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Fondi Europei: l’Italia spende poco e male le risorse che arrivano da Bruxelles

Il nostro Paese è il secondo su 27 per soldi ottenuti dall’Unione, ma è tra gli ultimi per progetti portatati a termine. Nel periodo 2014-2020 sono stati destinati all’Italia 75 miliardi

Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese. John Kennedy pronunciò questa frase il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio 1961. Sessant’anni dopo siamo a chiederci cosa l’Europa faccia per i cittadini, come incide nell’economia dei singoli stati. La programmazione economico-finanziaria dell’Unione ha una durata di sette anni. I fondi sono di due tipologie: diretti e indiretti. I primi sono erogati dalla Commissione Europea, attraverso programmi specifici; i secondi sono i fondi strutturali, distribuiti a livello nazionale e regionale da enti pubblici locali o centrali. Tutte e due le tipologie rientrano nel bilancio dell’Unione europea 2014-2020, che ammonta a circa 960 miliardi di euro. I fondi sono cinque. 

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) è uno dei maggiori strumenti finanziari della politica di coesione dell’Unione. Il fine cui è preposto è la diminuzione le disuguaglianze esistenti tra i diversi livelli di sviluppo delle regioni e di recuperare il ritardo di quelle meno avanzate. L’attenzione è concentrata sulle aree con svantaggi non solo economici, ma anche naturali e demografici (come le zone più settentrionali, che hanno una densità demografica bassa, o le regioni insulari, di frontiera e di montagna). 

Il FSE, Fondo sociale europeo, si concentra sulle persone vulnerabili e a rischio di povertà, con attenzione al miglioramento della formazione e dell’occupazione in tutta l’Unione. Fra il 2014 e il 2020 sono stati previsti investimenti per oltre 80 miliardi di euro, con 3,2 miliardi di euro in più destinati alla crescita dell’occupazione giovanile. 

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SICILIA 2020, IMMAGINI CHIARA A. RUOZZO

Il Fondo di coesione sostiene gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90 percento della media dell’Unione europea. È nato nel 1994 con lo scopo di ridurre le disparità economiche e sociali e promuovere lo sviluppo sostenibile. Nel periodo 2014-2020 per il fondo sono stati stanziati 63,4 miliardi di euro e i paesi che ne hanno usufruito sono stati: Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. 

Il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) sostiene la redditività economica delle comunità rurali attraverso misure di sviluppo, con strategie e finanziamenti per consolidare il settore agroalimentare e forestale, la sostenibilità ambientale e la salute delle zone rurali. I tre obiettivi di sviluppo rurale a lungo termine per il periodo 2014-20 includono: promuovere la competitività dell’agricoltura; garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima e realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e delle comunità rurali, compresa la creazione e il mantenimento dell’occupazione. 

Il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), aiuta i lavoratori del settore a utilizzare metodi di pesca sostenibili e le comunità costiere a differenziare le economie, migliorando la qualità della vita nelle regioni marittime europee. Il Fondo viene utilizzato per cofinanziare progetti, insieme ai finanziamenti nazionali. A ogni Paese è assegnata una quota del budget totale del Fondo, in base alle dimensioni della sua industria della pesca. Ogni stato elabora un programma operativo, dichiarando come intende spendere i soldi e una volta che la Commissione approva questo programma, spetta alle autorità nazionali decidere quali progetti saranno finanziati. Le autorità nazionali e la Commissione sono congiuntamente responsabili dell’attuazione del programma.

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CALABRIA, 2020, IMMAGINI CHIARA A. RUOZZO

Le risorse che Bruxelles destina alle regioni, inserite nei programmi di coesione europei, sono distribuite in un periodo di sette anni, mentre gli obiettivi e l’uso sono pattuiti dal governo e dalla Commissione Europea all’interno del Quadro Strategico Nazionale. Le risorse sono trasmesse attraverso il FESR e il FSE. Lo Stato concorre ai programmi di coesione europei co-finanziando i fondi europei. Questa è una prassi introdotta per aumentare il senso di responsabilità del Paese che beneficia delle risorse assegnate dall’Unione Europea, che effettua i trasferimenti solamente quando il progetto è stato approvato. 

L’Italia non si è dimostrata efficiente nell’uso delle risorse. I comuni e le regioni spesso non promuovono sufficientemente il modo in cui impiegano i fondi strutturali e di investimento europei per ammodernare le infrastrutture, per promuovere l’imprenditoria o sostenere i giovani. Dopo la Polonia, l’Italia è il Paese ad aver ottenuto più risorse: 75 miliardi, di cui 33 miliardi (il 44,6 percento) destinati al Fondo europeo di sviluppo regionale FESR, 21 miliardi (il 27,8 percento) per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, 17 miliardi (il 23 percento) destinato al Fondo sociale europeo. Circa due miliardi sono destinati al programma operativo per l’occupazione giovanile e quasi un miliardo per il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. Analizzando i dati European Structural and Investment Funds della Commissione europea, si deduce che dei 75 miliardi stanziati l’Italia ha speso il 40 percento dei fondi, 29 miliardi, mentre l’84 percento, 61 miliardi, è stato destinato a progetti. Gli altri Paesi europei hanno speso in media il 47 percento dei fondi stanziati. 

