VERTICAL FARMING. AGRICOLA MODERNA
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Vertical Farming a Milano – positività per l’agricoltura in città per prodotto in foglia

Emissioni ridotte, meno 95% di acqua consumata e vendita di prossimità: l’esperienza di Agricola Moderna a Milano vuole essere un esempio di alternativa alla coltivazione tradizionale

Agricola Moderna è una Fattoria Verticale che si trova a Melzo, in provincia di Milano. Al suo interno vengono prodotti baby leaf – ortaggi a foglia raccolti a uno stadio giovane con un metodo a basso impatto ambientale. Agricola Moderna nasce nel 2018, dall’idea di Pierluigi Giuliani – esperienze nell’ambito del food and beverage – e Benjamin Franchetti – Phd in ingegneria energetica. Insieme hanno avviato il progetto partendo da un piccolo laboratorio di ricerca in Via Col di Lana, in zona Navigli a Milano. Poi il trasferimento a Melzo, con l’apertura del nuovo stabilimento produttivo con una superficie di 1500 m². La produzione ammonta a 500kg a settimana di insalata di vari tipi, dal lattughino allo spinacino, al Red mustard alla Senape wasabina.

Il modello verticale è un’alternativa all’agricoltura tradizionale. Con Vertical farming si intende un tipo di coltivazione fuori suolo, che può essere di tre tipi: idroponica, in cui le radici delle piante sono immerse in una soluzione con dei nutrienti (sali minerali, ferro); aeroponica, in cui i nutrienti sono spruzzati/vaporizzati direttamente sulle radici delle piante; mentre con acquaponica, si intende un metodo di coltivazione non necessariamente verticale in cui la crescita delle piantine è affiancata all’allevamento di pesci, i quali rilasciano sostanze di scarto che fungono da nutrienti. Le vertical farms utilizzano il 95% di acqua in meno rispetto alle coltivazioni tradizionali e hanno un rendimento superiore a quello di un raccolto per metro quadrato. I sistemi di coltivazione di questo tipo forniscono solo il giusto quantitativo di acqua e nutrienti di cui le piante hanno bisogno. Temperatura e umidità sono sempre tenute sotto controllo per assicurare le condizioni di crescita a ogni piantina, proteggendole dai fattori esterni, come sbalzi di temperatura o agenti atmosferici. Non si utilizzano pesticidi, fertilizzanti o erbicidi e si produce un inquinamento idrico pari a zero. Le vertical farm si pongono l’obiettivo di riportare l’agricoltura in città, diventando uno strumento per restituire spazio a quelle attività che prima venivano svolte in prossimità dei centri abitati e che progressivamente sono state divorate dall’avanzamento degli edifici e dall’urbanizzazione.

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La raccolta: dopo circa venti giorni dalla crescita nelle celle, gli agronomi procedono con la raccolta dell’insalata. Immagine Agricola Moderna

«Utilizziamo un metodo idroponico – spiega Pierluigi Giuliani –, la tecnica nello specifico si chiama ‘flusso e riflusso’ e coltiviamo in un ambiente controllato. All’interno delle celle noi monitoriamo il flusso dell’aria, l’umidità, la temperatura e la Co2. Tutti i fattori necessari per controllare il clima adatto per le piante. Oltre a questo utilizziamo led appositi, che forniscono alle piantine le giuste lunghezze d’onda per avviare il processo di fotosintesi. Utilizzando questo tipo di tecnica, riusciamo a ottenere un prodotto di una qualità molto più elevata: i sapori sono più forti, le foglie mantengono una maggiore croccantezza e conservano tutte le proprietà organolettiche anche dopo il confezionamento. Non utilizziamo fitofarmaci, quindi i prodotti rimangono puliti». 

Secondo le Nazioni Unite, il 30% del cibo che produciamo viene buttato ogni anno. Il 70% dell’acqua che consumiamo viene impiegata nell’agricoltura e il 30% dei nostri campi sono “consumati” dall’abuso di agricoltura intensiva. Circa un quarto della produzione complessiva mondiale di Co2 deriva dall’agricoltura e in diversi paesi questa rappresenta la prima causa di inquinamento idrico. In aggiunta, i prodotti agricoli possono viaggiare anche centinaia di chilometri per giungere a destinazione. «Consegniamo vicino alla nostra produzione, serviamo in un raggio massimo di 20km – continua Giuliani – la nostra zona di riferimento è Milano, o al massimo in Lombardia». La distribuzione avviene principalmente attraverso due canali: i supermercati Carrefour e Cortilia, il delivery a km 0.

