di abitanti, una delle regioni urbane più dense d’Europa.
Questa distribuzione territoriale riflette la struttura della pianura urbanizzata attorno a Milano, dove le superfici disponibili per nuove piantagioni si trovano principalmente nelle aree agricole e nei parchi periurbani come il Parco Agricolo Sud Milano, il Parco Nord e il Parco delle Groane.
Ad oggi il programma ha raggiunto poco più del 20% dell’obiettivo iniziale dei tre milioni di alberi entro il 2030. Per arrivare al traguardo nei tempi previsti sarebbe necessario piantare oltre due milioni di alberi nei prossimi cinque anni, una media superiore a quattrocentomila nuovi alberi l’anno. Nella fase iniziale del progetto il ritmo annuale delle piantagioni è stato sensibilmente inferiore.
Cantieri diffusi e progetti locali: la forestazione urbana si frammenta nella metropoli
Negli ultimi anni Forestami ha avviato nuovi cantieri di forestazione in diversi comuni dell’area metropolitana. La stagione agronomica 2025-26 prevede dieci nuovi interventi in nove comuni, con piantagioni distribuite tra aree agricole periurbane, margini infrastrutturali e spazi urbani residuali. Il modello operativo adottato dal progetto non punta alla creazione di grandi foreste compatte, ma a una rete diffusa di piccoli boschi e corridoi ecologici in grado di collegare tra loro parchi esistenti, terreni agricoli e spazi verdi urbani.
Uno dei progetti più citati riguarda il comune di Segrate, dove il piano di forestazione locale prevede la messa a dimora di 36.000 nuovi alberi entro il 2030. L’intervento si inserisce nel Parco Natura, un’area di rinaturalizzazione di circa ventuno ettari situata tra l’Idroscalo e il territorio di Peschiera Borromeo. Il parco è progettato come corridoio ecologico tra diversi sistemi verdi dell’est milanese e comprende zone umide, aree boscate e prati stabili.
Altri interventi si trovano nei comuni di Cusano Milanino, Cormano, Settimo Milanese e Cornaredo, oltre che nei territori agricoli del Parco Agricolo Sud Milano. In molti casi le piantagioni interessano superfici comprese tra uno e cinque ettari, dimensioni relativamente ridotte ma distribuite in modo capillare nel territorio metropolitano.
Nel Parco Nord Milano, per esempio, alcune piantagioni recenti sono state realizzate su terreni destinati ad attività industriali o infrastrutturali e successivamente recuperati a uso ambientale. Nel Parco delle Groane gli interventi riguardano soprattutto il rafforzamento dei margini boschivi e la ricostruzione di filari alberati lungo le aree agricole.
In diversi comuni della cintura sud, come Rozzano, Opera e Locate di Triulzi, la forestazione si sviluppa in continuità con il paesaggio agricolo del Parco Sud, attraverso boschi planiziali di nuova formazione destinati a rafforzare la rete ecologica regionale.
Il caso Milano Green Circle: forestazione lungo la circonvallazione urbana
Uno degli interventi più visibili realizzati negli ultimi anni all’interno del Comune di Milano è Milano Green Circle, progetto di rinaturalizzazione lungo il percorso della linea filoviaria circolare 90-91, in buona parte finanziato da Giorgio Armani. La forestazione urbana, in questo caso, assume la forma di infrastrutture verdi lineari inserite tra carreggiate, spartitraffico e fermate del trasporto pubblico.
Il piano complessivo prevede la messa a dimora di circa trecentocinquanta alberi e oltre sessantamila arbusti e piante erbacee perenni lungo il tracciato della circolare. Il progetto integra anche soluzioni tecniche per la gestione delle acque meteoriche. Alcune aree di piantagione sono progettate con leggere depressioni del terreno che consentono di raccogliere e trattenere l’acqua piovana, riducendo il fabbisogno di irrigazione artificiale.
Sono inoltre previste siepi e arbusti sempreverdi destinati a migliorare la capacità di cattura delle polveri sottili durante tutto l’anno, affiancati da specie caducifoglie che contribuiscono alla mitigazione climatica nei mesi estivi.
