Rear view of a nude woman standing barefoot against a plain wall, one hand resting at her lower back.
Eleonora Agostini A Study on Waitressing

Cosa pensa e come vive una cameriera? Eleonora Agostini, A Study on Waitressing

In A Study on Waitressing, Eleonora Agostini torna nel ristorante della sua famiglia e fotografa la madre al lavoro.

A Study on Waitressing, Eleonora Agostini. Il progetto nasce da un’esperienza d’infanzia. Da bambina Agostini sedeva nel ristorante e guardava la madre muoversi tra i tavoli, tra la sala e la cucina, separate dalla tenda: davanti, la parte visibile del lavoro; dietro, la stanchezza, un commento, una pausa. Poi, rientrando in sala, bisognava ricomporsi.

Agostini lavora quella memoria con fotografia, archivio familiare, collage, testo e filmato. Il lavoro di cameriera diventa una lente sul rapporto tra intimità e norma sociale, tra lavoro di cura e rappresentazione del femminile. La sala impone un codice: sorridere, attendere, occupare poco spazio, restare sempre reperibili. Un codice che resta nel corpo anche fuori dal turno: una postura tenuta davanti al cliente può tornare davanti alla macchina fotografica.

La postura dell’attesa tra sguardo, controllo e lavoro invisibile

La postura che apre il progetto è l’attesa: «È stata la postura dell’attesa. Una postura che contiene un paradosso in quanto sembra stasi, ma è azione nell’immobilità – essere in movimento anche quando si è fermi». Chi guarda da fuori vede immobilità; dentro c’è lavoro continuo: «nell’attesa c’è osservazione, studio, percezione, ripetizione ed è forse l’unica posa in cui il corpo non va in automatico». Da qui una postura di potere, «in quanto lo sguardo che ricade sulla cameriera in quel momento non è uno sguardo neutro».

È anche la postura che tiene insieme i due poli del progetto: «il mondo visibile, quello a cui si ha accesso, e quello nascosto, che sta dietro la tenda». Nel testo del libro, Joanna Walsh la ribalta: «The waitress is always busy. The waited-on is the only one who really waits».

Woman with short gray hair standing barefoot against a black background, wearing a white shirt and black skirt.
Eleonora Agostini, A Study on Waitressing

Il corpo materno come documento sociale e familiare

Per Agostini il corpo materno è già un documento sociale: «non credo sia possibile guardare il corpo materno senza leggerlo anche come documento sociale». Nel ristorante la figlia ha conosciuto la madre come figura plurale: «La mia esperienza di mia madre è sempre stata triplice: come madre, come persona, e come cameriera». Ed è nella condivisione che il privato diventa pubblico: «Dal momento in cui diventa condiviso, diventa sociale».

In How to Stand in Front of the Camera, How to Stand in Front of the Client, Agostini raccoglie sette immagini di gambe ritagliate dall’archivio familiare: dal ristorante, da vacanze, da momenti con amici e con il padre. Il taglio rimuove il contesto e lascia la postura: «Nonostante i vari contesti, la sua postura e atteggiamento davanti alla macchina fotografica rimane invariata».

Piedi, gambe, mani e sorriso: frammenti del lavoro di sala

Il progetto procede per frammenti. «Associo le gambe di mia madre a una memoria muscolare fatta di ripetizione, postura e resistenza». Mani e piedi «portano il peso del tempo e della fatica»; il sorriso conserva la memoria della performance sociale, spontaneo e insieme dovuto.

I piedi nascono da collage e movimenti circolari, il percorso della cameriera tra i tavoli: «I piedi, ad esempio, sono forse l’unica parte del corpo della cameriera a cui il pubblico non ha accesso».

Le mani nascono dal confronto con un manuale di galateo alberghiero, rivolto a un pubblico femminile ma illustrato con figure maschili: «Le mani di mia madre entrano quindi in conversazione con quelle mani maschili, mettendo il manuale in discussione e allo stesso tempo rispondendo alle sue istruzioni». Dal manuale ritorna anche la prescrizione sul sorriso: «Always smile while speaking. It should be a spontaneous smile, not forced (which is noticeable). If you cannot smile you should change profession».

Archival photograph showing a woman's legs in sheer black tights and black heels, standing beside a table in a restaurant.
Eleonora Agostini, A Study on Waitressing

Scena e retroscena: Goffman nel corpo della cameriera

Il riferimento a Goffman è già nella sala: davanti la compostezza, dietro la tenda ciò che resta nascosto. Nel progetto i due piani iniziano a incontrarsi «attraverso strategie di accostamento, sia nello spazio espositivo che nella struttura del libro», pur restando distinti: «rimangono separate, ma non possono esistere l’una senza l’altra».

«La performance diventa corpo». La divisa può sparire, il ruolo resta: «Quando il ruolo invade anche il riposo, restano automatismi, posture, forme di controllo del corpo che continuano anche fuori dal lavoro». In Notes for my Clients la madre usa il blocco note degli ordini per scrivere pensieri taciuti ai clienti: «un tentativo di aprire una crepa nella performance, di rivelare che il ruolo non occupa mai completamente la persona».

Madre, donna, lavoratrice: il femminile oltre il ruolo unico

Il progetto guarda la madre oltre la maternità. A Agostini interessa l’incrocio tra madre, donna e lavoratrice: «molte delle cose che ci si aspetta da una cameriera non sono così diverse da quelle che ci si aspetta da una donna o da una madre in una società patriarcale». La madre resta più di un oggetto di osservazione: «Questo spostamento mi ha fatto vedere mia madre non come una figura singola o stabile, ma come un corpo attraversato da ruoli diversi che spesso rispondono alle stesse logiche sociali».

Archival photograph of a waitress in a black-and-white uniform standing behind stacks of plates, pastries and flowers at a restaurant buffet.
Eleonora Agostini, A Study on Waitressing

Il limite dello sguardo tra fotografia, consenso e intimità

Portare il corpo della madre nello spazio dell’arte implica un’esposizione delicata: «Il rispetto dei limiti di mia madre è stato centrale nella costruzione del lavoro». Alcune immagini sono rimaste fuori. Lo scatto avviene in «una sorta di bolla protetta da altri sguardi»; il libro e la mostra cambiano la natura delle immagini, «che passano da essere un’esperienza personale a un’esperienza collettiva». Da qui la responsabilità: «chi lavora con le immagini ha la responsabilità di assicurarsi che la persona attraverso cui il lavoro prende forma sia completamente a proprio agio con la diffusione della propria immagine».

La memoria muscolare del servizio

Agostini, artista italiana con base a Londra, ha studiato all’Istituto Europeo di Design di Milano e al Royal College of Art; la sua pratica attraversa fotografia, immagine in movimento, performance e scultura. A Study on Waitressing è pubblicato da Witty Books e tiene insieme libro, installazione e archivio.

Alessia Caliendo

Handwritten Italian text reading “In cucina mi daranno un bacio” on a sheet of squared paper.
Eleonora Agostini, A Study on Waitressing
Fifteen black-and-white photographs of hands in different gestures arranged over red-and-white checked fabric, with a color photograph of a hand below.
Eleonora Agostini, A Study on Waitressing
Rear view of a nude woman standing barefoot against a plain wall, one hand resting at her lower back.
Eleonora Agostini, A Study on Waitressing