Fujifilm e il metodo Faithful Design: progettare a partire dall’uso reale

Presentato durante la Milano Design Week nella nuova sede italiana di Segrate, Faithful Design è il metodo progettuale con cui Fujifilm affronta settori diversi — dalla sanità agli spazi di lavoro — con un unico punto di partenza: osservare come le persone usano davvero le cose

Faithful Design: la fedeltà all’uso come metodo

Durante la Milano Design Week 2026, Fujifilm ha scelto la propria sede italiana al Segreen Business Park di Segrate per presentare in anteprima internazionale Faithful Design, il metodo progettuale del gruppo. La scelta del luogo non era casuale: un ufficio appena ripensato a partire dalle persone che lo abitano è di per sé un caso applicativo del metodo.

Faithful Design parte dall’osservazione di situazioni reali. Il designer guarda come una persona lavora, cura, stampa, fotografa, si muove in reparto, usa un’interfaccia, apre una ghiera, cerca uno spazio per parlare. Da quella sequenza ricava una domanda progettuale. Poi arrivano test, confronto, correzioni, dialogo continuo con utenti e ambienti.

Il punto centrale è la fedeltà all’uso. La forma arriva dopo l’osservazione. Il prodotto, l’interfaccia o lo spazio prendono senso quando aderiscono a un bisogno concreto, anche quando quel bisogno non è ancora stato espresso in modo chiaro.

Da Tokyo a Segrate: Kuroda e Yamamoto raccontano il metodo

A presentare Faithful Design sono stati Sumire Kuroda e Masahiko Yamamoto, due progettisti del gruppo arrivati appositamente dal Giappone. “La nostra filosofia di design, che descriviamo come Faithful Design, si basa su un impegno verso le persone e i contesti in cui i prodotti vengono effettivamente utilizzati” – commentano. “Non è limitato alla form-making, ma si estende per tutto il ciclo di vita di un prodotto, dall’osservazione sul campo allo sviluppo, all’integrazione aziendale e alla successiva commercializzazione”.

Kuroda è User Interface Designer di FUJIFILM Corporation: si occupa di interfacce per sistemi medicali, endoscopi e strumenti legati alla cura. Yamamoto è Industrial Designer di FUJIFILM Business Innovation Corp. e lavora su stampanti da ufficio, sistemi multifunzione e dispositivi per l’ambiente di lavoro. Insieme hanno portato in Italia casi di progetto maturati in ambiti molto diversi tra loro, accomunati dallo stesso approccio: osservare prima di disegnare.

Il metodo si appoggia a un’infrastruttura progettuale costruita in Giappone. Nel maggio 2023 ha aperto a Minami-Aoyama, Tokyo, il FUJIFILM Creative Village, composto da CLAY — base per il design development — e ITs, base per lo sviluppo IT. Il parallelo tra Tokyo e Segrate chiarisce una cosa: per Fujifilm il design riguarda l’ambiente che permette alle persone di decidere, provare, correggere e lavorare insieme.

Fujifilm a Segrate- il Faithful Design entra negli spazi di lavoro Sumire Kuroda
Sumire Kuroda
Masahiko Yamamoto
Masahiko Yamamoto

Una storia di trasformazione: dalla pellicola alla sanità

Per capire perché Fujifilm ha sviluppato un metodo progettuale trasversale a settori così diversi, vale la pena risalire alla sua storia — una delle trasformazioni industriali più radicali del secondo Novecento.

Fuji Photo Film Co., Ltd. nasce nel gennaio 1934, dentro un piano giapponese per costruire un’industria nazionale della pellicola fotografica. Nel febbraio dello stesso anno entra in funzione lo stabilimento di Ashigara, dedicato a pellicole, carte fotografiche, lastre secche e materiali fotosensibili. Per i decenni successivi, Fujifilm costruisce la propria identità intorno alla chimica dell’immagine: emulsioni argentiche, trattamenti della superficie, controllo della luce, gestione dei colori. Si tratta di competenze che richiedono una padronanza profonda di materiali organici, nanotecnologie e processi di coating — ovvero la capacità di stendere strati ultrasottili di sostanze chimiche su supporti flessibili con precisione micrometrica.

Quando tra il 2000 e il 2010 la domanda di pellicola fotografica scende a un decimo dei livelli precedenti, Fujifilm si trova di fronte a una scelta che non è solo strategica ma quasi ontologica: cosa siamo, al di là della fotografia? La risposta che il gruppo costruisce in quegli anni è: siamo una tecnologia della materia e dell’immagine, non un prodotto. E quella tecnologia può migrare.

