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Elasticizzare senza elastico: una svolta cominciata con il lino

Dopo la fortuna di fine secolo con la produzione di fili sintetici elasticizzati, la pratese Elasten ha dovuto pensare tutto da capo. Tra canapa, lino e carta giapponese, ha elasticizzato tutto, anche senza elastico

Il tempo non è poi questo gran male, dopotutto, scriveva William Faulkner in Santuario. Basta usarlo bene, e si può tirare qualsiasi cosa, come un elastico, finché da una parte o dall’altra si spacca, e eccoti lì, con tutta la tragedia e la disperazione ridotta a due nodini fra pollice e indice delle due mani. All’inizio del nuovo millennio Elasten si è trovata in questa situazione: in mano un filo sintetico elasticizzato che aveva fatto la fortuna dell’azienda pratese negli anni. Il filo non si era rotto, ma la contrazione del mercato americano, la crisi globale e la concorrenza cinese avevano fatto precipitare la domanda. «Tra la fine degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta facevamo circa 65 tonnellate di poliestere elastico al mese. A inizi Duemila rischiavamo di chiudere. Quando si è in difficoltà si pensa più velocemente», racconta Giovanni Benelli, figlio del fondatore Paolo, protagonista con lui della seconda vita dell’azienda, fatta di numerosi brevetti e di elasticizzazione applicata a tutti i materiali filabili.

Per evitare la chiusura, Paolo Benelli ha deciso di innovare il mondo dei tessuti elasticizzati, partendo dal lino. «La sfida del tessile era rendere elastico il lino, in modo da dargli una sembianza moderna, che seguisse il corpo mettendo in luce le forme, così da togliere il classico taglio ampio e spiegazzato», continua Giovanni Benelli. Per trovare il tessuto adatto, realizzano migliaia di filati campione. Trovandosi all’inizio della filiera produttiva, non è semplice fare previsioni sul prodotto finale. Alla fine, Benelli trova un modo per elasticizzare il lino e lo brevetta. «Il lino ha zero elasticità. Al filo sono impresse torsioni in modo che la superficie del tessuto sia perfetta, non presenti l’effetto buccia d’arancia e la parte elastica non crei borse sul tessuto. Le torsioni determinano anche la morbidezza: più il filo si torce e più si indurisce, meno si torce e più resta vicino alla morbidezza della fibra. La nostra lavorazione brevettata consiste nel tipo di torsioni che applichiamo al filo singolo di lino e nell’avvolgimento attorno all’anima elastica». Anche la scelta dell’anima elastica fa parte dei brevetti: «Deve essere proporzionata al materiale in questione e alla sua durezza. Per il lino, per esempio, serve un elastomero piuttosto forte, o addirittura più anime elastiche all’interno del filo. Un nostro filo di lino elasticizzato sembra appena uscito dalla filatura, l’elastico non si vede».

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I macchinari dell’azienda Elasten

Lo stesso metodo, con pochi aggiustamenti, è replicabile su altre fibre naturali: canapa, ortica, juta, bambù, ramia, ginestra. Questa categoria di fili elasticizzati di fibre naturali è ribattezzata élin, unione di due parole – elastico e inside – che richiama anche la parola francese per lino: lin. I brevetti élin non coprono solo il filato ma anche il tessuto: «Un cliente che usa nostri fili anche in piccola quantità per creare un tessuto ottiene un prodotto coperto da brevetto. Nel corso degli anni abbiamo capito che potevamo elasticizzare a capo singolo qualsiasi tipo di filo discontinuo. Quindi abbiamo applicato questa lavorazione anche ai filati cardati elastici classici pratesi e ai filati open-end riciclati. Infine, abbiamo brevettato la tecnica su altri filati e tessuti, per esempio la carta giapponese, che è un prodotto più di nicchia perché il filo di partenza è costoso».

L’ostacolo all’inizio è stato insegnare ai clienti a lavorare questi prodotti: «Per il finissaggio bisognava seguire regole diverse rispetto a quelle dei fili tradizionali. Noi stessi dobbiamo seguire le regole che ci fornisce chi produce gli elastomeri. Non tutti i clienti erano disposti a farlo e molti finivano per danneggiare il prodotto e disamorarsene. Questo è stato un grande problema per noi: non solo dovevamo sobbarcarci tutta la fatica dell’innovazione, ma ci scontravamo anche con la pigrizia di certi clienti a modificare leggermente le loro catene di produzione». Alla fine è stato più semplice migliorare ulteriormente i brevetti piuttosto che insegnare ai clienti a gestire quei nuovi prodotti: «Col tempo abbiamo perfezionato i brevetti. I fili che produciamo oggi sono più semplici per i clienti da lavorare».

