Dermophisiologique

B Corp nel Beauty: come e quanto è realistico? il modello Dermophisiologique

Dalla formulazione alla supply chain, ogni scelta deve essere tracciabile e verificabile: Dermophisiologique, è una tra le prime B Corp italiane, svela come lavora un’azienda certificata

Dermophisiologique: come diventa B Corp un’azienda beauty

Nel beauty la sostenibilità la ritroviamo sulle confezioni, nei claim, sui canali digitali. Naturale, clean, refill, vegan, etico sono termini entrati nel vocabolario commerciale del settore. Il prodotto arriva sul mercato con una promessa, che deve essere sostenuta da una struttura per non ridursi a greenwashing.

Il modello B Corp nasce per verificare se quella promessa corrisponde ai processi reali dell’azienda. B Lab — organizzazione internazionale senza scopo di lucro — lo introduce nel 2006 con l’obiettivo di valutare l’impresa nel suo insieme. Nel 2025 le aziende certificate superano quota ottomila, presenti in oltre novanta Paesi e più di centosessanta settori. 

L’italiana Dermophisiologique, certificata B Corp dal 2015, rappresenta un caso studio. «Significa chiedersi dove finirà quel prodotto, che tipo di impronta lascerà», spiegano Loretta Pizio, amministratrice delegata, e Ambra Carolina Redaelli, direttrice Ricerca e Sviluppo. L’adesione al modello non nasce da una riorganizzazione ex novo, ma da un impianto strutturato: Abbiamo presentato  i nostri documenti, perché nel nostro modo di lavorare era già insito questo tipo di rispetto».

Nel laboratorio Dermophisiologique: come si testano formule e prodotti cosmetici

Retinolo, vitamina C, peptidi, niacinamide e acido ialuronico sono tra i principi attivi oggi più reclamizzati, anche quando presenti in quantità minime, eppure «l’eccipiente è ciò che arriva davvero sulla pelle, che permette agli attivi di funzionare, che determina la texture e la risposta». Nel modello B Corp, dove ogni scelta deve essere tracciabile e verificabile, anche la formulazione cosmetica si sposta oltre il marketing del “pulito”: «Per noi un cosmetico è pulito se è dermoaffine, ovvero se è riconosciuto dalla pelle».

Dermophisiologique parte dall’analisi dermatologica dell’inestetismo e prosegue con selezione degli attivi, formulazione, industrializzazione e validazione. validazione: «Guardiamo qual è la sede del problema, quali sono le cause anatomiche e fisiologiche, e da lì costruiamo la risposta». In quanto B Corp, deve effettuare una serie di test. Innanzitutto, il challenge test microbiologico, o preservative efficacy test, che verifica la capacità del sistema conservante di controllare microrganismi inoculati intenzionalmente nel prodotto. Se la formula non supera il test, la conservazione va riprogettata.

A questo si aggiungono i test di stabilità che comprendono studi di shelf life a temperatura ambiente e prove accelerate. I cicli freeze-thaw simulano passaggi ripetuti tra caldo e freddo per individuare instabilità dell’emulsione; la centrifuga accelera la separazione di fase e consente di leggere criticità fisiche in tempi ridotti.

Nel caso delle emulsioni O/W (oil in water) e W/O (water in oil), la tenuta dipende dal sistema emulsionante, dalla viscosità, dal taglio produttivo, dalla temperatura di lavorazione e dall’interazione con elettroliti o attivi. Quando un’emulsione si rompe, il prodotto può perdere uniformità, con effetti su qualità, resi e spreco industriale.

Un altro parametro che si osserva è la variazione del pH nel tempo, che incide su conservazione, tollerabilità e performance di alcuni attivi. Un pH instabile può compromettere anche una formula inizialmente conforme. Per verificare la sicurezza cutanea si utilizzano patch test, HRIPT (Human Repeat Insult Patch Test), test d’uso supervisionati e controlli nickel tested.

Le prove di efficacia richiedono invece misurazioni strumentali. L’idratazione viene rilevata con il corneometro, la perdita d’acqua transepidermica con il TEWL meter, l’elasticità con la cutometria, mentre imaging fotografico e profilometria vengono utilizzati per rughe e texture: «Per valutare gli effetti sulle rughe servono almeno quarantacinque giorni». 

B Corp vs Società Benefit: due modelli diversi di impresa 

La Sostenibilità è dichiarata su due livelli distinti: nella struttura societaria e nei processi operativi. Da qui nasce la distinzione tra B Corp e Società Benefit. La certificazione B Corp riguarda il piano gestionale e organizzativo: valuta procedure, responsabilità interne, impatti misurati e capacità di miglioramento continuo. La Società Benefit interviene sul piano giuridico: inserisce nello statuto finalità di beneficio comune e richiede una rendicontazione periodica sugli obiettivi perseguiti. I due modelli possono coesistere nella stessa impresa e lavorare in sinergia: lo statuto definisce il perimetro dell’impegno e la certificazione ne osserva l’applicazione.

Il sistema B Corp è cambiato nel tempo. I nuovi standard B Lab superano la logica del solo punteggio aggregato e introducono una struttura articolata su tre livelli. I Foundation Requirements, che costituiscono la base comune richiesta a tutte le aziende, consistono in: conformità normativa, trasparenza minima, idoneità del modello di business, adesione formale alla missione e assenza di pratiche incompatibili con il framework. I Risk Standards aggiungono requisiti specifici per imprese esposte a criticità maggiori legate al settore operativo, alla geografia o alla complessità della supply chain. Gli Impact Topic Requirements entrano nei singoli ambiti di performance: Governance, Climate Action, Human Rights, Fair Work, JEDI, Circularity & Environmental Stewardship, Government Affairs & Collective Action.