Il primo territorio di arrivo è la cosmetica. I ricercatori Fujifilm si accorgono che alcune molecole usate nelle emulsioni fotografiche — in particolare il collagene e gli antiossidanti sviluppati per proteggere la pellicola dalla degradazione — hanno proprietà interessanti per la cura della pelle. Da questa intuizione nasce Astalift, una linea di prodotti cosmetici lanciata nel 2007 che sfrutta nanotecnologie mutuate direttamente dalla produzione fotografica.

Il secondo e più ampio territorio è la sanità. La radiografia su pellicola era già un campo di competenza di Fujifilm sin dagli anni Cinquanta. Con il digitale, questo know-how si espande verso l’imaging medicale ad alta risoluzione, i sistemi di rilevazione per la diagnostica per immagini, i software clinici e i dispositivi endoscopici. Oggi FUJIFILM Healthcare è un attore globale nei sistemi di endoscopia — dove la capacità di miniaturizzare ottiche ad alta definizione deriva direttamente dalle competenze ottiche sviluppate per le fotocamere — e nella diagnostica radiologica digitale.

Il terzo ambito è quello delle scienze della vita e della farmaceutica, dove Fujifilm ha investito nella produzione a contratto di biofarmaci attraverso Fujifilm Diosynth Biotechnologies e nella ricerca su materiali per la medicina rigenerativa.

La fotografia resta l’origine, mentre l’identità contemporanea del gruppo si costruisce nella capacità di trasferire conoscenza da un settore all’altro.

Fujifilm a Segrate- il Faithful Design entra negli spazi di lavoro1
Fujifilm a Segrate – il Faithful Design entra negli spazi di lavoro. Ph. Matteo Galvanone

La sede di Segrate: il metodo applicato allo spazio

La nuova sede italiana di Fujifilm al Segreen Business Park di Segrate — circa 5.000 mq dove lavorano insieme FUJIFILM Italia S.p.A. e FUJIFILM Healthcare Italia S.p.A. — è essa stessa un caso concreto da leggere attraverso il metodo: un luogo in cui cultura giapponese e identità italiana si incontrano.

Il trasferimento verso Segreen comincia nel settembre 2024 con il Workshop Endoscopy, laboratorio tecnico dedicato ai sistemi per endoscopia. È il primo passo di un percorso più ampio, destinato a portare nel business park le principali funzioni Fujifilm presenti nell’area milanese. Nel 2025 la presenza del gruppo arriva a occupare circa 5.000 metri quadrati. Fabio Santambrogio, Corporate General Manager di FUJIFILM Italia S.p.A., riassume l’origine della scelta con una frase netta: «Non c’erano più volumi sufficienti per la nostra crescita». Il tema della crescita, però, riguarda anche il modo in cui un’azienda abita il lavoro. Servivano più superfici, certo. Servivano anche luoghi diversi: ambienti per riunirsi, telefonare, concentrarsi, incontrarsi senza dover sempre prenotare una sala.

Prima del trasferimento, l’azienda ha raccolto indicazioni dai dipendenti attraverso survey, focus group e interviste. Santambrogio lo racconta: «Avevamo fatto una survey, un questionario, un’intervista allargata a tutti i dipendenti». Dalle risposte emergono bisogni pratici: più spazi condivisi, luoghi per incontri rapidi, ambienti per chiamate riservate, aree per lavorare insieme, zone di pausa capaci di creare comunità. Santambrogio sintetizza il metodo con un’altra frase: «Questi tre elementi sono stati la base della progettazione degli spazi».

Il workplace design è firmato Tétris, studio internazionale di interior design e project management specializzato negli spazi di lavoro, con uffici in Europa, Asia e nelle Americhe. Il loro approccio parte dall’analisi delle dinamiche organizzative prima di intervenire sul layout: non si tratta di arredare uno spazio, ma di costruire un ambiente che supporti specifici modi di lavorare. Nel caso Fujifilm, il brief emerso dalle interviste ai dipendenti ha orientato ogni scelta: la distribuzione degli spazi aperti, la collocazione delle phone booth per le chiamate riservate, la forma delle aree di pausa, la relazione tra scrivania e spazio di movimento. Il risultato è un ufficio che non parla prima di sé stesso, ma delle persone che lo usano ogni giorno.

