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Scenari di ecoturismo: il glamping, in tende galleggianti, lontano dai motori a scoppio

Da cava di sabbia abbandonata a oasi naturale – Laghi Nabi verso l’impatto zero e la costruzione di un’economia circolare nel territorio circostante, sul campano litorale Domizio

Il litorale Domizio, a pochi chilometri da Castel Volturno, è un territorio che negli ultimi quarant’anni ha subito le ferite dell’abusivismo e della speculazione edilizia. A testimoniare la mano dell’uomo sono rimasti alcuni laghi artificiali, originati dall’affioramento della falda quando le ex cave di sabbia fornivano materiali per il cemento delle costruzioni della zona. Da quella ferita sono nati dei bacini d’acqua dolce, non stagnanti, dove oggi sorge un resort ecosostenibile, che vuole ricucire il rapporto con la natura e la fauna. L’intervento di riqualificazione portato avanti da un gruppo di imprenditori locali è guidato dall’architetto Vito Luigi Pellegrino, uno dei soci di maggioranza dell’impresa, insieme a Michele Falco. 

Laghi Nabi è la prima oasi naturale della Campania ha aperto al pubblico nella sua forma attuale alla fine di maggio del 2020. L’inaugurazione, ritardata dalla crisi sanitaria provocata dal coronavirus, è arrivata dopo il lockdown. «Non abbiamo desistito», racconta Eleonora Menale, resident manager di Laghi Nabi. «L’area era abbandonata da oltre un decennio. Le cave di sabbia che si trovavano qui furono sfruttate dagli anni Settanta fino all’inizio degli anni Novanta. Prevedevano estrazioni aggressive che hanno cambiato la conformazione morfologica del territorio. I bacini che ne sono nati sono artificiali, ma d’interazione involontaria». Il comune di Castel Volturno ha scontato negli anni l’assenza di un piano regolatore, che ha permesso una lunga fase di urbanizzazione abusiva estesa su tutta la fascia costiera. Non lontano dalla realtà di Mondragone, nota per la mozzarella di bufala, la zona ha patito l’abbandono senza che il paesaggio fosse rivalorizzato adeguatamente.

A fare da pioniere al resto del progetto è il Plana Resort, l’albergo che costituisce il primo nucleo del recupero della zona, aperto sette anni fa. Il progetto di bonifica che ha portato alla riqualificazione è durato circa tre anni, su un’estensione di circa 50 ettari di terreno che circondano i tre laghi ettari, in un’area lungo la via Domiziana che conta una ventina di laghi artificiali per un totale di 100 ettari di acqua dolce. Gli interventi sono stati coordinati dai progettisti dello studio Centola & Associati, già attivi con altri progetti a Castel Volturno e in Campania, che avevano illustrato i lavori sulla rivista Topscape: «L’obiettivo è far diventare quest’area un volano per un nuovo turismo ecologico in grado di trainare la rigenerazione delle aree costiere limitrofe e la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, innescando nuove opportunità ed economie per il territorio». Un’opera dal costo iniziale di un milione e mezzo di euro, che ha previsto un piano di lungo periodo per rinaturalizzare il paesaggio in equilibrio con la flora e la fauna locali, arricchendo l’area di 257 alberi, grazie all’opera dei paesaggisti Claudia Landi e Daniel Gómez De Zamora. I due hanno identificato alcuni degli elementi principali dell’ecosistema del luogo: «Nelle fasce tra i nuovi laghi si sviluppa una vegetazione variegata: quella tipica di una zona umida – con prevalenza di Phragmites australis e Arundo donax, con poche alberature quali salici ed eucalipti isolati – e quella di un ambiente più secco – popolato da piante pioniere, risultato delle successive perturbazioni che hanno influenzato il naturale sviluppo del climax ecologico». 

