
Perché Ambienta investe nell’industria europea mentre i fondi ESG rallentano
Da Tech.Emotion Summit 2026. Nino Tronchetti Provera e Ambienta: dagli impianti per il recupero dell’acqua al riciclo del PET, le tecnologie che trasformano la sostenibilità in competitività industriale
Con Ambienta, Nino Tronchetti Provera investe sulle infrastrutture invisibili della sostenibilità
Il riciclo del PET esiste da oltre vent’anni, ma nel mondo è sotto il quindici percento. L’acqua industriale può essere recuperata e riutilizzata, ma la quota riciclata resta inferiore al due percento. La tecnologia LED riduce i consumi elettrici legati all’illuminazione fino all’ottanta percento, eppure fuori dall’Europa la sua diffusione rimane limitata.
È in questi settori che si muove Ambienta, società fondata a Milano nel 2007 da Nino Tronchetti Provera, che investe in aziende che sviluppano tecnologie per ridurre i consumi energetici, l’utilizzo di acqua e l’impatto ambientale dei processi industriali: «Quando sono nato, nel 1968, l’economia mondiale valeva due trilioni di dollari. Nel 1991, l’anno della mia laurea, aveva raggiunto i venti trilioni, quando ho fondato Ambienta nel 2007 i trilioni erano diventati sessanta, oggi sono cento» racconta Provera.
A maggio 2026, pochi mesi dopo aver ricevuto il Tech Emotion Summit Award, Tronchetti Provera è intervenuto alla quinta edizione del Tech.Emotion Summit alla Triennale Milano, che è stata dedicata al tema dell’agilità. Qui ha parlato di come leggere le traiettorie emergenti e trasformarle in vantaggio competitivo: «È evidente che il pianeta non può sostenere un’economia di queste dimensioni utilizzando modelli di business tradizionali, né assorbire l’inquinamento che questa crescita genera. Non è solo un problema etico o ambientale, è un problema strutturale di domanda e offerta che trova la sua soluzione nell’industria. È l’industria che può sviluppare prodotti, tecnologie e servizi che consentano un uso efficiente delle risorse naturali e il controllo dell’inquinamento. È per questo che sin dalla sua fondazione, in Ambienta investiamo esclusivamente in società guidate da megatrend ambientali, dimostrando come applicare in modo rigoroso e scientifico la sostenibilità agli investimenti non sia solo corretto dal punto di vista ambientale, ma anche in grado di generare ritorni importanti. Oggi Ambienta conta cinque sedi in Europa e gestisce asset per oltre quattro miliardi di euro attraverso strategie di private equity, private credit e public markets».
Le industrie che riducono i consumi energetici mentre l’Europa aumenta i costi
Negli ultimi dieci anni la comunicazione ambientale si è concentrata soprattutto sul comportamento individuale: packaging riciclabili, alimentazione vegetale, mobilità urbana, carbon footprint personale. Parallelamente, la pressione sui costi industriali europei è aumentata. Dopo il 2021 il prezzo dell’energia ha inciso direttamente sulla competitività della manifattura europea, soprattutto nei settori ad alto consumo energetico. Nel 2025, secondo ACER, l’elettricità industriale nell’Unione Europea costava in media oltre il doppio rispetto agli Stati Uniti e circa il cinquanta percento in più della Cina.
Per Tronchetti Provera, la differenza tra un’azienda costruita attorno al linguaggio della sostenibilità e una che lavora realmente sulla riduzione dei consumi riguarda soprattutto i prodotti che sviluppa e il loro impatto sui processi industriali: «Per noi in Ambienta la sostenibilità non è mai stata un tema di posizionamento “green”, ma un driver industriale e di crescita. Quando valutiamo un’azienda, distinguiamo tra il come opera, senz’altro importante perché è fondamentale che sia gestita in modo consono, e il cosa fa concretamente. Per noi è soprattutto il cosa a contare: quali prodotti o servizi sviluppa e in che modo questi soddisfano meglio il mercato e contribuiscono al contempo a inquinare di meno o usare meno risorse. È questo che determina il modello di business, la crescita di lungo periodo e la capacità di creare un reale vantaggio competitivo».
Oggi Ambienta controlla più di centotrenta fabbriche nel mondo, con oltre undicimila dipendenti: «Nel tempo abbiamo costruito un portafoglio con più di cento aziende che risolvono problemi ambientali concreti: dal riciclo dell’acqua alle valvole che riducono il consumo di carburante dei trattori, dalle caldaie elettriche per rendere più efficienti i processi industriali alle vernici ad acqua che sostituiscono prodotti chimici più inquinanti, fino all’ingredientistica naturale per il food & beverage».
Perché il riciclo del PET esiste da vent’anni e continua a restare marginale nell’economia globale
Nel settore industriale europeo, il costo del recupero e della lavorazione delle materie seconde è più alto rispetto all’utilizzo di materiali vergini, soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica. A incidere sono prezzo dell’energia, qualità dei materiali recuperati, capacità degli impianti e costi logistici legati alla raccolta e alla selezione dei rifiuti industriali.