Materie prime naturali e filiera: come si misura la reputazione delle aziende beauty

Nel beauty il marketing insiste sulle materie prime naturali, presentate come garanzia di sostenibilità. Nei criteri richiesti a una B Corp queste da sole non bastano: vengono considerati origine documentata della materia prima, costanza qualitativa tra lotti, sistemi di controllo del fornitore, continuità di approvvigionamento, compatibilità con la formula, gestione del trasporto e tracciabilità dei passaggi di filiera.

Queste verifiche riguardano anche il comportamento tecnico delle sostanze una volta entrate in formula. Nel caso degli oli vegetali, per esempio, conta l’ossidazione, ovvero la reazione tra i lipidi e l’ossigeno favorita da luce, calore e contatto con l’aria. Quando il processo avanza possono comparire variazioni di odore, colore e stabilità, con effetti sulla formula. Per limitare questo fenomeno si impiegano antiossidanti, contenitori che riducono l’esposizione all’aria e alla luce, rotazione delle scorte e controlli periodici sui lotti. Gli estratti botanici richiedono standardizzazione: stagionalità, area di coltivazione e metodo estrattivo possono modificare concentrazione e profilo dei composti presenti. Burri vegetali e cere naturali incidono su fusione, struttura e consistenza della formula, con effetti diretti sia sulla texture sia sulla produzione.

I nuovi standard B Lab dedicati ai diritti umani richiedono controlli sui fornitori, individuazione dei rischi più rilevanti nella catena di approvvigionamento, verifiche periodiche sulle condizioni di lavoro, procedure correttive quando emergono criticità e canali di reclamo accessibili ai lavoratori coinvolti nella filiera.

Nel beauty ciò implica verificare la provenienza di oli, attivi botanici, tensioattivi derivati, packaging primario, componentistica, terzisti e logistica. Significa chiedere schede tecniche aggiornate, certificazioni disponibili, audit documentali, continuità qualitativa, condizioni di lavoro minime: «Non basta sapere cosa compri, devi sapere da dove arriva.

Climate Action nel beauty: come si calcolano le emissioni di impresa

I nuovi standard B Lab introducono requisiti climatici progressivi in base alla dimensione aziendale. Tra gli adempimenti previsti rientra la redazione periodica di un inventario dei gas serra, cioè la misurazione delle emissioni generate direttamente o indirettamente dall’attività aziendale, che si distinguono in Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Nel beauty, la categoria 1 comprende le emissioni dirette generate da caldaie, generatori termici, flotte aziendali e perdite di gas refrigeranti. La categoria 2 riguarda l’elettricità acquistata per laboratori, uffici, impianti produttivi, climatizzazione e linee di riempimento. Nella categoria 3 rientrano la produzione delle materie prime, il packaging, il trasporto in entrata e in uscita, gli spostamenti casa-lavoro del personale, le trasferte professionali, l’uso del prodotto da parte del consumatore e il fine vita del packaging.

Nel beauty la gestione delle risorse ridefinisce la produzione cosmetica

L’acqua non è solo un ingrediente: entra nel lavaggio degli impianti, accompagna diverse fasi di lavorazione e incide sui consumi energetici necessari a climatizzazione e servizi tecnici. Per uno stabilimento situato in aree soggette a stress idrico la continuità produttiva è quindi legata alla disponibilità della risorsa e al rapporto col territorio.

La misurazione degli sprechi tocca anche i materiali impiegati nel packaging. Ridurre l’impiego di plastica vergine o aumentare la quota di materiale riciclato è uno degli obiettivi del settore, ma ogni scelta deve confrontarsi con la compatibilità tra contenitore e formula: «Oggi non siamo ancora in grado di usare plastica riciclata per le formulazioni lipidiche». Alcune plastiche possono sviluppare microfratture a contatto con solventi o tensioattivi, possono verificarsi passaggi di sostanze tra parete e prodotto, oppure una permeabilità elevata all’ossigeno o alle fragranze può modificare la formula nel tempo.

A questo si aggiunge un ulteriore livello legato alla progettazione del fine vita: «Se utilizzo materiali diversi, il consumatore deve poter separare. Altrimenti tutto finisce nell’indifferenziato e il lavoro fatto prima perde senso».

B Lab introduce il lavoro equo tra i criteri per valutare una B Corp

I nuovi standard B Lab includono il lavoro equo (fair work). Oltre al rispettare gli obblighi contrattuali, una B Corp è tenuta ad ascoltare i dipendenti, raccogliere segnalazioni in forma anonima, valutare la qualità dell’ambiente di lavoro, garantire equità retributiva e documentare nel tempo i miglioramenti introdotti.

Accanto alla dimensione interna, la valutazione considera anche il rapporto tra impresa e tessuto sociale. Dermophisiologique sostiene APEO, associazione che forma estetiste a lavorare con persone in terapia oncologica, per cui ha sviluppato la linea On Therapy, utilizzata in contesti clinici: «Viene resa accessibile anche a chi non se la può permettere». Inoltre, porta avanti attività educative e formative in Congo: «La formazione diventa un modo per restituire, per dare la possibilità di costruire qualcosa lì».

Nei nuovi criteri B Lab rientra anche l’area dedicata ai rapporti istituzionali e all’azione collettiva, che comprende trasparenza delle posizioni pubbliche, collaborazione tra attori economici e pratiche fiscali responsabili. Dermophisiologique fa parte della B Beauty Coalition, una rete di imprese certificate B Corp che lavora su packaging e catena di approvvigionamento: «Non ci consideriamo concorrenti, ma lavoriamo in interdipendenza».

Debora Vitulano

Dermophisiologique
Dermophisiologique – Osmoderm, Osmotic cream