Angelo Moratti durante l'edizione 2025 di Tech.Emotion

Geopolitica, AI e mercati instabili: come sopravvive un’impresa nel 2026?

Geopolitica, AI e mercati instabili: come sopravvive un’impresa nel 2026?

 A Tech.Emotion 2026 Angelo Moratti e Mattia Mor spiegano perché la vera agilità non è velocità ma adattamento — e perché l’Italia può diventare il ponte tra tecnologia e umanità

Tech.Emotion 2026 – come si sopravvive a un mondo in continuo cambiamento?

Un anno fa, dal palco di Tech.Emotion, Angelo Moratti lanciava un appello per un capitalismo più umano. Donald Trump aveva appena iniziato una nuova guerra commerciale, i dazi sulle merci estere stavano per entrare in vigore. Nessuno immaginava che il presidente che si era presentato come l’uomo della pace avrebbe di lì a poco scatenato un’altra guerra, quella iniziata insieme a Israele contro l’Iran, che avrebbe scombussolato ancora di più gli equilibri economici mondiali. Nel mentre, l’intelligenza artificiale continua a insinuarsi sempre più nelle nostre vite, aprendo a scenari di ulteriore incertezza su come cambierà davvero il mondo che viviamo. 

Tech.Emotion di quest’anno, al via da oggi, 27 maggio, a Milano, parte da qua. Agility | Surfing the Uknown è il tema scelto per il summit del 2026. La domanda è: come trovare la giusta direzione in questo caos che, dalla geopolitica all’innovazione, ha scardinato tutte le sicurezze che avevamo finora? Non si tratta di essere più veloci. Né più efficienti. La questione è più radicale. Come si resta lucidi in un sistema che cambia struttura mentre lo attraversi?

Angelo Moratti a Tech.Emotion 2026: «Le grandi idee guardano sempre al lungo periodo»

La cultura moderna è permeata dal mito della velocità. L’agilità a cui fa riferimento Tech.Emotion è un concetto diverso. «Se analizziamo i periodi in cui ci sono state crisi, le imprese che hanno premuto l’acceleratore sono andate a schiantarsi contro il muro. Quelle che sono sopravvissute sono quelle che sono riuscite ad adattarsi ai cambiamenti, che in questo momento storico avvengono a livello quotidiano. La saggezza di fermarsi al momento giusto. Significa essere agili: nei periodi in cui non c’è direzione e le regole del gioco mutano  bisogna essere attenti a non buttarsi dentro qualcosa che potrebbe scomparire da un momento all’altro», dice Moratti, venture capitalist e filantropo, oltre che anchor investor e board member di Emotion Network. 

In un contesto in cui molto sembra effimero e reversibile, la prospettiva deve rimanere quella del lungo periodo: «Le idee guardano più in là dell’istante in cui si vive. Siccome viviamo in questo nuovo mondo asfissiante, molti imprenditori  perdono la missione di avere un progetto di lungo periodo. Questo li porta alla mediocrità».

Mattia Mor: «Negli ultimi anni la realtà ha superato la fantasia». Tech.Emotion 2026

Agile, secondo Mattia Mor, fondatore di Emotion Network, piattaforma dietro Tech.Emotion, vuol dire allora «riuscire a rispondere ai blocchi commerciali derivanti dalle guerre o dalla chiusura dei mercati, vuol dire reinventarsi per cambiare il proprio mercato di sbocco, anche radicalmente: è quello che fanno i grandi gruppi di alcolici quando spingono sulle bevande analcoliche per andare incontro al mercato». È quello che fa anche il mondo del cibo che «si impegna per tornare a un prodotto sostenibile, ridisegnando la propria offerta».

«Negli ultimi anni la realtà ha superato la fantasia, dalla geopolitica all’innovazione tecnologica. Le persone devono affrontare i cambiamenti in modo agile per sopravvivere, un po’ come se fossero in equilibrio su una tavola da surf. È un’evoluzione del concetto di resilienza su cui ci siamo interrogati. Quando fai surf, fai fatica a prendere l’onda, ma una volta che ci sei vai avanti grazie alla spinta. Se non ci riesci, è difficile che tu riesca a recuperare gli altri. Abbiamo chiesto agli speaker presenti di darci il loro punto di vista su come un’organizzazione possa affrontare questi anni in cui stiamo vivendo. Tecnologia, innovazione, cultura e umanesimo».

Imprenditoria e filantropia: un rapporto da recuperare

Si torna anche questa volta a un concetto umano di capitalismo. «La prima cosa che un imprenditore deve fare è essere consapevole che, nel caso in cui avrà successo, avrà la responsabilità di ridare indietro in parte quello che ha avuto. È un percorso circolare. Oggi tutto questo non succede. Se pensiamo ai primi grandi imprenditori americani, Rockefeller e Carnegie, hanno avuto un successo al di là di ogni previsione, ma alla fine una buona fetta delle loro fortune è finita nei loro trust con cui hanno fatto filantropia. È così che hanno creato un nome che è rimasto nei secoli a venire. Questo sembra sia sparito dalla coscienza imprenditoriale», dice Moratti. 