Il filo conduttore tra cultura giapponese e identità italiana passa da una parola individuata da Tétris: Zennovation. Santambrogio la definisce così: «Tétris aveva identificato una parola: Zennovation, innovazione legata allo Zen». La tradizione Zen, nata in Giappone dal buddhismo Chan cinese, valorizza la semplicità, l’essenzialità e la consapevolezza del presente. Tradotto in termini progettuali, suggerisce di eliminare ciò che è superfluo, di lasciare spazio al vuoto funzionale, di privilegiare la qualità dell’esperienza sensoriale rispetto alla quantità degli elementi visivi. Il concetto di ma — lo spazio tra le cose, la pausa, l’intervallo — è centrale: un corridoio non è solo un passaggio, ma un momento di transizione che può rallentare, orientare, predisporre. Zennovation non è quindi la semplice somma di Zen e innovazione, ma la proposta di un metodo in cui la chiarezza di pensiero propria della tradizione Zen diventa il terreno su cui costruire soluzioni nuove.

Fujifilm Italia cercava una sede coerente con il gruppo, ma capace di parlare anche del contesto in cui si trova. Santambrogio lo chiarisce: «Volevamo che fossero riconoscibili come italiani, senza copiare altre sedi Fujifilm». L’italianità non è un’etichetta, ma una qualità costruita attraverso materiali, riferimenti visivi, relazioni con il territorio. La sede resta un progetto aperto: alcune superfici esterne potrebbero accogliere segni più riconoscibili del brand e dell’Italia, con l’ipotesi di coinvolgere una scuola di design milanese — un legame con il territorio, con la formazione e con la cultura progettuale della città.

Segreen Business Park: posizione, sostenibilità e servizi

Il Segreen Business Park si trova a Segrate, vicino all’Idroscalo e all’aeroporto di Linate, e occupa un’area di 55.000 metri quadrati. La sua posizione sposta il racconto fuori dal centro storico di Milano e dentro una cintura metropolitana fatta di infrastrutture, verde, servizi e mobilità. Il centro città dista circa 10 chilometri, Linate circa 5. Santambrogio collega la scelta alla dimensione internazionale del gruppo: «La scelta è caduta su questo luogo anche per la vicinanza a Linate». In questo passaggio entrano le trasferte, gli ospiti giapponesi, i rapporti con la sede europea, gli spostamenti quotidiani dei dipendenti.

Poi arrivano i servizi che cambiano la giornata di lavoro più di quanto sembri: «L’asilo, la mensa, la palestra, le navette: molti servizi per le persone». Il business park funziona come una piccola infrastruttura urbana. Si arriva, si lavora, ci si incontra, si pranza, si attraversano spazi verdi, si esce per prendere una navetta o un volo.

Il complesso ha ottenuto la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), che misura l’efficienza energetica degli edifici, la qualità dell’aria interna, la gestione delle acque e l’impatto sul territorio circostante. Per le aziende che scelgono di insediarsi in un business park certificato, la sostenibilità diventa parte dell’identità comunicata verso l’esterno, verso i clienti e verso i propri dipendenti. In un mercato del lavoro in cui la qualità dell’ambiente incide sull’attrazione dei talenti, disporre di spazi certificati, luminosi, connessi al verde e dotati di servizi rappresenta un vantaggio competitivo concreto.

Segreen porta con sé anche una storia di trasformazione architettonica. Una parte del complesso nasce dal recupero di edifici esistenti e dalla loro riconversione in spazi direzionali più efficienti, aperti e collegati al verde. Lombardini22 ha curato la conversione di un edificio energivoro in un campus per aziende innovative, con piazza urbana, grandi vetrate, materiali naturali e attenzione al rapporto tra interno ed esterno. Un’altra fase, firmata Studio Elementare, riguarda l’ex sede Microsoft: demolizione, ricostruzione, aumento delle volumetrie, verde filtrante e verde pensile. La sede Fujifilm si inserisce quindi in un luogo già trasformato, che ha messo al centro rigenerazione, mobilità, ambiente e qualità dell’esperienza quotidiana.

Alessia Caliendo

Fujifilm a Segrate- il Faithful Design entra negli spazi di lavoro12
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
Fujiilm XF 500mm R LM OIS WR
Fujiilm XF 500mm R LM OIS WR. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
GFX100 la prima della gamma medio formato GFX con un sensore da 100 milioni di pixel lanciata nel 2019
Fujifilm GFX100, la prima della gamma medio formato GFX con un sensore da 100 milioni di pixel lanciata nel 2019. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park
La sede Fujifilm a Segrate, presso il Segreen Business Park. Ph. Matteo Galvanone