
La governance del Parco Agricolo Sud: chi controlla il suolo dopo il passaggio alla Regione
Dal rapporto diretto con i Comuni alla gestione regionale, il nuovo assetto del Parco Agricolo Sud modifica i procedimenti, i tempi delle autorizzazioni e il ruolo degli enti locali
Parco Agricolo Sud Milano: chi decide oggi sul territorio agricolo della metropoli
Il Parco Agricolo Sud di Milano continua a occupare una parte estesa della pianura metropolitana, ma negli ultimi anni è diventato anche un punto di confronto istituzionale. Il passaggio della gestione dalla Città Metropolitana alla Regione Lombardia ha tolto il controllo diretto su pianificazione e vincoli al livello metropolitano, concentrandolo nella struttura regionale.
Il parco comprende oltre 47 ettari e attraversa 61 comuni. Qui si concentrano aziende agricole, infrastrutture idriche, cascine e sistemi produttivi che entrano nelle filiere regionali. Le decisioni che riguardano questo territorio incidono sulla produzione agricola e sull’organizzazione della metropoli, perché riguardano una delle principali superfici libere dell’area milanese.
Il PAS passa dalla Città Metropolitana alla Regione Lombardia
Per anni il Parco Agricolo Sud è stato gestito dalla Provincia e poi dalla Città Metropolitana di Milano, con un modello in cui il parco operava come strumento di pianificazione territoriale locale. La gestione si sviluppava attraverso un rapporto diretto con i Comuni e una struttura amministrativa integrata con l’ente metropolitano.
Nel 2022 con una legge regionale si avvia il passaggio del Parco Agricolo Sud dalla Città Metropolitana alla Regione Lombardia, che si completa tra il 2024 e il 2025 con la definizione del nuovo ente gestore. A oggi questo sistema non è ancora stabilizzato. L’organizzazione interna dell’ente, la distribuzione delle funzioni e il coordinamento tra Regione, parco e Comuni restano in fase di definizione, con effetti sulla gestione delle autorizzazioni e dei procedimenti.
Nel modello precedente, il presidente del Parco Agricolo Sud, Daniele Del Ben, operava dentro un sistema in cui il livello decisionale coincideva con quello territoriale. Il parco gestiva pianificazione e vincoli in relazione diretta con i Comuni, mantenendo un equilibrio tra tutela e attività agricole costruito nel tempo.
Con il passaggio alla Regione questo rapporto cambia.
Il nuovo ente del PAS: struttura, organi e peso decisionale
La governance del nuovo Parco Agricolo Sud si articola in una Comunità del Parco, composta dai Comuni e dalla Città Metropolitana, e in un Consiglio di gestione, che rappresenta l’organo esecutivo.
All’interno del Consiglio siedono rappresentanti della Regione Lombardia, degli enti locali e del settore agricolo. Questo assetto modifica la distribuzione del potere decisionale, perché introduce un equilibrio tra livelli istituzionali diversi all’interno dello stesso organo.
La presenza della Regione nella struttura decisionale non è solo formale. Incide sulla definizione degli indirizzi e sulla gestione dei procedimenti, portando il parco dentro una logica di pianificazione più ampia rispetto a quella metropolitana. Il Consiglio di gestione diventa quindi il luogo in cui si traducono gli indirizzi regionali in atti operativi, con effetti diretti sulle autorizzazioni e sulla pianificazione.
Il nodo delle risorse: personale, competenze e capacità amministrativa
Il passaggio al nuovo ente introduce anche un problema operativo. Nel sistema precedente, il Parco Agricolo Sud poteva contare sulle strutture della Città Metropolitana per la gestione delle pratiche, dai pareri su varianti urbanistiche alle valutazioni su interventi infrastrutturali.
Con la creazione di un ente autonomo, queste attività devono essere gestite all’interno di una struttura dedicata. Nei procedimenti che riguardano il territorio del parco, questo si traduce nella capacità di seguire istruttorie tecniche, partecipare alle conferenze dei servizi ed esprimere pareri su interventi come le modifiche della viabilità locale.
In questi passaggi il peso del parco dipende dall’organizzazione interna e dalle risorse disponibili. Nei procedimenti più complessi, dove si confrontano progetti infrastrutturali e tutela del suolo agricolo, la capacità di sostenere una posizione tecnica incide direttamente sull’esito delle valutazioni.
