SEBASTIANO MAURI
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Lezioni di umanità: imparando dagli indigeni dell’Amazzonia, e dalle formiche

La nuova terra nasce quando tutto sembra perduto: «Le crisi, le perdite sono spesso il sentore di un cambiamento. È il momento di un salto evolutivo» – il nuovo romanzo di Sebastiano Mauri

Occorre ‘pensarsi collettivamente’, sostiene Sebastiano Mauri. «In una visione di democratizzazione e livellamento dell’impatto pro capite, un europeo dovrebbe abbassare le sue emissioni e il suo consumo giornaliero del 75%, un americano del 90%. Siamo noi – a livello personale, nazionale, governativo, che non riusciamo a intavolare questa discussione. Quando finisce sott’acqua un formicaio, le formiche si raggruppano in una palla e iniziano a correre nella stessa direzione. Così facendo, ognuna passa metà del tempo sott’acqua e metà sopra. Non è piacevole il tempo passato sotto, ma non è mai abbastanza lungo da affogare. È solo così che al primo appiglio si salvano tutte»

Quando lo studente è pronto, il maestro arriva, recita un proverbio zen. Lo scopre sulla propria pelle Leone Amodeo, protagonista dell’ultimo romanzo – uscito per Guanda il 4 marzo 2021 – di Sebastiano Mauri dal titolo La nuova terra. Con l’autore, il personaggio condivide l’apprendistato accanto ai curanderos sudamericani. Si incontrano donne e uomini indigeni che condividono un legame con la terra ai più sconosciuto – paiono esserne un’estensione, una prolungazione. Poche decine di migliaia di esseri umani che conservano la chiave del giardino dell’Eden, grazie al quale gli altri sette miliardi possono ancora respirare. Il cuore del romanzo sono coloro che, tra le popolazioni indigene amazzoniche, resistono all’imposizione delle colture produttive occidentali, che vogliono sostituire alla foresta pascoli per bovini e campi per il mais

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Le credenza ataviche che persistono negli artefatti del Sudamerica

Gli sciamani proteggono le piante curative. L’ayahuasca, chiamata anche ‘liana degli spiriti’, è una specie le cui foglie, sottoposte a un processo di infusione, inducono a uno stato alterato di coscienza considerato terapeutico – parte di un percorso spirituale e di purificazione praticato nei territori a cavallo di Perù, Bolivia, Brasile ed Ecuador. In Occidente la si guarda con diffidenza, è associata allo sballo esotico. In queste zone è una medicina: sciamani e curanderos spiegano che agisce sul DMT, la molecola che dà forma ai nostri sogni. Mette in contatto con il guardiano della soglia della coscienza. Basti pensare che l’azione di questa molecola la sperimentiamo naturalmente, nel corso della vita, in tre momenti specifici: il sonno, la morte, la nascita. 

Per Sebastiano Mauri il romanzo è il mezzo che gli consente di scattare una fotografia della attuale situazione ambientale, sperando in un cambiamento. «La catastrofe climatica è già avviata. Non serve aggressività, né far leva sul senso di colpa». Gli inviti li conosciamo già: impattare il meno possibile sull’ambiente, eliminando sprechi di plastica, acquistando a chilometro zero, spostandosi senza inquinare. Secondo quanto ciascuno può, ma senza rallentare. Daqqa – diciotto milioni di abitanti quasi tutti al di sotto della soglia di povertà – è vicina a finire sott’acqua. I suoi abitanti non sanno dove andare – così come non lo sanno i dodici milioni di Jakarta, pronti a spostare la propria capitale in una nuova sede. 

Pensarsi come specie, e come tale tendere alla salvezza collettiva. Ecco la lezione che Leone Amodeo impara dalla popolazione di indigeni che deciderà di impegnarsi a salvare: gli Shipibo Conibo, «la cui sopravvivenza è legata a quella della natura e alla nostra». Attraverso loro ascolta la voce della Pachamama. È un canto sacro che accompagna il viaggio spirituale dei pasejeros – i partecipanti a cerimonie che mescolano sogni, visioni e sensazioni, colori, suoni. 

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L’ayahuasca o ‘liana degli spiriti’: una specie le cui foglie hanno valore terapeutico

Il protagonista sperimenta un viaggio che riflette il cammino dell’umanità nell’anno appena concluso. Si possono vedere le cose in modo diverso, ora, spiega Mauri. La nuova terra nasce quando tutto sembra perduto. «Le crisi, le perdite sono spesso il sentore di un cambiamento. È il momento di un salto evolutivo». I testi sacri Aztechi segnano nell’anno appena concluso la nascita di quel che dà il titolo al libro: «Un nuovo ciclo. La nuova terra è più raccomandabile di quella vissuta finora. Dovrebbe raggiungere equilibri che adesso non esistono». Ci sarà una consapevole della reciproca ‘ecodipendenza’: l’appartenenza di tutti a un ecosistema globale e a tanti ecosistemi più limitati – da cui scardinare i comportamenti che hanno scaturito la crisi ambientale. È quest’ultima la rappresentazione e la conseguenza di tutti i mali che ci affliggono.

La natura – archetipo femminile – è vittima del maschilismo e della mascolinità tossica: «Ogni volta che si verifica un intervento aggressivo sulla natura si parla di mascolinizzazione del territorio. La natura è una donna vista dal ‘maschio’: macchina genetica riproduttiva, da proteggere a parole ma nei fatti da sfruttare, usare e sempre da tenere sotto il proprio dominio. In un unico atto si soggiogano la donna, la Dea Madre e la natura». Un atteggiamento che ha reso anche gli uomini «inadatti alla vita», facendone il potenziale strumento di una violenza che attacca ogni caratteristica di ciascuno: nazionalità, classe sociale. Il viaggio di Leone Amodeo verso la nuova terra è un viaggio a liberare il proprio femminile, a sanare la più profonda delle ferite: la mutilazione del proprio sé.

Alla fine di queste pagine, ogni lettore è stato Leone Amodeo. Italoargentino, ha vissuto a Buenos Aires, lavorato per la tv, ed è stato innamorato di un uomo cui lo lega una relazione stanca. È abituato a lasciare agli altri il compito di condurre la sua vita. Anche con la cugina Nur, quando lo convince a raggiungerla nel cuore dell’Amazzonia peruviana, a contatto con la natura e con il sapere delle curandere. Tra le pagine, è la voce della madre Terra a consegnare all’alter ego una missione: portare la sua voce fuori, oltre il confine della foresta – ormai sempre più stretto. La voce di Leone, gli ripete la Madre terra – deve unirsi a quella di chi ancora sa vivere in armonia con l’ecosistema. Non c’è più tempo, resta la speranza. «Il mondo non finisce. Quello che deve finire è il capitalismo, il colonialismo, il patriarcato, il progressismo, l’obbligatorietà alla crescita che ci raccontano come dogma economico». Rinascere, racconta Leone Amodeo, forse non è altro che un consiglio da prendere alla lettera. Tornare indietro. Tornare a quella vita che prima di noi è stata già vissuta, senza i traumi che oggi suscita a noi. Imparare dagli indigeni l’infutisu. Armonia ed equilibrio.

IMMAGINI

Sebastiano Mauri, La Nuova Terra, Guanda

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