Castello di Cigognola 2026, Speciall guest – Yoann Bourgeois. Ph. Pascale Cholette

Castello di Cigognola, otto secoli di storia e una notte di performance dal vivo

Per la prima volta aperta al pubblico, la rassegna ideata da Émilie Fouilloux porta nell’Oltrepò Pavese Petrit Halilaj, Yoann Bourgeois e il quintetto barocco Capriccio Armonico

Il 6 giugno 2026, il Castello di Cigognola apre per la prima volta le sue performance al pubblico — chiunque può assistere gratuitamente agli appuntamenti nel Belvedere e in Piazza Castello, previa prenotazione.

Il Cigognola Live Performance è la rassegna annuale ideata da Émilie Fouilloux, ex ballerina dell’Opéra di Parigi e del Teatro alla Scala, oggi responsabile dei progetti creativi del castello. Formatasi tra Parigi, New York e Milano, Fouilloux ha costruito una piattaforma multidisciplinare in cui danza, musica, arti visive e filosofia dialogano come un unico linguaggio, plasmato dal carattere specifico del luogo. L’edizione 2026 si articola attorno a tre presenze distinte: un’installazione permanente, un concerto barocco e una performance di danza-circo contemporanea.

La mattina è dedicata alle prove aperte — gratuite, rivolte a bambini, scuole e persone con accesso limitato alla cultura, in collaborazione con Save the Children.

Petrit Halilaj e l’installazione permanente Two and a Half Hearts

Alle 19:30, sul Belvedere, l’artista kosovaro Petrit Halilaj presenta Two and a Half Hearts, installazione permanente acquisita dalla collezione Genesi. L’opera appartiene alla serie Abetare — un corpus di lavori nati dai disegni trovati sui banchi della scuola dell’infanzia di Halilaj a Runik, villaggio nel nord del Kosovo dove l’artista è nato nel 1986. Abetare è la parola albanese per il sussidiario, il primo libro consegnato a un bambino; la serie trasforma quei segni tracciati ai margini dei banchi durante la guerra in scultura di grande formato. Two and a Half Hearts entra nelle sezioni Memoria di un popolo e Vittime del Potere della collezione Genesi. Halilaj ha cominciato a disegnare a tredici anni in un campo profughi in Albania, dopo la fuga della sua famiglia dal Kosovo alla fine degli anni Novanta. La sua pratica abbraccia scultura, disegno, pittura, performance e, più di recente, il teatro d’opera: Syrigana, sviluppata con la Filarmonica del Kosovo e presentata all’Hamburger Bahnhof di Berlino tra settembre 2025 e maggio 2026, è il suo primo lavoro nella forma. Ha rappresentato il Kosovo alla 55ª Biennale di Venezia nel 2013, installato sul tetto del Metropolitan Museum of Art di New York nel 2024, e nel 2025 ha ricevuto il Premio Nasher, risultando il più giovane artista a ottenere questo riconoscimento.

Capriccio Armonico e il repertorio barocco napoletano

Alle 20:15, in Piazza Castello, si esibisce il quintetto Capriccio Armonico: Roberto Nigro ed Estela Sheshi ai violini, Simone Groppo al violoncello, Michelangelo Mercuri al contrabbasso, Sofia Ferri alla tiorba — musicisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala dedicati alla riscoperta del repertorio barocco napoletano. Il programma percorre il Concerto per archi in sol minore RV 157 di Vivaldi, la Ciaccona di Tarquinio Merula, la Sonata n. 6 in sol minore di Purcell, l’Aria sulla quarta corda dalla Suite n. 3 BWV 1068 di Bach e il Concerto grosso in re minore sui temi de La Follia di Corelli nella versione di Geminiani — un arco dalla penisola italiana alle corti dell’Europa settentrionale, lungo la traiettoria di compositori come Nicola Matteis e Salvatore Lanzetti che da Napoli portarono quella tradizione nel mondo. L’ensemble ha debuttato al Teatro Comunale di Cesenatico e nel febbraio 2025 ha inaugurato la stagione da camera della Scala al Ridotto Toscanini, con un approccio storicamente informato: strumenti originali e una postura interpretativa radicata nella filologia del repertorio.

