
Fujifilm a Segrate: un’azienda giapponese in un ufficio italiano
5.000 mq nel Segreen Business Park di Segrate per la nuova sede di Fujifilm: certificazione LEED, workplace design firmato Tétris e metodo Faithful Design
Fujifilm Segrate: nuova sede italiana nel Segreen Business Park e metodo Faithful Design
La nuova sede italiana di Fujifilm si trova a Segrate, nel Segreen Business Park. Qui lavorano insieme FUJIFILM Italia S.p.A. e FUJIFILM Healthcare Italia S.p.A., due società che raccontano la traiettoria contemporanea del gruppo: dall’immagine alla sanità, dalla stampa all’ufficio, dai sistemi medicali alle tecnologie per l’industria e la ricerca.
In questo contesto Fujifilm presenta Faithful Design, il proprio metodo progettuale: partire dai gesti reali, osservare bisogni spesso ancora impliciti, tradurli in prodotti, interfacce e spazi capaci di accompagnare il lavoro delle persone. La sede diventa così il primo caso da leggere: un luogo in cui cultura giapponese, identità italiana si incontrano.
Trasferimento Fujifilm a Segrate: crescita aziendale e nuovi spazi di lavoro
Il trasferimento verso Segreen comincia nel settembre 2024 con il Workshop Endoscopy, laboratorio tecnico dedicato ai sistemi per endoscopia. È il primo passo di un percorso più ampio, destinato a portare nel business park le principali funzioni Fujifilm presenti nell’area milanese. Nel 2025 la presenza del gruppo arriva a occupare circa 5.000 metri quadrati.
Fabio Santambrogio, Corporate General Manager di FUJIFILM Italia S.p.A., riassume l’origine della scelta con una frase netta: «Non c’erano più volumi sufficienti per la nostra crescita». Il tema della crescita, però, riguarda anche il modo in cui un’azienda abita il lavoro. Servivano più superfici, certo. Servivano anche luoghi diversi: ambienti per riunirsi, telefonare, concentrarsi, incontrarsi senza dover sempre prenotare una sala.
Segreen Business Park Segrate: posizione strategica tra Milano, Linate e infrastrutture
Il Segreen Business Park si trova a Segrate, vicino all’Idroscalo e all’aeroporto di Linate. Occupa un’area di 55.000 metri quadrati e ospita aziende nazionali e internazionali. La sua posizione sposta il racconto fuori dal centro storico di Milano e dentro una cintura metropolitana fatta di infrastrutture, verde, servizi e mobilità.
Il centro città dista circa 10 chilometri, Linate circa 5. La stazione ferroviaria di Segrate, la M4 e alcuni nodi di trasporto sono collegati anche da shuttle privati. Santambrogio collega la scelta alla dimensione internazionale del gruppo: «La scelta è caduta su questo luogo anche per la vicinanza a Linate». In questo passaggio entrano le trasferte, gli ospiti giapponesi, i rapporti con la sede europea, gli spostamenti quotidiani dei dipendenti.
Servizi e sostenibilità Segreen: certificazione LEED e qualità dell’ambiente di lavoro
Poi arrivano i servizi, quelli che cambiano la giornata di lavoro più di quanto sembri: «L’asilo, la mensa, la palestra, le navette: molti servizi per le persone». Il business park funziona come una piccola infrastruttura urbana. Si arriva, si lavora, ci si incontra, si pranza, si attraversano spazi verdi, si esce per prendere una navetta o un volo.
Il progetto Segreen punta a standard elevati di sostenibilità ambientale: il complesso ha conseguito la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), che misura l’efficienza energetica degli edifici, la qualità dell’aria interna, la gestione delle acque e l’impatto sul territorio circostante. Si tratta di un aspetto che non è decorativo: per le aziende che scelgono di insediarsi in un business park certificato, la sostenibilità diventa parte dell’identità comunicata verso l’esterno, verso i clienti e verso i propri dipendenti. In un mercato del lavoro in cui la qualità dell’ambiente incide sull’attrazione dei talenti, disporre di spazi certificati, luminosi, connessi al verde e dotati di servizi rappresenta un vantaggio competitivo concreto.
Rigenerazione architettonica Segreen: da edifici esistenti a campus direzionale
Segreen porta con sé una storia di trasformazione architettonica. Una parte del complesso nasce dal recupero di edifici esistenti e dalla loro riconversione in spazi direzionali più efficienti, aperti e collegati al verde. Lombardini22 ha descritto una fase del progetto come conversione di un edificio energivoro in un campus per aziende innovative, con piazza urbana, grandi vetrate, materiali naturali e attenzione al rapporto tra interno ed esterno.
Un’altra fase, firmata Studio Elementare, riguarda l’ex sede Microsoft. Qui il progetto lavora su demolizione, ricostruzione, aumento delle volumetrie, verde filtrante e verde pensile. Green Building Council Italia descrive Segreen come intervento su un edificio per uffici e sul suo contesto, con incremento delle superfici permeabili, delle aree verdi e degli spazi destinati alla comunità.