Specie arboree e gestione delle piantagioni: quanto costa la forestazione urbana
Le piantagioni realizzate nell’ambito di Forestami utilizzano prevalentemente specie autoctone della pianura padana. Tra le più diffuse compaiono querce farnie, carpini bianchi, frassini maggiori, aceri campestri, tigli e olmi. A queste si aggiungono arbusti come biancospino, corniolo, nocciolo e sanguinello, utilizzati per ricostruire la struttura stratificata dei boschi planiziali originari.
La fase più delicata del processo riguarda i primi anni di crescita. Le giovani piante richiedono irrigazione, controllo delle infestanti e manutenzione del suolo. In assenza di manutenzione adeguata la mortalità nei primi anni può superare il trenta percento, soprattutto nei contesti urbani o su terreni compattati.
Nel contesto milanese la piantagione di un albero può costare tra duecentocinquanta e cinquecento euro, a seconda delle condizioni del suolo e della complessità dell’intervento. Nelle aree urbane il costo è più elevato perché spesso è necessario rimuovere pavimentazioni esistenti, migliorare la qualità del terreno o installare sistemi di irrigazione. A queste spese si aggiungono i costi di manutenzione nei primi anni di crescita, stimati in circa cento euro l’anno per pianta.
Su scala metropolitana un programma da tre milioni di alberi implica investimenti complessivi potenzialmente superiori al miliardo di euro distribuiti nell’arco di diversi decenni. Per sostenere questi costi Forestami utilizza un modello finanziario misto che combina fondi pubblici, contributi di fondazioni filantropiche e sponsorizzazioni private.
Formazione, ricerca e nuove mappe della forestazione urbana milanese
Negli ultimi anni Forestami ha iniziato a sviluppare una serie di iniziative da affiancare alla messa a dimora degli alberi. Tra queste c’è Forestami Academy, un programma di incontri e attività formative rivolto a tecnici del verde urbano, amministrazioni locali e operatori del settore forestale. Qui un supporto economico è arrivato da Prada. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di condividere conoscenze sulla gestione delle foreste urbane: selezione delle specie, manutenzione delle piantagioni, gestione dei suoli e monitoraggio degli ecosistemi nel lungo periodo.
Parallelamente il progetto è entrato in alcune reti europee di ricerca dedicate alla forestazione urbana. Tra queste figura UForest, programma finanziato nell’ambito di Erasmus+ che coinvolge università, istituzioni forestali e amministrazioni pubbliche di diversi Paesi europei. Il progetto prevede attività di formazione, scambio di competenze e sperimentazioni sulla gestione delle foreste urbane, utilizzando Milano come caso studio per analizzare l’evoluzione delle strategie di riforestazione nelle aree metropolitane.
Un altro elemento emerso negli aggiornamenti più recenti riguarda la pianificazione delle future piantagioni. Le analisi territoriali condotte negli ultimi anni hanno individuato circa duecentocinquanta aree potenzialmente destinate alla forestazione urbana nell’intero territorio metropolitano. Tra queste ci sono terreni agricoli marginali, fasce di rispetto infrastrutturali, lotti urbani inutilizzati o superfici periurbane che potrebbero essere convertite a verde.
Questa mappatura rappresenta una riserva potenziale di nuovi interventi, ma non implica automaticamente l’avvio dei cantieri. Molte di queste aree richiedono verifiche urbanistiche, accordi con i proprietari dei terreni e valutazioni ambientali prima di poter essere effettivamente utilizzate. La trasformazione di queste superfici in nuove foreste urbane dipenderà quindi da processi che si svilupperanno nei prossimi anni.
In questa fase il progetto continua quindi ad affiancare alle piantagioni una serie di strumenti paralleli — formazione, ricerca e pianificazione territoriale — che contribuiscono a definire la direzione futura della forestazione urbana nell’area metropolitana milanese.
Debora Vitulano