Yoann Bourgeois e la ricerca sul punto di sospensione

Alle 21:00 Yoann Bourgeois Art Company presenta The Unreachable Suspension Point — quattro variazioni sul tema della sospensione e del movimento: Contrepoint, Passage, Hourvari, Opening. Bourgeois, nato nel 1981 nella regione del Giura, si è formato al Centre National des Arts du Cirque di Châlons-en-Champagne e al Centre National de Danse Contemporaine di Angers, una doppia formazione che lo ha collocato simultaneamente dentro la tecnica circense e il pensiero della danza contemporanea. Ha fondato la sua compagnia nel 2010; nel 2016 è diventato il primo artista proveniente dal circo a dirigere un’istituzione nazionale dedicata alla danza, il Centre Chorégraphique National di Grenoble. Il suo lavoro ruota attorno alle tentatives d’approches d’un point de suspension: il punto di sospensione è una realtà tecnica nel trampolino e nel trapezio, uno stato fisico fugace — quell’istante tra l’impulso e la caduta in cui il peso scompare — che Bourgeois ha trascorso quindici anni a isolare, prolungare e rendere visibile attraverso la messinscena. Scale, trampolini, piattaforme rotanti sono dispositivi per rendere percettibile un fenomeno altrimenti troppo rapido per essere visto. In Celui qui tombe (2014) e L’Art de la fugue (2011) quella ricerca ha preso la forma di cadute prolungate — corpi che precipitano da grandi altezze e atterrano in piedi. A Cigognola, quattro approcci più brevi alla stessa domanda. In scena con lui Marie Bourgeois, collaboratrice centrale dal 2017, presente in Requiem [fragments], Minuit, Ophélie e Hourvari come interprete, assistente e, in alcuni casi, co-autrice.

Castello di Cigognola 2026, Speciall guest – Marie Bourgeois. Ph. Maciej Rukasz
Castello di Cigognola 2026, Special guest – Marie Bourgeois. Ph. Maciej Rukasz
Castello di Cigognola 2026, Speciall guest – Capriccio Armonico
Castello di Cigognola 2026, Special guest – Capriccio Armonico
Castello di Cigognola 2026, Speciall guest – Hourvari 9. Ph. Léonard de Serres
Castello di Cigognola 2026, Special guest – Hourvari.. Ph. Léonard de Serres
Castello di Cigognola 2026, Special guest – Petrit Halilaj
Castello di Cigognola 2026, Special guest – Petrit Halilaj
Castello di Cigognola 2026, Speciall guest – Yoann Bourgeois. Ph. Pascale Cholette
Castello di Cigognola 2026, Special guest – Yoann Bourgeois. Ph. Pascale Cholette
Castello di Cigognola
Castello di Cigognola

Gabriele Moratti: custode di un luogo storico italiano

«Io sono solo un traghettatore, un custode non di una dimora di famiglia ma di un luogo storico per l’Italia», dice Gabriele Moratti del Castello di Cigognola. «Intendiamo aprirlo il più possibile, anche se si tratta di una residenza privata. Condividerlo con il pubblico è una questione di orgoglio. È un luogo storico, era una roccaforte militare, non ci sono saloni da ballo. I corridoi sono angolati e non dritti per scappare dalle frecce. Nella tristezza di quando è mancato mio padre — Gian Marco Moratti — mi ha lasciato questa parte di storia. Ma non è solo parte della storia della nostra famiglia, anche d’Italia. L’arte ha valore sociale, non è solo di chi ha la possibilità di possederla».

Il Castello di Cigognola, adagiato sulle colline dell’Oltrepò Pavese a sud di Pavia, porta con sé otto secoli di storia stratificata. Fondato nel 1212 come presidio militare, fu trasformato nel XIX secolo in elegante residenza neogotica. Nei decenni successivi divenne luogo di incontro per intellettuali italiani — tra cui Benedetto Croce, Eugenio Montale, Guido Piovene e Luigi Einaudi — grazie all’ospitalità di Emilia Ajroldi di Robbiate, nonna di Letizia Moratti. Le origini sono più remote ancora: la struttura fu avamposto visconteo prima di passare, nel Settecento, alla famiglia Arnaboldi. Durante la Seconda guerra mondiale fu occupato dalle forze nazifasciste. «Mio nonno materno, partigiano e deportato a Dachau, quando ha saputo che questo luogo era stato occupato dai nazisti ha avuto un colpo al cuore. Non è più riuscito ad entrarci. Così lo ha venduto a mio padre», racconta Moratti. Il castello entrò nel patrimonio della famiglia Moratti negli anni Settanta, e fu Letizia Moratti a prendere in mano il progetto di restauro.