Questo tipo di attività prevede un investimento iniziale per la creazione degli impianti, ma il risparmio sul fronte dei consumi permette col tempo di bilanciare la spesa. «Il vertical farming avrà un ruolo nell’agricoltura del futuro soprattutto per alcune coltivazioni, ma c’è ancora della strada da fare», spiega Giuliani. «La produzione è maggiore rispetto a un tipo di agricoltura ‘tradizionale’ e oggi il consumatore è attento ad avere in tavola un prodotto di buona qualità sia dal punto di vista organolettico, sia per il rispetto per l’ambiente. Ad oggi l’agricoltura convezionale spesso ha dei problemi di sostenibilità e qualità che devono essere risolti ». Complice il fatto che la serra verticale riesce a proteggere le coltivazioni da qualsiasi influsso climatico esterno, la produttività è decisamente superiore a quella dell’agricoltura tradizionale e i cicli sono più brevi. «Se la raccolta mediamente avviene ogni 25-30 giorni in estate, e in inverno ogni 60 giorni noi raccogliamo ogni 18-19 giorni. Riusciamo a produrre dalle due volte e mezzo alle tre volte in più per metro quadro, e possiamo moltiplicarlo per otto/dieci livelli in verticale».

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Agricola moderna utilizza il metodo idroponico in cui viene controllato il flusso dell’aria. Immagine Lampoon Lab

Un report di Barclays pubblicato il 4 aprile 2020 riporta: Le vertical farms potrebbero capitalizzare complessivamente 50 miliardi di dollari sul mercato a livello globale poiché possono coltivare prodotti più gustosi su scala, senza ricorrere alle pratiche agricole convenzionali, che incidono sul cambiamento climatico, e possono garantire un approvvigionamento di alimenti freschi a livello locale. Secondo la ricerca condotta dalla società di investimenti, il periodo post-Covid potrebbe risultare un momento propizio per gli investimenti e per una crescita di coltivazioni verticali: da un lato infatti il vertical farming potrebbe essere esplorato come risposta alla scarsità di verdura fresca (a causa dei rallentamenti nei trasporti e ai lockdown) e apprezzato per la sua capacità di accorciare la catena di approvvigionamento del cibo. Dall’altro, la maggiore attenzione della popolazione nei confronti dell’ambiente potrebbe orientare la scelta dei coltivatori e dei consumatori verso il vertical farming. «Tutto il processo – spiega Giuliani – avviene all’interno della nostra sede: dalla semina, alla crescita al taglio al confezionamento. Ogni giorno tagliamo e ogni giorno consegniamo quello che tagliamo. Sette persone si occupano dei processi di semina e raccolta. I prodotti oggi piacciono. Inizialmente temevamo che un tipo di coltivazione del genere potesse spaventare il consumatore, cosa che oggi non abbiamo riscontrato. Il consumatore capisce la qualità organolettica e tutto il processo di ricerca che c’è dietro al prodotto ed è incentivato a provarlo – soprattutto le nuove generazioni. Tutto questo è accompagnato da un processo di ricerca e sviluppo: c’è ancora lavoro da fare anche per arrivare in futuro a coltivare delle varietà che non siano solo quelle a foglia».

Uno delle criticità di questo sistema di coltivazione è quello del consumo energetico: il vertical farming richiede infatti per l’illuminazione, il sistema di condizionamento dell’aria, automazione e robotica. Nella maggior parte dei casi, si appoggia ancora a fonti fossili. Tuttavia, sempre secondo Barclays, l’aspettativa è che i sistemi di illuminazione a Led siano più efficienti del 70% entro il 2030 e che queste aziende agricole, nella misura in cui possano attingere a fonti di energia rinnovabile, riescano a essere negative in termini di emissioni di anidride carbonica. «Stiamo lavorando per rendere la struttura e le strutture sostenibili. Intendiamo arrivare ad appoggiarci del tutto a fonti di energia rinnovabile nel prossimo futuro».

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