Gianluca Comazzi e la linea regionale sul PAS
Con il trasferimento delle competenze alla Regione Lombardia, le decisioni sul Parco Agricolo Sud Milano rientrano nell’assessorato al Territorio e Sistemi verdi, che indica la semplificazione e la riduzione dei tempi amministrativi come una priorità. La Regione descrive infatti il sistema precedente come caratterizzato da procedure lunghe e da un numero elevato di passaggi autorizzativi, considerati un ostacolo per le attività agricole e gli interventi sul territorio: «Non si possono più aspettare anni per un’autorizzazione», afferma Gianluca Comazzi, assessore regionale che segue direttamente il riassetto del parco, dall’approvazione dello statuto alla definizione del nuovo ente gestore.
Nel caso del Parco Agricolo Sud, questo passaggio incide su un sistema che non riguarda solo l’agricoltura, ma un territorio vincolato e inserito in una rete di tutele ambientali e paesaggistiche. Ogni autorizzazione deve confrontarsi con queste condizioni, che richiedono verifiche tecniche e valutazioni articolate.
La riduzione dei tempi modifica il funzionamento dei procedimenti perché incide direttamente sulle fasi istruttorie. Nei casi che riguardano il Parco Agricolo Sud, le valutazioni passano attraverso conferenze dei servizi, richieste di integrazione documentale e verifiche tecniche che coinvolgono più enti. Ridurre i tempi significa comprimere queste fasi. Le richieste di approfondimento rischiano di diventare più difficili da sostenere, soprattutto nei procedimenti complessi, come quelli legati a infrastrutture viarie o a varianti urbanistiche che interessano aree agricole.
I sindaci del PAS e il confronto sul controllo del territorio
Il passaggio alla Regione è stato accolto negativamente da una parte dei Comuni del parco. Nel corso del processo di riforma, decine di sindaci hanno chiesto il ritiro del progetto di legge e l’apertura di un confronto, segnalando il rischio di perdere un controllo diretto sulle trasformazioni del territorio.
Il trasferimento delle competenze alla Regione viene infatti letto come un allontanamento del parco dai territori. La gestione locale, costruita nel tempo attraverso il rapporto tra enti e amministrazioni, viene ora sostituita da un livello decisionale percepito come più distante.
Figure come Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, hanno insistito su questo punto, indicando nel radicamento territoriale uno degli elementi fondamentali del parco. Altri amministratori hanno sottolineato il rischio che il nuovo assetto riduca il peso degli enti locali nelle decisioni.
Durante la fase di transizione, anche Rino Pruiti, presidente dell’assemblea dei sindaci del PAS nel periodo del commissariamento, ha richiamato il ruolo delle amministrazioni locali nella definizione degli assetti futuri del parco. Ad oggi il nodo su quale e quanto spazio avranno i territori dentro il nuovo sistema resta ancora aperto.
Urbanistica di Milano: il PAS dentro le trasformazioni
Il Parco Agricolo Sud si colloca dentro le dinamiche dell’urbanistica di Milano, dove la gestione del suolo agricolo si confronta con infrastrutture, espansione urbana e trasformazioni territoriali. Il suo perimetro intercetta direttrici infrastrutturali, espansioni urbane e progetti che negli anni hanno coinvolto direttamente il suolo agricolo, rendendo il parco un luogo di confronto continuo tra tutela e sviluppo.
Uno dei casi più discussi riguarda il tracciato della Vigevano–Malpensa, infrastruttura viaria che attraversa aree agricole comprese nel parco e che ha riaperto il dibattito sul consumo di suolo. Il progetto ha messo in evidenza il ruolo del parco nei procedimenti autorizzativi e la necessità di esprimere pareri su interventi che incidono direttamente sulle superfici coltivate.
Un altro tema emerso negli ultimi anni è quello delle grandi infrastrutture sportive. Il progetto del nuovo stadio nell’area di San Donato Milanese, in prossimità del perimetro del parco, ha riattivato il confronto sulla localizzazione delle infrastrutture e sulla pressione che la crescita urbana esercita sulle aree agricole. Anche in questo caso, il parco entra nel dibattito come soggetto chiamato a valutare la compatibilità degli interventi.
Accanto a questi casi più eclatanti, si registrano numerosi interventi meno esposti ma diffusi: varianti urbanistiche, ampliamenti di infrastrutture esistenti, modifiche della viabilità locale e interventi puntuali che, nel loro insieme, contribuiscono a trasformare il territorio. Il parco interviene in questi passaggi, esprimendo pareri e partecipando ai procedimenti amministrativi.
Il Parco Agricolo Sud si colloca in un’area in cui la domanda di trasformazione resta alta e dove le superfici agricole rappresentano una risorsa contesa tra funzioni diverse.
