FRANCESCA D'UFFIZI
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Colleferro: da città industriale a Capitale della Cultura e dello Spazio

Un progetto trasforma il territorio con il cemento fotocatalitico: una superficie di 1000mq realizzata con Cemento Bianco Italcementi giova all’ambiente come piantare 100 alberi caducifoglie

La città di Colleferro, situata nell’area metropolitana di Roma, ha mantenuto per oltre un secolo una connotazione industriale che l’ha portata ad attraversare criticità in termini di salute dell’ambiente. Nel 1912 la politica giolittiana, dovendo assicurare all’Italia un’autonomia per gli armamenti necessari ad affrontare il primo conflitto mondiale, sceglie Colleferro quale luogo di produzione: Giovanni Bombrini e Leopoldo Parodi Delfino, imprenditore e ingegnere chimico industriale, costituiscono a Colleferro la B.P.D, un’industria nata per produrre polvere da sparo ed esplosivi e che successivamente si è aperta al mercato cementizio e a quello dei concimi fosfatici. «In tempi recenti si sono aggiunti due inceneritori e la più grande discarica del Lazio. Per questi motivi Colleferro è divenuto uno dei luoghi più contaminati d’Italia», spiega ­ Biello, membro di Ri-Gymnasium, che ha completato il progetto di ‘una città nuova’ per Colleferro, iniziato da Riccardo Morandi.

Con l’apertura delle industrie, a Colleferro si dà il via alla costruzione del primo villaggio operaio, con inclinazioni liberty. Nel 1935 Riccardo Morandi è invitato da Leopoldo Parodi Delfino a occuparsi del Piano di Fabbricazionedella nuova città di Colleferro, su cui lavora fino alla fine degli anni Settanta, sperimentando l’uso del cemento armato precompresso. Conosciuto con l’acronimo C.A.P, si distingue dalla tipologia classica per il processo di precompressione, che consiste nel sottoporre la trave in cemento a una tensione preventiva. Il materiale migliora la performance di resistenza della struttura su cui è applicato. I primi tentativi di realizzazione di opere in calcestruzzo armato risalgono al 1888, ma dei risultati soddisfacenti giungono solo nel 1925 per opera della ditta italiana Vianini. Tre anni dopo, la deposizione di un primo brevetto da parte di Eugène Freyssinet, ingegnere francese. Tra i progetti in cemento realizzati da Morandi a Colleferro spicca la Chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Barbara, che precorre le future realizzazioni di Morandi. È pensata con strutture verticali (pronao, e campanile) di uno spessore di appena quindici centimetri, lasciate a vista. Convinto della necessità di mettere a punto un modello originale italiano, Morandi si dedica alla ricerca teorica oltre che alla sperimentazione progettuale e nel 1948 deposita un brevetto: il Morandi M5. I risultati di ricerca hanno condotto alla fondazione del Centro Studi per le Applicazioni alla Precompressione (CESAP), un’istituzione capace di fornire al progettista informazioni tecniche sempre aggiornate. «Morandi a Colleferro progetta una città in meno di un anno e mezzo. Lo fa occupandosi di tutto, dalla fabbrica al singolo piccolo servizio» – i nuovi stabilimenti della BPD per la produzione del cemento, l’orfanotrofio dei figli dei caduti sul lavoro, scuole e palestre. «Ci sorprende come questo ragazzo abbia sperimentato già allora il pensiero che noi adottiamo oggi, ossia che esistono dieci modi per far funzionare qualcosa, ma alla fine si deve scegliere quello che conferisce bellezza all’opera», racconta Dario Biello.

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Missione aerea complesso monumentale. Immagine Moreno Maggi

Nel 2015 il programma ideato da Ri-Gymnasium, una rete di professionisti dell’architettura e della comunicazione, guidata da Dario Biello e Luca Calselli, è presentato a Expo Milano con l’obiettivo di mettere in atto una rigenerazione urbana e culturale della città tramite l’attivazione di connessioni con istituzioni, centri di ricerca, imprese e associazioni. Si arriva alla realizzazione del Complesso Monumentale Città Morandiana per la valorizzazione del nucleo cittadino originario costituito da ville, dimore e complessi architettonici di valore storico e alla realizzazione dell’Archivio Multimediale. «La città oggi si inserisce nella rete delle dimore storiche del Lazio, nello stesso catalogo che ospita all’interno Villa Adriana di Roma. Questo ha permesso di innescare un processo di tutela, ristrutturazione e rigenerazione di un patrimonio che oggi Colleferro è consapevole di avere». Nel 2018, la città di Colleferro vince il bando di Città della Cultura della Regione Lazio. Luca Calselli racconta del sostegno di un sindaco e di una pubblica amministrazione che hanno creduto nelle potenzialità del progetto. «A gennaio 2020 la discarica e gli inceneritori sono stati chiusi e da quel momento gli insediamenti produttivi preesistenti si sono impegnati per un’evoluzione dei processi di produzione, con l’obiettivo di un impatto sempre minore sull’ambiente. La B.P.D è divenuta, con il nome di AVIO Spa una delle prime aziende aereospaziali al mondo e ha portato Colleferro a diventare Capitale dello Spazio 2021. Pochi mesi fa, con un unico lancio sono stati inviati cinquantatré satelliti nello spazio. Il più grande invio della storia». In occasione del riconoscimento, Ri-Gymnasium inaugurerà Spazio Colleferro, un progetto per il restauro e la valorizzazione dell’ex Istituto Professionale Industriale di Riccardo Morandi, che ospiterà tra il Centro di Documentazione, la Scuola di Alta Formazione e il Museo dello Spazio.

