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Dalla canapa nuova linfa per salvare i produttori italiani

Opera Campi a Parma ambisce a creare un tessuto in canapa morbido come 200 anni fa, e una filiera italiana. Opera significa ‘lavoro’, ‘capolavoro’ e riconduce al territorio, all’opera lirica, che a Parma ha radici salde

Alberto Ziveri ha 26 anni e nel 2017 ha creato Opera Campi, volendo percorrere una strada non ancora battuta. L’idea è arrivata durante una passeggiata sulle colline parmensi, dove un tempo i laghetti erano utilizzati per far macerare la canapa. È stato poi il ritrovamento di capi in canapa vecchi almeno duecento anni, ancora integri e morbidi, a dare la spinta decisiva. Con l’aiuto dello zio ha deciso di compiere un esperimento, piantando due ettari di canapa per studiarla e imparare a comprenderne più a fondo le qualità. «Ne ho subito apprezzato le proprietà», racconta Ziveri, «tra cui la traspirabilità e la capacità assorbimento di Co2 in fase di coltivazione. Una volta compreso che volevo lavorare la canapa, ho fatto ricerche su chi stesse operando nella stessa direzione, ma non ho trovato nessuna azienda che producesse un panno in canapa morbido come quelli antichi. Era un buco di mercato nel quale potersi inserire. Ho cercato i fornitori con un obiettivo: guadagnare zero, ma arrivare a fare il miglior tessuto in canapa, ispirandomi ai teli antichi». 

Le competenze nell’ambito dell’abbigliamento, dovute a una passione personale, e quelle nel campo dell’informatica, acquisite grazie al lavoro nell’impresa di famiglia, hanno aiutato a gestire il processo, dai fornitori alla produzione. «Nel 2017 ho iniziato a utilizzare le piante di canapa europea francesi, che oggi non sono più prodotte. Abbiamo cercato di ricreare sul telo un finissaggio che replicasse l’effetto del tempo sui panni secolari che avevamo trovato. Siamo arrivati a produrre un tessuto soffice come i migliori lini». Nel 2018 il primo risultato: in 4 giorni Ziveri e il team di collaboratori che inizialmente supportava il progetto sono riusciti a vendere 40 giacche a 350 euro l’una, guadagnando 15mila euro in 4 giorni. 

Il nome Opera Campi è un richiamo alla naturalità: qualsiasi cosa prodotta in modo naturale arriva dalla terra. Dal campo coltivato. Opera significa ‘lavoro’, ‘capolavoro’ e riconduce al territorio, all’opera lirica, che a Parma ha radici ben salde. Nel 2018 la canapa europea è stata dismessa, scalzata dalla concorrenza cinese, caratterizzata da una manodopera a basso costo e da un prodotto qualitativamente alto. «Ho deciso di comprare gli ultimi chili di canapa europea per avere un po’ di stock – continua Ziveri – sono stato fermo sei mesi ma alla fine ho dovuto arrendermi. Ho trovato una qualità adatta di canapa cinese. Ho scoperto che la Cina è avanti nella produzione di canapa, e questo mi rende un po’ pessimista circa la possibilità di riprodurre la filiera in Italia e in Europa. Siamo in contatto con l’EIHA, ovvero l’associazione europea della canapa con sede a Bruxelles e non appena si riprenderà a produrre del filato in Europa, saremo tra i primi a saperlo». 

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La tecnica alla base del tessuto ‘Herotex’ ha aperto la strada per la creazione della Lanapa. Immagine Opera Campi

Restavano due problemi da risolvere: la morbidezza della tela e le pieghe che si formano sul tessuto. Con l’aiuto di un tecnico toscano «abbiamo sviluppato un brevetto che ci ha permesso di elasticizzare il tessuto sacrificando l’8% di canapa e inserendo al suo posto un mix di poliestere e lycra – continua – che può ugualmente rispondere a criteri di sostenibilità, e ci stiamo arrivando». Il nuovo tessuto si chiama ‘Herotex’, un omaggio al materiale della tuta di Spiderman. «Una sorta di telo dei supereroi. La lycra aggiunge elasticità, aumenta la resistenza già presente nella canapa. Abbiamo poi analizzato il tessuto in laboratorio e abbiamo scoperto che questo tessuto è coibentante e traspirante». A testimoniare il risultato, i valori riportati dal laboratorio Lart Tessile di Carpi al quale Ziveri si è rivolto. 

«Le percentuali di canapa che utilizziamo noi sono già altissime per la media presente sul mercato. Il brand americano Patagonia, conosciuto come pioniere nel settore, non ha raggiunto livelli simili». I fili resistenti della canapa sono il principale ostacolo alla lavorazione. «Sono così duri da spaccare gli aghi del telaiocome riusciamo noi a produrre maglieria in 100% canapa? Paghiamo di più la nostra magliaia di riferimento. Questo le consente di procedere più lentamente: gli aghi riescono a passare attraverso il filo senza rompersi. Il nostro maglioncino ‘puro’ è uno dei nostri capi più apprezzati e venduti». La tecnica alla base del tessuto ‘Herotex’ ha aperto la strada per la creazione della Lanapa, per la necessità di coprire la stagione invernale. «Non si tratta di un pettinato, ma dei due fili di lana e canapa uniti insieme in maniera creativa, utilizzando un processo brevettato – spiega Ziveri – 66% lana merino di Zegna Baruffa, uno dei primi lanifici d’Italia e 34% canapa. C’è chi dice che la canapa recepisce bene i colori, non è vero. Per la maggior parte dei nostri tessuti, tingiamo filo per filo, cosa che fa aumentare sensibilmente il costo di produzione. Gli stessi problemi si sono presentati anche per la Lanapa. Per evitare di ricorrere a una doppia tintura, che è uno dei processi più inquinanti, abbiamo provato a unire il filo prima di tingerlo. Il nostro tintore ha dovuto fare oltre 50 prove. Un marchio normale non potrebbe mai permettersi di sostenere queste spese. Noi sperimentiamo».

Ziveri ha creato il sito del marchio. Il marketing è sviluppato internamente, dalle fotografie all’e-shop. «Non possiamo spendere per fotografi, sito e agenzie di comunicazione. Essere in grado di fare tutto in proprio ci ha permesso di risparmiare delle somme che sono state tutte reinvestite. La lavorazione si svolge tra Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. Non c’è un fornitore al di fuori di queste regioni. Per quanto riguarda la coltivazione della canapa, l’unica garanzia che abbiamo è la canapa stessa. È una pianta sulla quale non si usano pesticidi perché non ne ha bisogno e in Cina viene prodotta in quelle che vengono chiamate ‘Black Lands’, finanziate direttamente dal governo. Terreni che, un po’ come accadeva da noi secoli fa, sono naturalmente umidi, e che quindi non necessitano di acqua. Ho un rapporto personale con tutti i miei fornitori, che lavorano per il lusso. 

Il 2020 è stato un anno di svolta, che ha segnato un +100% di vendite. «Parte della nostra vocazione è risollevare la filiera italiana. I nostri fornitori stanno incontrando difficoltà a causa della crisi contingente. Occorre non solo ricostruire la filiera della canapa, ma non perdere i passaggi successivi. Abbiamo delle aziende con competenze uniche: c’è un solo produttore al mondo che riesce a realizzare ‘Herotex’, ed è a Prato».

IMMAGINI

Opera Campi
Via Sandro Pertini, 12/A, 
43123 Parma PR

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