La sede Fujifilm si inserisce quindi in un luogo già trasformato. Il design della nuova sede dialoga con un contesto che ha già messo al centro rigenerazione, mobilità, ambiente e qualità dell’esperienza quotidiana.
Nuovi uffici Fujifilm: progettazione degli spazi basata sull’ascolto dei dipendenti
La nuova sede Fujifilm nasce da un lavoro di ascolto interno. Prima del trasferimento, l’azienda raccoglie indicazioni dai dipendenti attraverso survey, focus group e interviste. Santambrogio lo racconta così: «Avevamo fatto una survey, un questionario, un’intervista allargata a tutti i dipendenti».
La domanda riguardava ciò che mancava nella sede precedente. Dalle risposte emergono bisogni pratici: più spazi condivisi, luoghi per incontri rapidi, ambienti per chiamate riservate, aree per lavorare insieme, zone di pausa capaci di creare comunità. Santambrogio sintetizza il metodo con un’altra frase: «Questi tre elementi sono stati la base della progettazione degli spazi». Tétris traduce queste indicazioni in progetto. La sede diventa il risultato di una domanda posta prima di disegnare: come lavorano davvero le persone durante una giornata?
Tétris e workplace design: progettazione uffici su dinamiche reali di lavoro
Tétris è uno studio internazionale di interior design e project management specializzato negli spazi di lavoro, con uffici in Europa, Asia e nelle Americhe. Il loro approccio parte dall’analisi delle dinamiche organizzative prima di intervenire sul layout: non si tratta di arredare uno spazio, ma di costruire un ambiente che supporti specifici modi di lavorare. Nel caso Fujifilm, il brief emerso dalle interviste ai dipendenti ha orientato ogni scelta: la distribuzione degli spazi aperti, la collocazione delle phone booth per le chiamate riservate, la forma delle aree di pausa, la relazione tra scrivania e spazio di movimento. Il risultato è un ufficio che non parla prima di sé stesso, ma delle persone che lo usano ogni giorno.
Zennovation Fujifilm: design Zen e cultura giapponese negli spazi di lavoro
Il rapporto tra la sede italiana e la cultura giapponese del gruppo passa da una parola individuata da Tétris: Zennovation. Santambrogio la definisce così: «Tétris aveva identificato una parola: Zennovation, innovazione legata allo Zen».
Per capire il peso di questa scelta è utile richiamare brevemente cosa si intende con Zen nel contesto del design e dell’architettura. La tradizione Zen, nata in Giappone dal buddhismo Chan cinese, valorizza la semplicità, l’essenzialità e la consapevolezza del presente. Tradotto in termini progettuali, lo Zen suggerisce di eliminare ciò che è superfluo, di lasciare spazio al vuoto funzionale, di privilegiare la qualità dell’esperienza sensoriale rispetto alla quantità degli elementi visivi. Il concetto di ma — lo spazio tra le cose, la pausa, l’intervallo — è centrale: un corridoio non è solo un passaggio, ma un momento di transizione che può rallentare, orientare, predisporre. Applicare questo principio a un ufficio significa pensare alle pause, ai movimenti, alle distanze tra le persone come parti attive del progetto.

Zennovation e identità italiana: materiali, territorio e progetto aperto
Zennovation non è semplicemente la somma di Zen e innovazione: è la proposta di un metodo in cui la chiarezza di pensiero propria della tradizione Zen diventa il terreno su cui costruire soluzioni nuove. Nel contesto di Fujifilm Italia, questa tensione si traduce in spazi che cercano di non sovraccaricare, che creano condizioni di concentrazione e incontro senza imporre una regia troppo visibile.
Fujifilm Italia cercava una sede coerente con il gruppo, ma capace di parlare anche del contesto in cui si trova. Santambrogio lo chiarisce: «Volevamo che fossero riconoscibili come italiani, senza copiare altre sedi Fujifilm». L’italianità non è un’etichetta, ma una qualità da costruire attraverso materiali, riferimenti visivi, relazioni con il territorio. La sede resta un progetto aperto: alcune superfici esterne potrebbero accogliere segni più riconoscibili del brand e dell’Italia. L’ipotesi di coinvolgere una scuola di design milanese apre un legame con il territorio, con la formazione e con la cultura progettuale della città.
Faithful Design Fujifilm: metodo progettuale basato sull’osservazione dell’uso
Nel 2026 Fujifilm presenta Faithful Design in anteprima internazionale nella sede italiana al Segreen Business Park, durante la Milano Design Week. La scelta del luogo è significativa: il metodo viene raccontato dentro un ufficio appena ripensato a partire dalle persone.
Faithful Design parte dall’osservazione di situazioni reali. Il designer guarda come una persona lavora, cura, stampa, fotografa, si muove in reparto, usa un’interfaccia, apre una ghiera, cerca uno spazio per parlare. Da quella sequenza ricava una domanda progettuale. Poi arrivano test, confronto, correzioni, dialogo con utenti e ambienti.