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Le origini, archivio città morandiana

Il cemento è stato a lungo erroneamente considerato un materiale eterno e irrinunciabile. Oltre a comprendere che anch’esso è soggetto a naturale degrado – un esempio è il crollo parziale nel 2018 del viadotto Polcevera a Genova realizzato da Riccardo  Morandi, a quarant’anni dalla sua costruzione – la sua caratteristica di materiale tra i più inquinanti al mondo ha portato industrie attive nel settore a rispondere con processi di lavorazione diversi, meno impattanti. Parallelamente agli altri progetti di Ri-Gymnasium, a Colleferro è stata completata la costruzione della nuova Piazza Scultura Città Morandiana, all’interno della quale sono stati collocati gli elementi della Collezione di Arredo Urbano Identitario, ispirati, formalmente e concettualmente, al progetto realizzato a Colleferro da Riccardo Morandi. Si tratta di un catalogo di oggetti prodotti da Forma & Cemento con l’impiego del cemento bianco di Italcementi con trattamento fotocatalitico. «Il cemento è sempre stato vissuto, dai cittadini di Colleferro, come un materiale portatore di morte», raccontano Biello e Calselli, ma questa innovativa tipologia di cemento segue un trattamento fotocatalitico in grado di abbattere gli agenti inquinanti prodotti dall’attività umana (ad esempio le fabbriche, il traffico, il riscaldamento domestico) e di restituire, specialmente nei centri urbani, una qualità migliore di aria. Il materiale cementizio, così trattato sfrutta la fotocatalisi, un processo naturale per cui grazie all’azione della luce (sia questa solare o artificiale), la sostanza denominata fotocatalizzatore attiva un processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e inorganiche nocive in composti innocui. Recenti prove eseguite presso l’Università di Ghent in Belgio, hanno dimostrato che le superfici fotocatalitiche realizzate con i prodotti con trattamento fotocatalitico, inibiscono il deposito e la proliferazione di alghe e muffe, consentendo agli edifici e agli oggetti di mantenere nel tempo le loro caratteristiche estetiche. «La prima sfida è stata pensare a un arredo urbano che a prescindere dalle forme e dalla tecnologia, fosse caratterizzato da un materiale identitario» – un materiale pulito e capace di pulire l’aria: si sovverte il meccanismo iniziale. Si stima che una superficie di mille metri quadrati realizzata con prodotti a base di Cemento Bianco Italcementi equivale a piantare circa cento alberi caducifoglie e ad eliminare l’inquinamento provocato da circa una ventina di veicoli a benzina e diesel. «Quando abbiamo risposto al Bando della Cultura indetto dalla regione Lazio, abbiamo deciso che avremmo trasformato ogni detrattore in attrattore, di conseguenza il cemento – che prima era un detrattore della città di Colleferro, in quanto la avvelenava – adesso permette alla città di ripulire sé stessa. A Colleferro andava riconosciuta la sua bellezza, stratificata nella comunità. Dalla ricerca di questo valore, abbiamo dovuto convincere i cittadini, e poi il resto mondo, che anche una città nata nel Novecento, priva di storia, contiene bellezza. Oggi studiosi della sociologia, della filosofia, della cultura e dell’urbanistica osservano Colleferro».

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Con il suo ingresso nell’elenco dalla Tentative List World Heritage Center, Colleferro, insieme alle altre sei Città di Fondazione del Lazio, unite in una rete di filiera, mira al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità Unesco. Nel progetto di ricerca e diffusione della storia del Complesso Monumentale della Città Morandiana è compreso anche il Premio Biennale di Divulgazione dell’Architettura, inaugurato al Maxxi di Roma. «Si pone come obiettivo di raccontare e premiare tutte le figure che ruotano attorno al panorama dell’architettura: illustratori, disegnatori, critici, storici, filosofi, esperti di cinema, videomaker e storyteller». Nell’autunno 2020, oltre alla premiazione di Stefano Boeri per il Museo della Triennale nella città di Milano è avvenuta la presentazione del Modulo Vita e del progetto Borgo Futuro. Inaugurata al Palazzo della Triennale, la seconda Biennale vedrà il coinvolgimento tra i vari premiati di Alfonso Femia, Edoardo Tresoldi, Carlo Stanga, Olivo Barbieri, Felice Limosani, Ugo La Pietra e l’Accademia Nazionale di San Luca.

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