Tronchetti Provera individua qui uno dei principali scarti tra innovazione tecnica e applicazione industriale: «I settori in cui intervenire sono moltissimi. Ad esempio, sappiamo da oltre vent’anni riciclare il PET, eppure oggi nel mondo ne ricicliamo meno del quindici percento. Lo stesso vale per l’acqua: sappiamo come riciclarla, ma ricicliamo ancora meno del due percento dell’acqua che utilizziamo».
La sostituzione o l’aggiornamento di impianti industriali procede lentamente, soprattutto nei comparti dove trattamento dei materiali, gestione dei rifiuti e consumi energetici incidono direttamente sui margini produttivi. Negli ultimi anni la pressione sulle risorse naturali ha accelerato anche il dibattito europeo sulle materie prime strategiche e sulla dipendenza industriale da fornitori esterni, soprattutto nei comparti legati a energia, elettronica e chimica industriale.
Nel caso dell’acqua, il problema riguarda la disponibilità idrica per industria e agricoltura. Siccità e stress idrico stanno trasformando il riutilizzo delle acque reflue industriali in una questione legata ai costi produttivi e alla continuità delle filiere. Non a caso tra le ultime operazioni di Ambienta compare Pieco, azienda attiva nel trattamento e recupero delle acque industriali.

La sostenibilità fuori dalle campagne ESG passa da LED, vernici industriali e acque reflue
Nel 2025 oltre il novanta percento delle grandi aziende europee pubblicava report ESG o obiettivi climatici legati alla riduzione delle emissioni, anche per adeguarsi agli obblighi di rendicontazione introdotti negli ultimi anni dall’Unione Europea. Tuttavia, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, i settori industriali continuano a rappresentare circa un quarto dei consumi energetici finali dell’Unione, con chimica, metallurgia, cemento, carta e vetro tra i comparti più energivori.
Per Tronchetti Provera, permane una distanza tra racconto pubblico della sostenibilità ed economia reale: «Pensiamo alla tecnologia LED, che può ridurre dell’ottanta percento i consumi elettrici legati all’illuminazione, consumi che rappresentano circa il quindici percento del totale mondiale. Eppure, l’unico continente dove i LED hanno superato il cinquanta percento di penetrazione è l’Europa; nel resto del mondo siamo ancora sotto il venti percento».
Ambienta ha recentemente investito in Disano, società italiana specializzata in sistemi di illuminazione ad alta efficienza energetica.
Dopo il boom ESG, gli investimenti si spostano verso le manifatture sostenibili
Secondo Morningstar, il 2025 si è chiuso con ottantaquattro miliardi di dollari di deflussi globali dai fondi sostenibili, primo anno negativo per il settore da quando la società ha iniziato a monitorarlo nel 2018. In Europa, nello stesso periodo, diversi fondi ESG hanno registrato riscatti e cambiamenti di posizionamento, mentre una parte del mercato si è spostata verso investimenti legati a energia, infrastrutture industriali e manifatture sostenibili.
Per Tronchetti Provera, la sostenibilità industriale dipende dalla capacità delle aziende di lavorare su soluzioni concrete e immediatamente utilizzabili nei processi produttivi: «Siamo convinti che al di là delle mode passeggere, delle tensioni geopolitiche e dei possibili rallentamenti economici, la sostenibilità sia la più grande rivoluzione nella storia dell’economia, a patto che non si traduca in uno slogan ma nella capacità di trovare soluzioni concrete ai problemi ambientali».
Sempre secondo Morningstar, nel primo trimestre 2025 oltre trecento fondi europei hanno modificato o rimosso riferimenti ESG dalle proprie denominazioni dopo l’entrata in vigore delle linee guida ESMA contro il greenwashing, che impongono criteri più rigidi sull’utilizzo di termini come “sustainable”, “ESG” o “green” nei nomi dei fondi. Parallelamente, una parte degli investimenti industriali europei si è concentrata su tecnologie già applicabili agli impianti produttivi, con tempi di implementazione e ritorni economici più rapidi rispetto a progetti ancora lontani da una diffusione su larga scala: «Le sfide e i rischi del contesto internazionale attuale si affrontano con una visione di lungo periodo e una strategia basata sulla scienza e sull’industria. Ecco perché in Ambienta continuiamo a focalizzarci rigorosamente su soluzioni esistenti in grado di utilizzare meno risorse, ridurre l’inquinamento e migliorare l’efficienza, e non su tecnologie nuove o non testate che hanno tempi lunghi e risultati incerti».
Secondo Tronchetti Provera, la competitività industriale futura dipenderà sempre più dalla capacità delle aziende di contenere consumi energetici, utilizzo di acqua e pressione sulle materie prime: «Di queste soluzioni già esistenti ve ne sono moltissime e i campioni ambientali crescono perché, in un mondo in cui la domanda di risorse e la pressione sull’ambiente continuano ad aumentare, le aziende che riescono a fare meglio utilizzando meno risorse e riducendo l’inquinamento guadagnano competitività e quote di mercato nel lungo termine».
Ambienta dichiara oggi una crescita media annua del dieci percento nei propri portafogli di private equity, private credit e public equity: «Tutti i nostri portafogli registrano tassi di crescita tre volte superiori alla media dell’economia mondiale e si tratta di aziende che hanno una redditività media netta del venti percento».
Debora Vitulano
