
Mara Palena usa EMDR e IA per fare i conti con il passato
Con Things that happen inside and outside of me, la sua prima personale alla Fondazione Galleria Milano, Palena trasforma archivi personali, EMDR e intelligenza artificiale in un palinsesto senza forma definitiva
Things that happen inside and outside of me, prima personale di Mara Palena alla Fondazione Galleria Milano
Villa Poliz, la casa di famiglia di Mara Palena, è il punto in cui passato e presente interrompono la loro sequenzialità e si incontrano in un tempo simultaneo. Sorge nel nucleo storico del Milanino – la città giardino nata all’inizio del Novecento da un progetto di Luigi Buffoli, ispirato ai modelli delle garden cities inglesi. Costruita prima del 1910, presente fin dalle origini del quartiere, fa parte di quel sistema urbano che immaginava un rapporto continuo tra abitazione, giardino, alberature e spazio condiviso.
È qui che tornano Home/Home/Home e Reprojected Movement, due delle opere in mostra in Things that happen inside and outside of me, prima personale dell’artista alla Fondazione Galleria Milano. Ciascuna con il proprio linguaggio, entrambe alle prese con lo stesso cortocircuito tra la mente che ricorda e il corpo che agisce nel presente.
«Ho ritenuto che il processo avvenisse nel contesto della casa d’infanzia – nonostante sia stato complesso per me immergermi in un luogo che appartiene alla mia crescita. Tuttora porta con sé tensioni legate sia alle relazioni familiari sia al rapporto con il sé bambino/adolescente. Mantenere la lucidità necessaria al progetto, rispetto all’operazione che volevo realizzare, ha richiesto un lavoro di distacco e osservazione. Nel decostruire e ripensare lo spazio, il luogo viene rielaborato, i momenti del passato e del presente sembrano non essere separati e coesistono in uno stato di sovrapposizione continua capaci di attivare una temporalità altra».
Il ritorno continuo del passato: Mara Palena, Things that happen inside and outside of me
«Lo spazio è caratterizzato da una parete di finestre molto simili a quelle del mio studio, che sono poi diventate alcune delle opere principali della mostra.» Mara Palena racconta il cortocircuito che è alla base della mostra, curata negli spazi di via Arcivescovo Romilli 7 da Laura Lamonea.
Il passato, nella ricerca di Palena, non è nostalgia né rimpianto: è materia viva e instabile che torna ciclicamente a occupare il presente. Attraverso video, installazione, suono e scrittura, l’artista costruisce un archivio mnemonico aperto che si aggiorna e si trasforma a ogni nuova opera, senza mai cristallizzarsi in forma definitiva. Il titolo stesso è un programma: interno ed esterno non si oppongono, coabitano in modo caotico e necessario. Quello che accade dentro plasma ciò che percepiamo fuori, e viceversa.
Performance e installazioni affondano le radici in pratiche di auto-indagine che vanno oltre il repertorio convenzionale dell’arte autobiografica. Psicoanalisi, terapia del suono, EMDR sono strumenti clinici che Palena converte in metodologie creative, trasformando il processo terapeutico in linguaggio visivo. L’obiettivo è fare dell’intimità un’esperienza collettiva, dell’archivio personale uno spazio in cui chiunque può entrare e riconoscersi.
Architettura e memoria: la Fondazione Galleria Milano come spazio attivo
Things that happen inside and outside of me nasce da una sinergia con la Fondazione e la sua architettura. «Mi sono sentita legata allo spirito della Fondazione per diverse ragioni. La parete di finestre simile a quella del mio studio ha generato fin da subito un senso di continuità tra spazio privato e spazio espositivo.» L’archivio storico della Fondazione ha giocato un ruolo altrettanto centrale. «Poter costruire una mostra attorno a quel patrimonio è una caratteristica molto vicina al mio modo di lavorare, che prevede la rielaborazione degli archivi all’interno della pratica.»
Nella fase progettuale le idee si sono delineate in modo quasi spontaneo, come se fosse lo spazio stesso a suggerire direzioni. «Ho immaginato lo spazio attraversato da un’installazione sonora diffusa nell’ambiente: una presenza costante in cui ci si possa perdere, confusi tra suono, parole e proiezioni mnemoniche. Il suono porta il visitatore a oscillare tra ciò che vede e ciò che immagina, tra ciò che riconosce e ciò che gli sfugge.»
Ricordo, distorsione, performance: Casa degli specchi tra installazione e Luna Park
Ogni strato di vita adulta lascia affiorare qualcosa di un momento precedente. La ricerca procede per accumulo e sottrazione di frammenti — parole, immagini, suoni, oggetti, gesti — raccolti, smontati e rimontati fino a perdere la loro origine specifica per acquisire una risonanza più ampia. Il percorso espositivo segue questa logica associativa: i ricordi non emergono come unità isolate ma si richiamano tra loro, secondo relazioni che sfuggono al controllo razionale.
La memoria, come uno specchio imperfetto, restituisce sempre un’immagine alterata di ciò che è stato. Casa degli specchi lavora su questa tensione tra ricordare e trasfigurare, intrecciando installazione e performance in un unico gesto visibile e corporeo.
«La casa degli specchi è per me un luogo/non-luogo. Un’installazione che, partendo da un’immagine del libro edito da Artphilein, si trasforma in performance: l’opera Vanishing Loud guida gli spettatori in un’azione al Luna Park dell’Idroscalo, assumendo una forma ancora diversa nell’omonima giostra. Il titolo della mostra e del libro attiva qui una dimensione duplice: installazione e performance mettono in relazione i due piani — dentro e fuori, visibile e immaginato — e lo spettatore è chiamato a perdersi e a ridefinire continuamente il proprio punto di vista.»

