
Piano City Milano 2026 all’ex Caserma Mameli: tre concerti e cantiere aperto
Dopo oltre quindici anni di abbandono, l’ex complesso militare tra Niguarda e Bicocca torna accessibile mentre prosegue la bonifica del futuro quartiere urbano di Milano nord
Sabato 16 maggio 2026, Piano City Milano — il festival diffuso che ogni anno porta il pianoforte in tutta la città — organizza tre concerti nella piazza pedonale di Viale Suzzani 96-98, davanti all’ingresso del cantiere dell’ex Caserma Mameli, a Niguarda. Un’area in fase di bonifica dall’autunno 2025, nel mezzo di una delle trasformazioni urbanistiche più rilevanti del nord Milano. Sul palco si esibiranno Arturo Stàlteri, Edoardo Vilella e i Genesis di Marco Bottazzi. Durante la giornata sarà possibile visitare parte del cantiere. Area Mameli è partner del festival per questa edizione.
L’appuntamento è uno dei 250 concerti della sedicesima edizione del festival, in programma dal 15 al 17 maggio in oltre 140 luoghi della città. Un piccolo dettaglio nel programma complessivo, che però racconta qualcosa di più: la storia di uno spazio che ha attraversato un secolo di Italia e che oggi, mentre i cantieri lavorano tra le mura, si apre per la prima volta a un uso civile.
Piano City e i luoghi che cambiano
Piano City Milano esiste dal 2011, anno in cui la città stava già iniziando la sua trasformazione degli ultimi decenni. In quindici edizioni, il festival ha portato il pianoforte in 130 luoghi diversi ogni anno: teatri, cortili, musei, case private, ospedali, carceri, centri di accoglienza. Ha aperto spazi che di solito restano chiusi, ha suonato all’alba davanti al Duomo e a mezzanotte nei navigli.
Una delle sue vocazioni più riconoscibili è quella di presidiare i luoghi della trasformazione urbana, di portare la musica dove la città è ancora in divenire. Non come inaugurazione celebrativa, ma come atto di presenza: siamo qui, questo posto esiste, merita attenzione anche mentre cambia.
Una caserma, un reggimento, un pezzo di storia d’Italia
La Caserma “Goffredo Mameli” — intitolata al poeta patriota autore delle parole dell’Inno Nazionale — sorge su un’area di oltre 100.000 metri quadrati tra Niguarda e Bicocca, nel quadrante nord-est di Milano. Per decenni è stata la casa del 3° Reggimento Bersaglieri, storicamente considerato il reggimento più decorato dell’intero Esercito Italiano: il suo motto, Maiora viribus audere (“Osare cose più grandi delle proprie forze”), racconta molto di quel che i suoi soldati hanno attraversato.
Il Reggimento nasce nel 1861, l’anno dell’Unità d’Italia, e la sua Bandiera di Guerra porta cuciti sopra i segni di quasi ogni conflitto in cui il Paese sia stato coinvolto: dalla presa di Porta Pia nel 1870 alla terza guerra d’indipendenza a Borgo Levico, dalla Grande Guerra — dove si distinse conquistando il Monte Sei Busi e quota 85 di Monfalcone — alle campagne coloniali. Ma è sul fronte russo, durante la Seconda Guerra Mondiale, che il Terzo Bersaglieri scrive le sue pagine più tragiche.
Partito da Milano nel luglio 1941 con il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), il Reggimento supera il Dnepr e il Donetz, conquista Stalino, poi raggiunge il Don nell’estate del 1942. Il 25 dicembre 1941 — il giorno di Natale — i sovietici lanciano un’offensiva che investe il Terzo in pieno: un battaglione resta accerchiato per dieci ore prima di riuscire a ritirarsi. Il comandante, il colonnello Aminto Caretto — leggendario “papà” dei suoi soldati — morirà per cancrena nell’agosto del 1942 dopo aver rifiutato il ricovero pur di restare vicino ai suoi uomini. La sua ultima battaglia resta quella di Meskov, sul Don, nel dicembre 1942, dove il Reggimento, ridotto all’osso, sacrifica la maggior parte dei suoi soldati per consentire il ripiegamento generale.
Nel dopoguerra il Terzo Reggimento viene ricostituito e, nel 1963, torna stabilmente a Milano nella Caserma Mameli di viale Suzzani. Ci resterà quasi mezzo secolo. Il 16 novembre 1963, i bersaglieri arrivano in caserma attraversando la città sui camion militari dalla piazza del Duomo: un corteo in tuta mimetica nel cuore borghese di Milano. Nei cortili interni della Mameli si terranno per decenni cerimonie, commemorazioni, adunate. I reduci della campagna di Russia si ritrovano qui ogni anno, con la fanfara dei bersaglieri che risuona tra le casermette.
Il 30 novembre 2009 la caserma chiude i battenti. Il Reggimento viene trasferito a Capo Teulada, in Sardegna, nell’ambito di una vasta ristrutturazione dell’Esercito Italiano. Milano perde così uno dei suoi presidi militari storici. Inizia il lungo sonno dell’abbandono.

