
Scandalo e vergogna alla Torre di Pasolini: abuso di potere contro la gente comune
Prepotenza e malagestione nella burocrazia italiana alla Torre di Pasolini: l’amministrazione pubblica si accanisce contro un singolo cittadino – che vuol dire: contro tutti noi
La Torre di Pasolini è un edificio medioevale nel cuore della Tuscia, tra Lazio e Toscana. La Torre fu acquistata e restaurata da Pier Paolo Pasolini che nei pressi della Torre, recuperando alcuni ruderi, vi costruì la sua casa. Alla morte di Pasolini, il complesso della Torre andò ai suoi eredi, che ottennero il vincolo nel 2001 dal Ministero dei Beni Culturali.
I lavori edili di restauro e manutenzione sarebbero dovuti proseguire, aprendo nuovi cantieri, con l’impegno di salvaguardare il sito storico. I fondi non divennero più sufficienti e gli eredi provarono a destare l’interesse delle Istituzioni Pubbliche. Non ottennero considerazione. Non avendo ulteriori risorse, gli eredi dovettero risolversi, nel 2020, a mettere in vendita la proprietà. L’immobile rimase sul mercato per mesi.
Gabriele Gallinari e gli eredi di Pasolini
Gabriele Gallinari, uomo di neanche cinquanta anni, decide di farsene carico e di tentare l’impresa. La compravendita avvenne in sintonia e reciproca stima, tra gli eredi e Gallinari. Prima di procedere, Gallinari si premurò di controllare che ogni carta fosse regolare. Il Comune certificò l’assenza storica di usi civici. Lo Stato rinunciò alla prelazione, motivandone le ragioni in un’interrogazione parlamentare. Per riuscire in questa operazione, Gallinari dovette vendere la propria abitazione di Roma, una prima casa.
Gallinari sottoscriveva una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino per riaprire il complesso al pubblico con le stesse modalità con cui lo facevano gli eredi. Non soltanto: Gallinari dimostrò che avrebbe intensificato le iniziative culturali a titolo gratuito presso la Torre di Pasolini.
Da quel momento in avanti Gabriele Gallinari si è fatto carico della costante opera di restauro necessaria alla Torre. Quattro anni e ingenti somme di denaro, sempre sotto la vigilanza della Soprintendenza – ovvero tutte le sue risorse finanziarie per riuscirci (per inciso: Gabriele Gallinari di mestiere fa l’attore in teatro di prosa, un ragazzo cresciuto dedicandosi cultura e letteratura).
Il tentativo di furto da parte dell’Università Agraria
Oggi, un tentativo di quello che altro non può sembrare che furto ed estorsione, è condotto dall’Università Agraria di Chia. Da precisare e tenere bene a mente che un’Università Agraria è ente privato che gestisce beni demaniali – non un ateneo universitario. Nome altisonante per un soggetto privato vincolato per legge allo svolgimento di attività agro-silvo-pastorale su terreni demaniali a beneficio della comunità locale. L’Università Agraria di Chia conta circa 120 iscritti – si può dire pochi, per un ente che dovrebbe rappresentare una comunità e il suo territorio
L’Università Agraria di Chia, sotto la nuova presidenza di Gianluca Inverni, rivendica la proprietà della Torre di Pasolini a titolo gratuito, sostenendo che essa sia gravata da usi civici. Dichiara e pretende che i certificati comunali non abbiano valore, che una compravendita regolarmente avvenuta tra privati cittadini non abbia merito. L’Università Agraria di Chia impone a Gabriele Gallinari di cedere la Torre che ha acquistato, restaurato e mantenuto: di consegnarla senza alcun indennizzo economico – senza neanche voler ricordarsi che un esproprio a titolo gratuito è incostituzionale. Una prepotenza che deve spaventare tutti noi, tutti i privati cittadini: se tale prepotenza potesse essere accolta da un Tribunale italiano, significa che l’intero apparato è viziato e pericoloso.