IA, EMDR e scultura: Goodbye Fear Dreams e la memoria generativa
Nel lavoro di Palena, inconscio e tecnologia si interrogano a vicenda. Con l’intelligenza artificiale, il confine tra autrice e macchina diventa difficile da tracciare. È in questo spazio ibrido che il libro e le opere in mostra condividono la stessa origine: entrambi nascono da un processo di stratificazione della memoria attraverso strumenti digitali.
«Il libro nasce dalla volontà di raccontare cosa succede alla memoria durante la terapia EMDR. Partendo dagli screenshot dei video dell’archivio Prelinger, ho costruito un archivio parallelo con l’aiuto di diverse IA, generando immagini composte da molteplici stratificazioni.»
In mostra, quelle immagini si formalizzano in due sculture: Casa degli specchi e Goodbye Fear Dreams, che con la loro verticalità, fragilità e solidità incorporano immagini incastonate in elementi dello spazio quotidiano, come le finestre dello studio. «Mi sono lasciata attraversare da questo processo senza delineare un confine preciso: come nel romanzo di Lewis Carroll Through the Looking-Glass, le immagini cambiano forma e con esse anche le regole, ampliando e ridefinendo la mia pratica.»
Dallo stesso processo nasce Home/Home/Home, modellino 3D della casa d’infanzia realizzato a partire da un’immagine fotografica della facciata, mentre il resto è stato generato dall’IA. «La trasformazione digitale è uno spazio in cui la memoria si altera, si deforma e si ricompone, lasciando emergere elementi non completamente riconoscibili, sospesi tra ricordo e invenzione.»
Frequenze e inconscio: il suono come linguaggio del corpo con Nicola Ratti e Donato Panaccio
Nella ricerca di Palena il suono non è mai decorativo né colonna sonora: è un linguaggio autonomo che agisce sul corpo del visitatore prima ancora che sulla sua percezione visiva. «Fin dagli inizi ho sentito l’esigenza di lavorare con il suono; lo percepisco come un medium più completo rispetto all’immagine. È un elemento in dialogo attivo con il corpo, capace di parlare alla parte più fisica e inconscia di noi, meno mediata e razionale rispetto all’immagine.»
In mostra questa dimensione si concretizza in due collaborazioni distinte, ciascuna con una propria logica e materialità sonora. Nicola Ratti firma le musiche del video Reprojected Movement, mentre Donato Panaccio ha prodotto il suono dell’installazione Vanishing Loud, in cui alcuni remix house/techno di Alessandro Bigazzi vengono deformati e dilatati, uniti a frequenze personali dell’artista e alla frequenza sonora della sua camera d’infanzia.
Diari, SMS e lettere d’amore: la parola come archivio visivo e sonoro
Il testo nella ricerca di Palena attraversa una rielaborazione come forma visiva e sonora prima ancora che letteraria. «Nel tempo ho catalogato numerosi archivi di elementi personali: diari d’infanzia, SMS, lettere d’amore, note, aforismi, parole dette da altri. Ogni lavoro nasce da un processo di cut-up e rielaborazione di queste tracce. Attraverso questo montaggio frammentario, la parola perde la sua funzione puramente comunicativa e diventa materiale mnemonico e percettivo, capace di attivare nuove connessioni tra memoria, esperienza e immaginazione. Il linguaggio si comporta come un archivio in continua trasformazione, in cui il senso non è mai stabile ma si ridefinisce continuamente nel passaggio tra contesti diversi.»
Il libro come opera autonoma: Things that happen inside and outside of me da Artphilein
Il volume pubblicato da Artphilein Editions, vincitore del De Pietri Artphilein Foundation Photobook Contest 2024, arriva a Milano per la prima volta in occasione della mostra, ma non ne è la documentazione: nato precedentemente, segue una traiettoria propria e indipendente.
«Il libro è una forma intima, connessa alla mia ricerca: il modo in cui raccolgo materiali, immagini, testi e processi che si stratificano nel tempo. Si costituisce come opera autonoma, con una propria temporalità e una propria grammatica, e in quanto tale sopravvive alla mostra stessa. L’autonomia non è qualcosa che ho cercato: fa parte della natura stessa del libro come forma. È come se la ricerca prendesse forma e resistesse al passare del tempo, raccogliesse frammenti del lavoro e li condensasse in un oggetto che fa parte del nostro quotidiano — più semplice, a volte, di un’opera.»
Mara Palena
Mara Palena (1988) vive e lavora a Milano. La sua ricerca si concentra su memoria, ricordo e identità, attraverso fotografia, video e suono. Rielabora materiale proveniente da archivi aperti e partecipati — come quelli degli home movies — e attinge a un archivio personale di immagini con cui da anni tiene traccia della propria vita. Il suo lavoro è stato esposto in festival, spazi e gallerie internazionali: a Milano presso Careof, Fondazione Galleria Milano, Marsèll Paradise, Nowhere Gallery, Pananti Atelier, Podbielski Contemporary e Video Sound Art; all’estero presso Loop Barcelona, Istituto Italiano di Cultura di Madrid, MOPLA di Los Angeles, Artphilein Foundation di Lugano, Guardian Art Center di Pechino, Olimpia Contemporanea e Recontemporary di Torino. L’opera Oikeiôsis ha vinto il premio Surprize 2022, promosso da Sprint e Fondazione Marcelo Burlon. Il progetto editoriale, curato e pubblicato da Witty Books nel 2023, è stato inserito da Photo España tra i 100 migliori libri pubblicati nel 2024. Nel 2024 Things that happen inside and outside of me ha vinto il De Pietri Artphilein Foundation Photobook Contest.