Ex Caserma Mameli: Quindici anni di vuoto, e poi il progetto
Dopo la chiusura, l’area di viale Suzzani 125 rimane inaccessibile e in stato di degrado per oltre un decennio. Non è un’eccezione: in tutta Italia le ex caserme dismesse sono diventate uno dei problemi più visibili e simbolici della difficoltà dello Stato nel gestire il proprio patrimonio immobiliare. Qualche albero spontaneo cresciuto tra i padiglioni, la storica torretta di guardia all’ingresso, le “casermette” lungo via Gregorovius con le loro facciate che resistono al tempo.
Il primo tentativo concreto di pianificare il futuro risale al 2016, con un masterplan firmato dallo studio Onsitestudio degli architetti Giancarlo Floridi e Angelo Lunati. Passeranno ancora anni prima che le cose si muovano. Il 13 ottobre 2021, la Giunta comunale di Milano approva il Piano Attuativo dell’ex Caserma Mameli: è il primo atto concreto della nuova amministrazione in materia urbanistica, quasi un segnale di intenzione.
Il Piano prevede su 101.000 metri quadrati: il 50% della superficie ceduta come spazio pubblico, oltre 300 alloggi in residenza sociale convenzionata, circa 800 posti letto in studentato convenzionato, affiancati da spazi per servizi, attività commerciali e funzioni culturali. È previsto inoltre un parco pubblico di 3,5 ettari con 385 nuovi alberi e un incremento della copertura verde superiore al 40%. Le sei casermette di via Gregorovius, vincolate dalla Soprintendenza, verranno recuperate per attività educative e di formazione professionale: tre di esse — circa 11.600 mq — passeranno al Comune.
Fin dalle prime fasi il cantiere dell’Area Mameli è concepito come spazio aperto e partecipato
Il progetto si inserisce in un contesto già in profonda mutazione: a pochi passi, l’ex Manifattura Tabacchi è in corso di rigenerazione da anni; il campus universitario della Bicocca è un polo consolidato; la metro M5 ha avvicinato Niguarda al resto della città dal 2013. L’ex Caserma Mameli è l’ultimo grande tassello mancante.
Nell’ottobre 2024, la Giunta approva le modifiche alla convenzione urbanistica necessarie per il passaggio formale di proprietà da CDP Real Asset SGR al Consorzio privato di investimento. Il 10 novembre 2025 — dopo l’acquisizione da parte della società di investimento Ardian, con Redo SGR e Prelios SGR come co-investitore e gestore — il Consorzio annuncia l’avvio ufficiale dei lavori di bonifica. Le ruspe entrano nell’area. Inizia la fase più visibile della trasformazione.
La bonifica durerà circa 18 mesi. A seguire prenderanno avvio le opere di urbanizzazione e l’apertura del parco pubblico, con restituzione progressiva dell’area alla collettività. L’intero intervento si svilupperà nell’arco di sei anni, con priorità alle opere pubbliche e un costante dialogo con il territorio. Fin dalle prime fasi il cantiere è concepito come spazio aperto e partecipato: la giornata del 16 maggio è la prima iniziativa in questo senso.
Arturo Stàlteri
Arturo Stàlteri è pianista, compositore e divulgatore musicale. Nato a Roma nel 1959, ha attraversato diversi linguaggi sonori: progressive rock, minimalismo, musica contemporanea e repertorio pianistico novecentesco. Negli anni Settanta è stato membro dei Pierrot Lunaire, gruppo culto del progressive italiano, prima di avviare una lunga carriera solista. Parallelamente alla musica, ha lavorato per decenni come autore e conduttore radiofonico per Rai Radio3, occupandosi di musica colta e sperimentale. Nei suoi concerti alterna composizioni originali, riletture minimaliste e repertori legati alla tradizione europea del pianoforte contemporaneo.
Edoardo Vilella
Edoardo Vilella è un pianista attivo tra repertorio classico e nuove forme di programmazione musicale urbana. La sua attività si concentra spesso su concerti site-specific, rassegne cittadine e progetti che portano il pianoforte fuori dai contesti tradizionali della sala da concerto. Il suo approccio mette al centro il rapporto tra esecuzione musicale e spazio pubblico, con attenzione alla dimensione narrativa del luogo in cui il concerto avviene. La partecipazione a Piano City Milano si inserisce in questa linea di ricerca: la musica come strumento di attraversamento della città e dei suoi spazi in trasformazione.
Marco Bottazzi e i Genesis piano project
Marco Bottazzi porta a Piano City un progetto dedicato ai Genesis, una delle band fondamentali del progressive rock britannico. Pianista e tastierista, Bottazzi lavora da anni su repertori legati al rock progressivo degli anni Settanta, reinterpretati in chiave strumentale. Il concerto riprende composizioni del periodo storico della band inglese — tra Peter Gabriel e Phil Collins — traducendo arrangiamenti orchestrali e sintetici in una dimensione pianistica dal vivo. Un ponte tra cultura rock, memoria collettiva e scrittura musicale complessa, in linea con la tradizione di contaminazione sonora che Piano City Milano ha spesso accolto nei suoi programmi.