Speculare a questa riflessione è il quella che guarda ai risvolti etici del settore più celebrato e più temuto al tempo stesso, l’IA. «Un imprenditore deve essere accorto nel capire che le nuove tecnologie possono avere insieme risvolti positivi e risvolti negativi. Faccio l’esempio di un uomo a mio parere illuminato della Silicon Valley di oggi, Dario Amodei di Anthropic. È uno dei pochi in quel mondo che si pone il problema di capire a priori se i propri prodotti possono nascondere potenziali pericoli. Se è così, ferma la produzione».

Verso un nuovo capitalismo italiano? Una riflessione emerge da Tech.Emotion 2026

L’Italia è bastonata nella semplicistica narrazione comune quando si parla di imprenditoria. In parte per la perenne crisi economica che continuiamo a soffrire, in parte per la sua vocazione a un capitalismo di tipo industriale, che non ha mai fatto spazio a quello finanziario-digitale più moderno. «Il sistema imprenditoriale italiano è stato a vocazione familiare, proiettato sul fondatore dell’azienda. La tipica impresa è restia al mercato finanziario. Molte aziende sono ancora private, non sono nemmeno quotate in Borsa. Nemmeno la più grande, Ferrero», dice Moratti. Questo non significa però essere un Paese morto. 

Anzi: «La nuova generazione di imprenditori ha una mentalità diversa. Con mia sorpresa i giovani sono spesso saggi e dinamici. Hanno assorbito la mentalità anglosassone, calandola nell’italianità. Lavoro sia con l’America sia con l’Italia e mi sento di dire che i nostri giovani imprenditori hanno una marcia in più rispetto a quelli americani. Fanno moda, cibo. Progetti consumer. In un contesto in cui nessuno investe nella moda e nel cibo. Ricordiamoci che il mondo va a cicli: per loro arriveranno tempi migliori. Anche nel mondo dell’AI abbiamo di che essere fieri. Penso a Uljan Sharka, fondatore di iGenius, poi diventata Domyn. Ha avuto il coraggio di fondare un’azienda nel contesto europeo, iper burocratizzato. Imprenditori che nascono in un sistema che non li aiuta, con enormi problemi di funding – non siamo certo a Ny o a San Francisco – e con il governo che ti mette i bastoni tra le ruote con la burocrazia, crescono e si affermano nel mondo. Andiamone fieri».

Tech.Emotion 2026: l’Italia può essere il tassello mancante tra tecnologia e umanità

Mattia Mor fa notare come per l’Italia (ma anche per l’Europa in generale) sia arrivato il momento di abbandonare il complesso di inferiorità che, parlando di nuove tecnologie, le assoggetta ai due giganti del settore: Washington e Pechino. Il fatto che un prodotto sia nato altrove non significa che non possa avere una seconda vita dove viene importato. Il nostro Paese, fa notare, non ha né petrolio né carbone né terre rare. Eppure questo non ci ha impedito di avere macchine e industrie. Il sugo di pomodoro, simbolo italiano nel mondo, è fatto con un ortaggio arrivato secoli fa nelle navi provenienti dalle Americhe. 

Non avevamo il cotone o la seta in principio, ma abbiamo dato vita ai migliori capi in circolazione. Anche perché, più di Cina e Stati Uniti, abbiamo la parte umana che può completare la tecnologia. Perché non applicare l’IA alla manifattura italiana? Perché non inserirla nei processi che regolano la supply chain della nostra industria alimentare? Perché non spingerla per sistemare – finalmente – il nostro sistema sanitario? Potremmo essere noi, secondo Mor, il tassello mancante tra innovazione e umanità.

Angelo Moratti: «L’AI sarà probabilmente l’ultima invenzione fatta dagli esseri umani»

Fino all’anno scorso, il dibattito sull’IA tralasciava i risvolti più intimi che può avere sulla vita delle persone. Ora si parla di stanchezza emotiva anche in questo ambito: la confusione di un sistema che corre senza una bussola crea disagio psichico in chi si sente tagliato fuori. Moratti: «I cambiamenti veloci portano ansia e paura. L’AI sarà probabilmente l’ultima invenzione fatta dagli esseri umani. Mai nella storia della nostra civiltà era arrivato qualcosa di così dirompente. Non è vero quando dicono che l’IA non ruberà i posti di lavoro. È così. Saranno sostituiti da computer e robot. Non sarà facile ricrearli nel medio periodo. I giovani, che sono i più sensibili, se ne stanno accorgendo. Negli Usa molti personaggi dell’ambiente dell’IA sono stati fischiati quando sono andati a parlare nei college. È successo all’ex Ceo di Google, Eric Schmidt, all’Università dell’Arizona».

Sul fondo, resta una variabile che tende a scomparire dal dibattito pubblico, ma non dalla realtà: la crisi climatica. «I dati sono veri, non possono più essere messi in discussione». Solo che l’attenzione collettiva si è spostata altrove, compressa dall’urgenza permanente del presente. «Bisogna far ritornare l’energia dei tempi del documentario An Inconvenient Truth, che seguiva la campagna dell’ex presidente Usa Al Gore per informare sui rischi del cambiamento ambientale»

Giacomo Cadeddu

Angelo Moratti durante l'edizione 2025 di Tech.Emotion
Angelo Moratti durante l’edizione 2025 di Tech.Emotion