Vista dall'interno di un veicolo lungo una strada di Zanzibar, con palme da cocco e vegetazione tropicale ai lati della carreggiata.
La Jozani forest, foresta di palme a sud di Zanzibar. Courtesy of Ario Mezzolani.

Zanzibar, l’isola che il mare presta: dai dhow di Nungwi alle lagune di Bwejuu

Da Nungwi, dove il mare non si ritira, a Bwejuu, dove lascia una laguna: Unguja, l’isola di approdi che Abdulrazak Gurnah ha raccontato

Zanzibar, Tanzania: un’isola fatta di approdi

Abdulrazak Gurnah, nato a Zanzibar e Premio Nobel per la Letteratura nel 2021, ha raccontato nei suoi romanzi la costa swahili e le rotte dell’Oceano Indiano: navi, mercanti, partenze, ritorni. Unguja, l’isola maggiore dell’arcipelago di Zanzibar, è stata per secoli uno scalo tra Africa orientale, Oman, Persia e India. Ne restano tracce nella spiaggia di Nungwi a nord, nelle strade di pietra di Stone Town a ovest, nella foresta di Jozani al centro e nelle lagune di Bwejuu a sud-est. Cosa vedere a Zanzibar dipende da ciò che l’acqua lascia: la marea decide dove si nuota, dove si lavora, dove si cammina sul fondale.

Nungwi, Zanzibar: il mare che non si ritira

La strada dall’aeroporto, dove atterrano i voli diretti di Neos, compagnia aerea italiana di Alpitour World, taglia l’isola per sessantacinque chilometri tra villaggi e palme da cocco fino all’estremità settentrionale. A Nungwi le maree incidono meno che altrove su Unguja: il mare resta dov’è a ogni ora del giorno e la spiaggia non cambia forma.

I dhow aspettano sulla battigia, con le vele latine raccolte e gli scafi di legno appoggiati alla sabbia. Da qui partono per i banchi di sabbia, per Tumbatu, per Mnemba. Nel pomeriggio i masai, arrivati dalla terraferma, percorrono la riva avanti e indietro avvolti nei teli rossi. Al tramonto qualcuno comincia a cantare rivolto all’acqua, e il canto passa da un gruppo all’altro lungo la sabbia.

Dietro la linea delle barche si alza il SeaClub Style Sandies Nungwi Beach, nuovo ingresso nella collezione di VOIhotels e proposto in Italia da Francorosso. Il progetto è italiano, costruito con maestranze locali, e riprende i materiali e le forme che hanno dato volto a Stone Town sotto gli omaniti: pietra e legno del posto, il profilo dei dhow, i verdi della vegetazione, la sabbia, le tinte dell’oceano. L’edificio si abbassa verso la riva e lascia ai balconi il compito di guardare l’acqua. Il pranzo si serve in terrazza, l’aperitivo sul rooftop, mentre sotto la spiaggia cambia luce. Nungwi ospita anche il Mnarani Marine Turtles Conservation Pond, dove si proteggono le tartarughe marine.

Edifici con strutture portanti in legno e coperture in paglia intrecciata, costruiti su una formazione rocciosa affacciata sulla spiaggia di Nungwi, Zanzibar.
Le costruzioni tipiche della costa di Nungwi Beach. Courtesy of Ario Mezzolani.

Stone Town, Zanzibar: la città di pietra corallina

La costa occidentale cambia registro. Stone Town, Mji Mkongwe in swahili, la Città Vecchia, è Patrimonio UNESCO dal 2000, e nei suoi vicoli si sovrappongono architetture arabe, persiane, indiane ed europee. Le porte di legno intagliato e borchiato segnano gli ingressi delle case dei mercanti, la pietra corallina tiene insieme i muri. Fuori dal centro storico comincia Ng’ambo, «l’altra parte», dove abita il resto della città.

Lungo il Mizingani, il lungomare, l’Old Fort costruito dagli omaniti nel Seicento confina con la House of Wonders, voluta nel 1883 dal sultano Barghash: il primo edificio dell’Africa orientale con un ascensore, il primo di Zanzibar con la luce elettrica. Davanti, i Giardini di Forodhani si riempiono al tramonto di bancarelle di pesce alla griglia e di famiglie sedute sul muretto.

Nell’interno, dove sorgeva l’antico mercato degli schiavi, c’è la cattedrale anglicana costruita dopo l’abolizione: l’altare occupa il punto in cui stava il palo delle fustigazioni. Zanzibar fu per secoli uno dei centri della tratta in Africa orientale, gestita sotto i sultani omaniti, e le celle sotterranee, il memoriale e il museo accanto lo documentano. A pochi isolati è la casa dove nel 1946 nacque Farrokh Bulsara, figlio di una famiglia parsi, noto poi come Freddie Mercury, e poco oltre il mercato di Darajani vende pesce, spezie, frutta e stoffe.