Peggio dell’Italia la Spagna, che ha speso solo il 35 percento dei 56 miliardi assegnati dall’Unione. I dati di Opencoesione, l’iniziativa di open government sulle politiche di coesione in Italia, coordinata dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, mostrano come il settore in cui sono stati spesi meglio i fondi è quello della promozione dell’occupazione giovanile: il 57 percento delle risorse è stato speso. Per quanto riguarda il Fondo per lo sviluppo regionale il paragone con gli altri Paesi è negativo: il 31 percento delle risorse spese in Italia contro il 36 percento dei paesi Ue. A giugno 2020 solo il 10 percento dei programmi del FESR è stato concluso, il 4 percento non è ancora stato avviato, il 3 percento è stato liquidato, mentre l’83 percento è ancora in corso. A pochi mesi dalla conclusione del settenario la maggior parte dei progetti è ancora in fase di ultimazione. 

Per le regioni italiane, la performance è eterogenea, con tassi di spesa superiori alla media UE figurano solo Emilia-Romagna e Toscana. Alcune regioni del Sud (Molise, Basilicata e Campania) hanno un buon posizionamento quanto a tassi di selezione dei progetti, ma mostrano una bassa capacità di spesa, mentre Piemonte e Veneto evidenziano un tasso di selezione inferiore alla media europea, ma hanno una buona capacità di spesa. Undici regioni presentano un valore basso in entrambi gli indicatori. Sono regioni eterogeneo sotto il profilo territoriale, sia del Sud (Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna), ma anche del Centro (Lazio, Umbria e Marche) e del Nord (Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia). La prestazione insoddisfacente di queste aree va valutata anche alla luce dell’entità delle risorse coinvolte. Nel caso della Lombardia, per esempio, le risorse complessivamente disponibili per il 2014-2020 ammontano a 3,1 miliardi, meno dell’1 percento in rapporto al PIL regionale. Diversa è la situazione della Puglia in cui i fondi messi a disposizione (7 miliardi) rappresentano il 12 percento del Prodotto interno lordo. In valori assoluti, la Puglia spicca nello stato di avanzamento dei progetti, con 2,1 miliardi di euro, secondo i dati dell’Agenzia di coesione del Governo italiano. Va osservato che si tratta di un Programma FSE-FESR e che rispetto alla dotazione complessiva, la spesa certificata si ferma a meno di un terzo delle risorse programmate. Stesso discorso vale per Sicilia e Campania, che hanno certificato spese, rispettivamente, per 1,2 e 1,3 miliardi di euro nell’ambito dei Programmi FESR, rispetto a una dotazione complessiva di 4,5 e 4,1 miliardi.

Nel ciclo di programmazione 2014-2020, l’Italia e le regioni italiane non sono riuscite a spendere le risorse assegnate nei tempi richiesti. In confronto alla media europea l’Italia è più lenta nell’utilizzo dei fondi, sia per la scelta dei progetti, che per la loro attuazione. Questo ritardo può essere il risultato di inefficienze, di iter amministrativi articolati e poco chiari, di poca visione strategica, ma dipende anche dalla tipologia di progetti selezionati, particolarmente nei casi in cui sono da finanziare investimenti a carattere pluriennale e di entità elevata, che per loro natura richiedono tempi di realizzazione più lunghi. Ancora si sa poco su come l’Italia deciderà di spendere i 172 miliardi di euro che gli spettano del piano NextGenerationEu. Finora si è discusso su quando arriveranno i soldi e se il piano verrà approvato dal Consiglio, ma l’argomento potrebbe essere affrontato chiedendosi se il nostro Paese sia in grado di spendere concretamente quei soldi.

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Per una visione generale sull’utilizzo dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei in Lombardia il 26 novembre si è svolto l’evento Orizzonti di sviluppo: valori e innovazione per costruire il futuro. L’iniziativa, interamente online dall’incontro Job&ORIENTADigital Edition alla Fiera di Verona. Oltre agli interventi istituzionali sono stati illustrate tematiche specifiche di interesse: dall’inclusione sociale nelle aree metropolitane periferiche alla valorizzazione delle Aree Interne, dall’investimento sull’innovazione per contrastare la pandemia in corso alle nuove politiche su mercato del lavoro e formazione giovanile. Si è illustrato come caso esemplificativo l’intervento finalizzato a riqualificare l’offerta abitativa pubblica e a sostenere l’inclusione sociale delle fasce deboli del tessuto cittadino di Bollate. Il quadro finanziario indicato nell’Accordo di Programma dispone di 7,3 milioni di euro di risorse FESR, per la riqualificazione di edifici di edilizia residenziale pubblica, l’eco-efficientamento di edifici pubblici non residenziali, la riqualificazione di sistemi di illuminazione pubblica e l’avvio e il rafforzamento di attività imprenditoriali con effetti socialmente utili. Il focus dell’operazione per Bollate ha importanza in quanto risponde alla necessità di costituire una continuità di funzioni tra l’area urbana e il parco, attualmente separati, soprattutto attraverso azioni di rigenerazione del tessuto sociale.

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