
L’imperfezione non è decorativa. McIntosh tra Napoli e Milano
Robbie McIntosh, fotografo documentarista tra Napoli e Milano, racconta Champion Youth: una crew skate, la fotografia analogica con Leica M., e la differenza tra una città epidermica e una verticale
Champion Youth e Robbie McIntosh: fotografia analogica e skate culture a Milano
Lavorare con un brand come Champion solleva una domanda che McIntosh affronta senza atteggiamenti diplomatici. “Il pericolo inizia quando la realtà diventa una richiesta estetica invece che una conseguenza umana. Oggi molti brand chiedono “imperfezione” come nuovo linguaggio pubblicitario. L’imperfezione vera non è decorativa”.
Robbie McIntosh è nato con un cognome scozzese e cresciuto a Napoli, dove vive e lavora ancora oggi. I genitori lo hanno portato lì da piccolo; la città lo ha tenuto. Da autodidatta, ha sviluppato un metodo di lavoro basato sulla prossimità fisica: Leica M, pellicola, focali da 28 e 35mm, corpi vicini. Champion lo ha scelto per aprire Champion Youth: A Study of Expression, campagna costruita intorno alla cultura giovanile europea. Il primo capitolo è ambientato a Milano, con una crew skate locale.
La distinzione tra immagine vera e immagine falsa non passa dalla tecnica o dalla spontaneità apparente: «Anche un’immagine costruita può essere vera. Una fotografia diventa falsa quando tradisce l’energia reale delle persone che contiene. Quando le usa invece di ascoltarle». È una posizione che porta con sé Napoli come bussola etica. «Napoli ti costringe a prendere posizione. Non puoi restare sospeso sopra le cose. O accetti di sporcarti emotivamente oppure resti un turista dello sguardo. Io non voglio essere un turista».
Napoli, Milano e corpi reali: la fotografia urbana di Robbie McIntosh
McIntosh ha seguito una crew skate milanese nel suo habitat — strade, muri, asfalto — cercando non il salto spettacolare, ma quello che succede intorno. L’attesa. La sigaretta. Lo sguardo verso il vuoto che pesa quanto un trick riuscito. «Mi interessava capire chi attraversa la città, chi riesce a respirarla, chi viene espulso e chi riesce a lasciare un segno sul cemento».
Dietro le immagini c’è un immaginario: «Ratataplan. Il primo Scorsese. Abel Ferrara. Quel senso di giovinezza sporca, romantica, non ancora addomesticata». Poi cita Asbury Park, il New Jersey, Springsteen. Periferie americane che abitano l’occhio di un fotografo napoletano mentre lavora nell’hinterland milanese.

On The Beach: Robbie McIntosh tra fotografia sociale e imperfezione umana
Il confronto tra le due città è uno degli assi portanti della sua visione. «Napoli è epidermica. I corpi stanno addosso al mondo. Milano invece la sento più verticale, più compressa, più costruita sul controllo. Anche il desiderio sembra più trattenuto».
Non è soltanto una questione di clima o architettura: è corporea. A Napoli il corpo si abbandona — alla pietra, al sole, alla vicinanza degli altri. A Milano misura le distanze, calibra le superfici. McIntosh aggiunge una nota personale e inaspettata: «A Milano forse mi sono avvicinato meno fisicamente, ma emotivamente no. Anzi. In certi momenti sentivo una malinconia molto forte sotto la superficie. Una specie di solitudine elettrica». La città, in entrambi i casi, diventa una domanda sul diritto di presenza.
Leica, pellicola e prossimità fisica: il metodo fotografico di Robbie McIntosh
Per capire McIntosh occorre conoscere On The Beach, il progetto che lo ha portato al riconoscimento internazionale. Nato nel 2012 sulle spiagge pubbliche di Napoli e dintorni, è confluito nel 2024 in un libro che raccoglie pensionati, adolescenti, famiglie, turisti, solitari. La spiaggia come scena sociale: il mare spesso è fuori campo, mentre al centro c’è la pelle, il peso, il costume, il cemento.
«Viviamo in un momento in cui tutto viene ottimizzato: i corpi, le emozioni, persino le facce», dice. «Io sono attratto da ciò che sfugge al controllo. Un corpo stanco. Una sigaretta fumata male. Un ragazzo che guarda nel vuoto. Una pelle imperfetta sotto il sole».
Il confronto con Martin Parr è possibile ma McIntosh lavora su un registro diverso. La satira arretra. On The Beach è arrivato alla quarta edizione. Nel 2024, Scampia Anno Zero ha vinto il Premio Corigliano Calabro.
Champion Youth: youth culture europea e fotografia documentaria contemporanea
McIntosh fotografa con Leica M, pellicola, focali da 28 e 35mm. Strumenti che impongono prossimità fisica e selezione: non si può sparare a raffica, non si può stare sopra la scena. «Il rullino impone una responsabilità diversa. Ti obbliga a stare dentro il tempo invece che sopra il tempo. L’analogico per me non è feticismo. È ritmo, rischio».