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Phragmites australis vom Vorjahr, Immagine Andreas Trepte

Dopo i primi interventi sullo sviluppo dell’ecosistema, sono state gettate le basi per i primi siti del glamping, che intendono rivisitare l’esperienza del campeggio. La seconda fase ha consolidato la capacità ricettiva del resort, attraverso la costruzione della prima water spa in Campania e agendo su quanto rimaneva delle ex cave: «Sono presenti quattro silos che abbiamo restaurato e messo in sicurezza, un monumento di archeologia industriale che abbiamo conservato a testimonianza della memoria di ciò che era il luogo. Rappresentano l’interazione umana sprovveduta con il passato. Anche il nostro insediamento è un’alterazione della natura selvaggia, ma nel rispetto dell’ambiente», racconta Menale. Il progetto va completandosi per gradi. In cima ci sono la sostenibilità e l’impatto ambientale zero: «Abbiamo ultimato i pannelli solari termici, per cui il riscaldamento dell’impianto idrico delle tende galleggianti è autonomo. Abbiamo installato dei dispositivi che riducono dell’85% lo spreco d’acqua. A breve termineremo di ristrutturare il ristorante, la struttura si alimenterà con pannelli fotovoltaici». Oltre al ristorante ci sono due bar, di cui uno in piscina. Nel medio-lungo periodo l’obiettivo di Laghi Nabi è di raggiungere l’autonomia energetica

Il Plana Resort, precursore delle tende galleggianti, è composto da una struttura centrale a due piani, il nucleo dell’oasi, e da 14 palafitte disposte lungo uno dei laghi, l’avamposto che ha preceduto il glamping, che insiste su un lembo di terra che separa due dei tre laghi e conta dieci tende, di cui sei a bordo lago e quattro galleggianti. «Le tende galleggianti sono riconducibili a delle house boat. L’esperienza del campeggio si fa galleggiando. Sia le tende a bordo lago che quelle galleggianti sono strutture a impatto zero senza fondamenta, non abbiamo alterato il territorio e l’intervento di installazione è reversibile», spiega Menale. Oltre alle tende, è possibile soggiornare nei lodge o nelle suite dotate di vasca idromassaggio. «Cerchiamo di favorire il contatto con la natura – terra e acqua». Che l’elemento acquatico caratterizzi il luogo è testimoniato dalla presenza nei laghi di tartarughe, rane e uccelli migratori, che possono essere osservati nelle sessioni di birdwatching. Con l’acqua si può interagire partecipando ai corsi di barca a vela, kayak e di cable wakeboard, alimentato dallo stesso principio della funivia. Sulla terraferma sono possibili visite ed escursioni a cavallo o in bicicletta. Le attività che richiedono movimento vengono integrate in un sistema a impatto ridotto, e nel perimetro dell’oasi non ci sono motori a scoppio. I visitatori e gli ospiti si spostano in bici o con piccoli veicoli elettrici, dopo aver lasciato le vetture nel parcheggio esterno.

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Glamping di notte, Immagine Giulia Venanzi

L’oasi campana presenta la pista ciclabile luminescente più lunga d’Europa, con un chilometro e mezzo di lunghezza. «Si tratta di aggregati di vetro borosilicato di recupero, lavorati con fosfori evoluti con l’aggiunta di terre rare (l’europio e il disprosio), che danno colore e lo mantengono nel tempo. La luce del sole a contatto con questi elementi, grazie al vetro, origina una reazione fisica naturale che crea la luminescenza. Questi aggregati di vetro di recupero, come piccoli sassolini di 8-15 millimetri di diametro, hanno il potere di catturare la luce e restituirla al buio. Un progetto di economia circolare di illuminazione», ha spiegato Pellegrino. L’architetto vive a stretto contatto con il suo territorio. Dal 2016 amministra il piccolo comune di Parete, nel casertano. Nel 2012 ha inaugurato a Mondragone il Foof, il primo museo del cane in Europa, per poi dare il via al Plana Resort, nel 2013.

L’oasi è aperta al pubblico, ma la visione che ne costituisce il potenziale non è ancora stata portata a compimento. «Siamo circa al 15% della realizzazione finale. Dalla primavera del 2021 sarà possibile fare delle ascese ancorate in mongolfiera, che raggiungeranno un’altezza di circa 35 metri, da cui sarà possibile ammirare l’oasi e il golfo di Napoli con le sue isole. Sulla riva opposta al glamping monteremo il padiglione brasiliano di Expo 2015, che abbiamo acquistato all’asta», conclude Menale. Manca ancora all’appello la spa galleggiante, che si aggiungerà alla water spa già attiva – oggi chiusa ai visitatori per motivi sanitari.

IMMAGINI

Laghi Nabi 
Via Occidentale
81030 Castel Volturno

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