Un filo élin può contenere elastomeri naturali o sintetici. Due gli ostacoli per passare a un tessuto elasticizzato del tutto biodegradabile: il primo era trovare un elastomero naturale ma resistente, compostabile ma duraturo, il secondo era risolvere il problema di dividere e differenziare il materiale del prodotto finale esaurito. «Abbiamo aggirato entrambi gli ostacoli creando e brevettando BFlex, un filo elastico senza elastico. Il filo che risulta dalla lavorazione all’apparenza non è elastico, ma il tessuto finale lo è. Il filo BFlex è bilanciato e può essere utilizzato in tessuto, in trama o ordito, o in maglieria, rettilinea o circolare. A seconda del materiale utilizzato ottengo un’elasticità diversa. Con la pura canapa, per esempio, si ottiene una mano elegante, sostenuta, anti-piega: c’è chi l’ha paragonato all’effetto che fa il copertone di una bici quando lo si chiude in mano e lo si lascia».

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La collezione in Canapa Elastica, 90 % Canapa, 8% di lycra e T400, opera Campi in collaborazione con Elasten

Il mercato della canapa. «Sembra che la canapa stia tornando di moda – una strategia di marketing per poterla inserire nella composizione del capo? Si utilizza soprattutto canapa misto cotone, con canapa al massimo al 50%. Per ottenere un effetto palpabile di benessere sul corpo la componente canapa dovrebbe essere superiore e filata a umido, come erano le lenzuola o tovaglie della nonna. Questo aumenterebbe anche la durabilità del capo. Nella canapa filata open-end o ring, la perdita di fibra nell’utilizzo di un capo invece è elevata. Noi elasticizziamo sia canapa fibra corta – detta anche ‘canapa cotonizzata’ – sia fibra lunga, però otteniamo i risultati migliori su fibra lunga filata a umido». In collaborazione con Opera Campi, Elasten ha creato un filato in pura canapa con cui l’azienda parmense ha realizzato un innovativo capo in pura canapa elasticizzato. «Ad oggi in Europa non ci sono produttori di filo di canapa a fibra lunga, noi la importiamo dalla Cina. Ora sembra ci sia un ritorno alla produzione di canapa coltivata e filata in Europa: saremo ben contenti di poterla utilizzare. I grandi produttori italiani che un tempo la producevano per ora non ne fanno con queste caratteristiche o non hanno una produzione continuativa. Il lino che utilizziamo invece viene dalla Francia o dalla Cina (con fibra di origine europea)».

L’azienda ha ventiquattro macchine e nove dipendenti. «I fili élin richiedono tempi di produzione elevati, quindi servono molte macchine, che possono lavorare da sole anche per tutta la notte dopo essere state caricate. Durante picchi di lavoro facciamo ricorso a personale assunto a tempo determinato». I clienti sono per il 90% italiani e di fascia medio-alta, i prodotti open-end riciclati hanno clienti di fascia anche più bassa. Il calo nel 2020 è stato contenuto anche grazie alla produzione di elastici per mascherine chirurgiche. In società, oltre al fondatore Paolo Benelli, ci sono Marco e Barbara, figli del socio Franco Miliotti, mancato lo scorso anno. 

Paolo Benelli, classe 1948, è ancora attivo in azienda. «Gli ho detto che è obbligato a stare fino a 110 anni: dice che farà del suo meglio», scherza il figlio, formazione da designer di interni. Giovanni Benelli è entrato in azienda 15 anni fa e si è appassionato subito ai nuovi prodotti in fibre naturali, pur conservando un debole per l’arredamento: «Abbiamo realizzato un meraviglioso tessuto bielastico – quindi elasticizzato in tutti i sensi, trama e ordito – di lino per divani. Quando un cliente ci chiede di elasticizzare un filo per divani mi sento ancora qualcosa dentro». Come se un elastico potesse riavvicinare presente e passato e si potesse elasticizzare anche il tempo.

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Elasten elasticizza fili dal 1988: all’inizio erano filati sintetici e nylon, oggi sono fili élin in lino, canapa, ortica, iuta; fili BFlex in qualsiasi materiale; fili cardati e open-end riciclati; poliesteri e nylon riciclati. La produzione è svolta in larga parte conto terzi, per lanifici, maglifici o manifatture filati. «Continuiamo a produrre anche poliestere e nylon elasticizzato quando richiesti, ma sempre più riciclati. Per la lavorazione conto terzi siamo certificati Gots, Grs, Rws come step di filiera per alcuni clienti. Oggi élin costituisce circa il 60% della produzione e l’anno prossimo credo possa crescere di un altro 20%»

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