Jozani: la foresta dei colobi rossi

La strada che da Stone Town scende verso sud-est incontra il Jozani-Chwaka Bay National Park, l’unico parco nazionale di Zanzibar, riserva della biosfera UNESCO. Cinquanta chilometri quadrati di foresta, macchia di corallo e mangrovie, che si visitano con una guida in tre quarti d’ora o poco più. Il sentiero passa tra mogani e felci, poi sale su una passerella di legno lunga circa un chilometro sopra le mangrovie della baia di Chwaka.

Tra le chiome vive il colobo rosso di Kirk, detto anche colobo rosso di Zanzibar, endemico di Unguja e classificato come specie in pericolo, battezzato dal naturalista britannico John Kirk. Scende di rado a terra e mantiene le distanze, mentre una strada asfaltata attraversa la foresta: le collisioni con i veicoli sono state a lungo una causa di mortalità, ridotta dagli interventi vicino all’ingresso. Intorno al parco i villaggi vivono di agricoltura e pesca, e il turismo entra nel loro bilancio attraverso le guide e i banchi di artigianato all’ingresso.

Spiaggia di sabbia bianca sulla costa sud-orientale di Zanzibar, con palme da cocco, vegetazione tropicale e Oceano Indiano sotto un cielo nuvoloso.
Le spiaggie bianche del sudest di Zanzibar. Le costruzioni tipiche della costa di Nungwi Beach. Courtesy of Ario Mezzolani.

Bwejuu: il Diamonds Bijoux e la laguna che si svuota

Dopo Jozani la strada punta a est, la vegetazione si dirada e compare l’oceano. Bwejuu si allunga lungo la costa sud-orientale, a poca distanza da Paje, e a bassa marea l’acqua si ritira per centinaia di metri e lascia una laguna bassa, attraversata a piedi.

Il Diamonds Bijoux, scelto da Turisanda1924, marchio di viaggi di Alpitour World, si apre su questo spazio. L’architettura segue la tradizione swahili e le influenze arabe: balconi e terrazze che scendono tra i giardini tropicali verso la spiaggia, interni chiari, legno e pietra. Le suite guardano direttamente l’oceano, le ville hanno la piscina privata affacciata sull’acqua, la doccia all’aperto, un butler che si occupa del resto. La cena cambia latitudine a ogni sera: la griglia della Nyama Choma Steak House, il banco del Teppanyaki Table, la cucina asiatica dell’HI-MI. A pranzo, a bordo piscina, la pizzeria Marechiaro porta un pezzo d’Italia sull’Oceano Indiano, mentre l’Ocean Terrace Restaurant mescola cucina internazionale e ingredienti locali. Nella spa l’hammam marocchino, il percorso Kneipp e la piscina Tulia scandiscono le ore in cui il mare è lontano.

Nella laguna, intanto, comincia un altro lavoro. Le donne di Bwejuu entrano nell’acqua bassa con corde e pali di legno, li piantano nella sabbia e legano le alghe alle funi. La coltivazione arrivò a Zanzibar negli anni Ottanta, e oggi le donne ne sono la grande maggioranza: per molte è il primo reddito proprio.

Zanzibar: quando l’acqua risale

Poi la marea torna a Bwejuu. Risale sui pali di legno, copre le funi, riporta le donne alla riva con i cesti sulla testa, e la laguna si richiude come non fosse mai stata aperta. All’altra estremità dell’isola, a Nungwi, i dhow restano sulla battigia con le vele raccolte, in attesa del mattino, mentre qualcuno canta ancora sulla sabbia.

Zanzibar è un’isola di partenze e ritorni, e la regola vale per l’acqua prima che per le persone. Si misura così: in ore di marea, in barche che aspettano, in pietra costruita da chi è arrivato dal mare, in una foresta che custodisce un primate che non esiste altrove. Il resto si è inserito dopo.

Ario Mezzolani

Bassa marea lungo la costa sud-orientale di Zanzibar, con fondale sabbioso visibile, accumuli di alghe marine e cielo coperto da nuvole.
Le maree che scendono e salgono a sud est di Zanzibar.Courtesy of Ario Mezzolani.
Struttura turistica a Nungwi Beach, Zanzibar, con tetti in paglia, passerelle in legno e muri in pietra corallina attorno a uno specchio d'acqua.
Nungqui beach, Seaclun Style. Le maree che scendono e salgono a sud est di Zanzibar.Courtesy of Ario Mezzolani.
Vista dall'interno di un veicolo lungo una strada di Zanzibar, con palme da cocco e vegetazione tropicale ai lati della carreggiata.
La Jozani forest, foresta di palme a sud di Zanzibar. Courtesy of Ario Mezzolani.