Moda Ruvida: Paul Smith e le Unsuitable Situations, tra sesso e ironia

Abiti sartoriali e rilassati per situazioni poco idonee – la sfilata di Paul Smith è ancora un compendio formalità arguta e gioventù rotta

Paul Smith e le Unsuitable Situations – da Gavin Lambert a Savile Row

Los Angeles, anni Settanta – The Goodbye People, Gavin Lambert: personaggi improbabili: una ragazza vedova, milionaria e solitaria a Pasadena; un ragazzo bello come un vichingo che fa innamorare chiunque, deve cambiare passaporto quattro volte. Situazioni inopportune. Unsuitable Situations. Nei bungalow dello Chateau Marmont dicevi ci sono i fantasmi – un ritratto di un ragazzo triste davanti al letto, non ti faceva dormire. Unsuitable Situations è un frammento del titolo della sfilata di Paul Smith – non siamo a Los Angeles, non siamo a Londra – siamo a Milano.

Pantaloni lunghi a sigarette ma rilassati, cravatte slacciate. Sottili sagome geometriche. Ironia e stile britannico nella loro forma migliore. Unsuitable Situations. Abiti da sartoria indossati quando meno ti verrebbe in mente di sceglierli – come per aiutare un contadino durante la vendemmia in Toscana. Paul Smith fu uno dei primi a sdrammatizzare la formalità di Savile Row – fu sempre Paul Smith a inventare il concept store – un negozio dove non sai quello che trovi, ma sai che qualsiasi cosa trovi, è parte di un’unica storia, esprime lo stesso concetto.

Paul Smith, i girasoli in Inghilterra e la gioventù rotta

L’umorismo inglese è una forma di letteratura. Quelle freddure, un tocco di grigio, un menefreghismo costante di ogni rispettabilità conviviale. La moda di Paul Smith, la sottile arguzia. Le gambe lunghe dei modelli che Smith sceglie per il suo casting possono richiamare le orecchie lunghe di un coniglio. Flessuose; resistenti quanto i gambi di un girasole in un prato in Inghilterra – dove i girasoli non sono arsi dal sole caldo della Toscana dove l’uva è Sangiovese.

Gli uomini di Paul Smith sono quelli che incontravi a Los Angeles con Gavin Lambert; a Londra li trovi seduti sui sellini delle biciclette, appoggiati ai marciapiedi. La giacca verde o blu petrolio, prima di andare ad Ascot con il duca di Westminster. Royal & Rock, la grafica ancora ironica, la sartoria italiana un poco meno rigida di quella inglese – Paul Smith è una deviazione dalla conformità. Paul Smith ripeteva la sua ammirazione per la destrutturazione di Giorgio Armani. 

Te lo puoi immaginare, Paul Smith, mentre veste e controlla i modelli prima di mandarli in passerella. Sistema il dettaglio, allaccia il polsino della camicia. La cravatta non vuole annodarla, resta libera come un foulard, un vezzo. Te lo immagini, Paul Smith a dare la carica a questi ragazzi, a far loro capire perché sono stati scelti. 

Come per altri maestri del design e della moda, come altri che rilasciano sfilate da anni, Paul Smith sa bene quanto il casting sia protagonista di sfilata. I ragazzi di Paul Smith hanno il sapore della gioventù, ma è una gioventù rotta – magari anche solo da goliardia – pur sempre rotta. Il viso è quello di un pugile senza muscoli, di un ciclista che cade senza farsi male. Volti triangolari, nasi appuntiti, con la gobba storta come quella che aveva Cesare, a Roma. 

Un po’ di lentiggini, gli occhi grandi sagomati sono rombi disegnati da un alunno in seconda elementare a cui hanno appena spiegato che cosa significhi quadrato – e il quadrato non lo sa disegnare, quindi viene fuori con un rombo. 

Paul Smith, l’ironia come per Agatha Christie

I capelli biondi diventano cenere. La pelle scura non è cioccolato ma farina per un muffin al cacao. Le membra maschili non sono legno di quercia, ma guscio di castagna. I fiori sono i fiori che Agatha Christie curava con cura nel suo giardino mentre scriveva C’è un cadavere in biblioteca: una ragazza vestita da Marilyn Monroe è ritrovata senza vita nel salotto di un colonnello – un altro romanzo, come quello di Gavin Lambert, tornato di moda. 

 Agatha Christie riusciva a portare ironia nei suoi libri, mescolando battute ciniche e deliziose, tra strangolamenti, veleni e pugnali. Paul Smith nella sua materia è degno compare: porta la stessa voglia dissacrante per sminuire ogni pregiudizio o preambolo che l’industria della moda continua stupidamente a imporsi. Paul Smith ci ride sopra – o meglio, Paul Smith sorride: perché anche quando siamo felici non ci prendiamo mai sul serio. 

Carlo Mazzoni

Paul Smith, Man, SS27
Paul Smith, Man, SS27
Paul Smith, Man, SS27