Il ricorso arriva al tavolo del Commissario unico per la liquidazione degli Usi Civici di Lazio Umbria e Toscana, Antonio Perinelli. Il Commissario affida – giustamente – la pratica al suo consulente tecnico d’ufficio di fiducia (il CTU), il quale – svolta la ricerca storico archivistica e le verifiche professionali, dà ragione al Gallinari. In parole precise: il CTU esclude definitivamente che la proprietà Pasolini sia gravata da usi civici. La questione dovrebbe risolversi – invece proprio qui, degenera in un’esperienza di violenza, scandalo e ingiustizia.

Il Commissario Antonio Perinelli
Recepito il parere formale del CTU, il Commissario Antonio Perinelli decide in senso opposto. Il Commissario si discosta dalle conclusioni del Consulente Tecnico da lui stesso incaricato, senza motivarne il perché. Il Commissario Antonio Perinelli ordina che Regione Lazio esegua la reintegrazione degli immobili in favore dell’Università Agraria di Chia. Leggendo la sentenza, è il Commissario stesso che ammette e riferisce l’obiettiva opinabilità dell’esistenza degli usi civici – ma il Commissario sembra possa abusare del suo potere: di questa obiettiva opinabilità se ne infischia, e ordina alle forze dell’ordine di buttare fuori dalla propria casa un rispettabile cittadino.
Come premesso, e andando contro la Costituzione, nessun indennizzo è previsto per Gabriele Gallinari, neanche il diritto relativo alle migliorie: con leggerezza e semplicità che somigliano a malafede, Gallinari è invitato a rivalersi sugli eredi di Pasolini da cui acquistò la Torre rispettando ogni termine di legge.
Gallinari decide di reagire: fa ricorso presso la Corte d’Appello di Roma presentando istanza di sospensione della sentenza di primo grado. La Corte d’Appello rigetta la sua domanda e fissa l’udienza a luglio 2028.
Adesso i toni sono quelli di una farsa cattiva che in Italia si pensava non potesse più accadere. La Regione Lazio esegue l’ordine del Commissario Antonio Perinelli e avvia quello che si può definire esproprio – anche se formalmente prende il titolo di reintegra – basandosi su una sentenza che non è ancora passata in giudicato e con un appello pendente. All’inizio di settembre 2026, una PEC di Regione Lazio impone al Gallinari di lasciare la sua prima casa entro 30 giorni e stabilisce che sarà Gallinari – definito “occupatore” – a dover pagare un indennizzo all’ente privato Università Agraria di Chia e che addirittura sarà l’Università Agraria di Chia a stabilirne l’importo.
Università Agraria di Chia e lo sfruttamento del Bosco di Pasolini
Intanto, l’Università Agraria di Chia ha recintato senza autorizzazione un’area boschiva di venti ettari, per sfruttarla finanziariamente: l’ente affitta quello che presenta come “Il Bosco di Pasolini” per eventi, produzioni fotografiche e cinematografiche (promosse con immagini quasi pornografiche), imbastendo attività di intrattenimento per un pubblico a cui si chiede di pagare un biglietto di ingresso (per dare un esempio, statue di ninfe in vetroresina sono state disposte come attrazione lungo il percorso naturalistico).
Una cattiva gestione burocratica e legale: i fatti qui esposti ricordano le vicende di lobby locali maldestre e omertose. Per di più, dando ultima offesa alla memoria di Pier Paolo Pasolini, che lottò contro ogni disfatta umana, e che oggi ritrova il proprio nome commercializzato affinché turisti male accorti vogliano spendere qualche euro per inorridire di fronte a ninfe in vetroresina.
Sembra un’ironia conclusiva: finalmente arriva un esile intervento del Comune: 28 manufatti abusivi sono stati contestati. Viene notificato all’Università Agraria di Chia un ordine di demolizione e una sanzione di 20.000 euro. Poca roba, di fronte alla refurtiva di cui si sta trattando.
Nota Informativa
Per sensibilizzare Istituzioni e opinione pubblica e cercare di salvare la proprietà è stata lanciata su change.org una petizione rivolta alla Regione Lazio intitolata “Pasolini abusivo? Salviamo la sua torre”. La petizione ha raggiungo in pochi giorni ha raggiunto 3.000 firme.