Castello di Cigognola, il restauro di Renzo Mongiardino

All’inizio degli anni Ottanta un grave incendio compromise la struttura. Letizia e Gian Marco Moratti ne affidarono la ricostruzione a Renzo Mongiardino (1916–1998), l’architetto e scenografo milanese che era diventato, a quel punto, una delle figure determinanti dell’interior design italiano del Novecento. Conosciuto come l’architetto dei sogni, Mongiardino si muoveva con pari padronanza tra committenze private e produzioni teatrali, creando ambienti per Jackie Kennedy, Gianni Agnelli e i Rothschild in un linguaggio che combinava citazione storicistica, artigianato illusionistico e una comprensione profonda di come gli spazi vengono abitati. I suoi interni non sono restaurati quanto costruiti: ogni superficie porta un’intenzionalità, ogni materiale un argomento preciso sul tempo e sul luogo.

A Cigognola, l’intervento di Mongiardino ha preservato l’anima strutturale del castello trasformando al contempo i suoi spazi interni in qualcosa di più stratificato, più cinematograficamente denso. Letizia Moratti era coinvolta in ogni scelta — dalla selezione degli arredi a quella delle carte da parati. Il lavoro decorativo fu realizzato in parte dai laboratori artigiani della Comunità di San Patrignano, da sempre sostenuta dalla famiglia Moratti. Tessuti, rivestimenti e arredi su misura prodotti lì diedero agli interni una dimensione di artigianato etico che va oltre l’estetica. Gabriele Moratti affida ancora oggi la manutenzione e il restauro degli arredi del castello a San Patrignano: «Ci ho trascorso i primi dodici anni della mia vita. Ho deciso di tornarci a vivere — quando non sono a Milano o in viaggio per lavoro, sono lì».

Il progetto è ora documentato nel volume Il Castello di Cigognola | Interiors, con fotografie di Giulio Ghirardi — noto per il suo lavoro con Luca Guadagnino — e due introduzioni separate: una di Olivier Gabet, direttore del Musée des Arts Décoratifs di Parigi, che offre una lettura storica e artistica degli interni; l’altra di Pierre Yovanovitch, architetto d’interni francese di fama internazionale, che si concentra sull’eredità di Mongiardino e sulla questione della preservazione del patrimonio artistico italiano. Il libro è curato da Émilie Fouilloux ed è venduto esclusivamente nella bottega del castello.

L’azienda vitivinicola del Castello di Cigognola

«Mio padre era appassionato di vino e con forse un po’ di ironia ha deciso di lasciare in eredità l’azienda vinicola all’unico suo figlio astemio». Accanto alla vita architettonica e culturale del castello, la tenuta è diventata un produttore di riferimento. Sotto la guida di Gabriele Moratti, i 36 ettari di vigneti — situati a un’altitudine di 300–350 metri — sono dedicati al Pinot Nero per la produzione di vini Metodo Classico di alta qualità, tra cui il Pas Dosé. La produzione segue principi di viticoltura biologica e di precisione, con interventi minimi e soluzioni omeopatiche per i trattamenti fitosanitari. La consulenza enologica è affidata a Federico Staderini e a Nicolas Secondé, chef de cave ad Ambonnay con profonde radici nella tradizione dello Champagne, che apportano al progetto un rigore tecnico formatosi nell’alveo della grande spumantistica francese. Gian Marco Moratti aveva già trasformato l’approccio produttivo dell’azienda negli anni Novanta affidandosi a Riccardo Cotarella; quello che è seguito è un approfondimento di quella direzione, verso una produzione radicata nel carattere specifico delle colline dell’Oltrepò Pavese.

Il castello, pur conservando la sua natura di residenza privata, apre le porte per il Cigognola Live Performance, le Giornate FAI, le degustazioni e una serie di iniziative artistiche e filosofiche nel corso dell’anno — confermando quella che Moratti descrive come la sua vocazione: non un bene patrimoniale da preservare sotto vetro, ma un luogo vivo, ancora in corso di diventare storia.

Castello di Cigognola
Castello di Cigognola
Castello di Cigognola
Castello di Cigognola
Castello di Cigognola
Un libro racconta il Castello di Cigognola
Castello di Cigognola
Castello di Cigognola