Il punto centrale è la fedeltà all’uso. La forma arriva dopo l’osservazione. Il prodotto, l’interfaccia o lo spazio prendono senso quando aderiscono a un bisogno concreto, anche quando quel bisogno non è ancora stato espresso in modo chiaro.
Storia Fujifilm: dalla pellicola fotografica alla chimica dell’immagine
La storia di Fujifilm aiuta a leggere questo metodo — e vale la pena raccontarla con maggiore precisione, perché è una delle trasformazioni industriali più radicali del secondo Novecento.
Fuji Photo Film Co., Ltd. nasce nel gennaio 1934, dentro un piano giapponese per costruire un’industria nazionale della pellicola fotografica. Nel febbraio dello stesso anno entra in funzione lo stabilimento di Ashigara, dedicato a pellicole, carte fotografiche, lastre secche e materiali fotosensibili. Per i decenni successivi, Fujifilm costruisce la propria identità intorno alla chimica dell’immagine: emulsioni argentiche, trattamenti della superficie, controllo della luce, gestione dei colori. Si tratta di competenze che richiedono una padronanza profonda di materiali organici, nanotecnologie e processi di coating — ovvero la capacità di stendere strati ultrasottili di sostanze chimiche su supporti flessibili con precisione micrometrica.
Trasformazione Fujifilm: dalla fotografia a cosmetica e sanità
Quando tra il 2000 e il 2010 la domanda di pellicola fotografica scende a un decimo dei livelli precedenti, Fujifilm si trova di fronte a una scelta che non è solo strategica ma quasi ontologica: cosa siamo, al di là della fotografia? La risposta che il gruppo costruisce in quegli anni è: siamo una tecnologia della materia e dell’immagine, non un prodotto. E quella tecnologia può migrare.
Il primo territorio di arrivo è la cosmetica. I ricercatori Fujifilm si accorgono che alcune molecole usate nelle emulsioni fotografiche — in particolare il collagene e gli antiossidanti sviluppati per proteggere la pellicola dalla degradazione — hanno proprietà interessanti per la cura della pelle. Da questa intuizione nasce Astalift, una linea di prodotti cosmetici lanciata nel 2007 che sfrutta nanotecnologie mutuate direttamente dalla produzione fotografica.
Il secondo e più ampio territorio è la sanità. La radiografia su pellicola era già un campo di competenza di Fujifilm sin dagli anni Cinquanta. Con il digitale, questo know-how si espande verso l’imaging medicale ad alta risoluzione, i sistemi di rilevazione per la diagnostica per immagini, i software clinici e i dispositivi endoscopici. Oggi FUJIFILM Healthcare è un attore globale nei sistemi di endoscopia — dove la capacità di miniaturizzare ottiche ad alta definizione deriva direttamente dalle competenze ottiche sviluppate per le fotocamere — e nella diagnostica radiologica digitale.
Fujifilm Healthcare e life sciences: imaging medicale e biofarmaceutica
Il terzo ambito è quello delle scienze della vita e della farmaceutica, dove Fujifilm ha investito nella produzione a contratto di biofarmaci (attraverso Fujifilm Diosynth Biotechnologies) e nella ricerca su materiali per la medicina rigenerativa.
Questa trasformazione spiega perché nello stesso racconto convivano endoscopia, radiografia mobile, software medico, stampanti da ufficio e instax. La fotografia resta l’origine, mentre l’identità contemporanea del gruppo si costruisce nella capacità di trasferire conoscenza da un settore all’altro. Non si tratta di diversificazione per ridurre il rischio, ma di qualcosa di più preciso: la capacità di riconoscere dove una competenza può produrre valore nuovo.
Fujifilm Creative Village: design e sviluppo tra Tokyo e Segrate
Faithful Design si appoggia anche a un’infrastruttura progettuale costruita in Giappone. Nel maggio 2023 apre a Minami-Aoyama, Tokyo, il FUJIFILM Creative Village, composto da CLAY, base per il design development, e ITs, base per lo sviluppo IT.
A Segrate, il metodo Faithful Design viene raccontato da Sumire Kuroda e Masahiko Yamamoto, due progettisti del gruppo Fujifilm arrivati dal Giappone per portare in Italia casi di lavoro maturati in ambiti diversi. Kuroda è User Interface Designer di FUJIFILM Corporation e si occupa di interfacce per sistemi medicali, endoscopi e strumenti legati alla cura. Yamamoto è Industrial Designer di FUJIFILM Business Innovation Corp. e lavora su stampanti da ufficio, sistemi multifunzione e dispositivi per l’ambiente di lavoro.
Il parallelo tra Tokyo e Segrate chiarisce una cosa: per Fujifilm il design riguarda l’ambiente che permette alle persone di decidere, provare, correggere e lavorare insieme.


















