Armani Uomo SS27

Moda Ruvida: il Mediterraneo di Armani, tra bellezza e politica

Mercato Mediterraneo: il titolo della sfilata di Armani in Via Borgonuovo – la politica attuale e la cultura, Paolo Sorrentino in cortile, il rimando al film di Salvatores

La bellezza dei ragazzi di Armani: Aleksandar Rusić

Per Armani vanno in scena i ragazzi che a luglio se ne stanno bene al mare. Figli della borghesia, studiano all’università materie per le quali non lavoreranno, eredi delle grandi famiglie italiane, quelli a cui gliene frega poco: a noi piacciono per la loro strafottenza che ci appare rilassata, quel poco di noia che ci ricorda un pomeriggio felice senza bruciare in una città ruvida e cattiva. Belli, i ragazzi di Armani sono belli, come belli non li vedi altrove. La bellezza canonica, quella del viso armonico nei lineamenti, mascelle disegnate, occhi grandi e luccicanti – la bellezza virile classica che ispira sesso puro – in altre sedi verrebbe liquidata come commerciale – Armani riesce in una trigonometria ritmica in chiave di sol: un maschio bello non per forza deve rivelarsi banale.

Tra le ultime uscite, un ragazzo che può essere inteso come il totem, la sintesi dell’estetica di Armani: il suo nome è Aleksandar Rusić, origine serba, 32 anni, capelli neri, occhi blu. Per la moda un nome ripetuto, per il grande pubblico ancora da scoprire. In sfilata, con quasi tutte le collezioni di Giorgio Armani negli ultimi anni, spesso chiudendo la rassegna – come a porre un punto, tirare le fila del discorso in passerella. È stato il volto della campagna di Acqua di Gio – quando dalle rocce un uomo si getta nel Mediterraneo.

Giorgio Armani e il Mediterraneo – da Paolo Sorrentino a Gabriele Salvatores

Una scogliera di Sorrento, un dirupo che scende nel mare oltre il promontorio. Parthenope, il film di Paolo Sorrentino, era ambientato tra Napoli e Capri. Sorrentino è seduto tra gli ospiti in Via Borgonuovo – mentre la sfilata per l’estate dell’anno prossimo titola Mediterraneo – un epicentro appunto lì, tra l’abisso e il Vesuvio. Mediterraneo è la canzone di Mango e Mogol del 1992. Mediterraneo è il film di Gabriele Salvatores, premio Oscar per il migliore film straniero nel 1991.

Non l’acqua, ma la sabbia e la roccia – il cemento tra le pietre non è asfalto nero, ma calce chiara e sale, con crepe di polvere, lungo il molo dove attracca il gozzo, dove il carico e lo scarico della merce vale quanto una transazione in banca. Un’immagine di calore – ma dicendo Mediterraneo, l’afa diventa arsura, può bruciare di più, la pelle scotta, il vento è fuoco – bisogna respirare. Di riflesso la luce entra nel cortile di Via Borgonuovo: i tessuti sono sete simili a canaponi, tutto è leggero, tutto è liquido come il mare sulla battigia prima di essere assorbito dalla sabbia, una spugna che vive. Le camicie sono uniformi da lavoro, abbottonate a lato.

Il Mediterraneo di Salvatores era la storia di una fuga, la negazione di realtà e storia – potrei dire l’antitesi di quello che può (deve) essere la moda oggi. Un’isola in Grecia orientale, nel dopoguerra, un gruppo di soldati si dimentica cosa stia succedendo in Italia – la luce, la natura del Mediterraneo diventa una scusa e un sogno, una ragione per non pensare più a niente che non sia ingente, imminente. Quanti parallelismi con la fatica della moda: sono solo modelli, con cui certo vorresti andare a letto così come gli esiliati di Salvatores andavano a letto con la pastorella indigena (Irene Grazioli risvegliava ogni ormone fluido) – ma non solo abiti che osservi in passeggiata. Si tratta di sistemi economici, sociologici, crogioli di matrici e storia. Il Mar Mediterraneo.

Giorgio Armani, Mercato Mediterraneo

Titolare Mediterraneo oggi non è solo una questione estetica, non solo un gioco di stile: il Mediterraneo d’estate, il luogo più bello al mondo, l’ondata di calore che lo sovrasta – El Niño si è formato al centro del Pacifico, prima di attraversare il mondo e incastrarsi sopra le nostre teste. Titolare Mediterraneo significa sottolineare come la moda debba essere inerente al tempo che stiamo attraversando, soprattutto se siamo privilegiati. Per precisione, il titolo della sfilata è Mercato Mediterraneo – a sottolineare come il Mare Nostrum sia una componente culturale e geotermica, prima della bellezza che vuole suggerirci. Da Cadaqués a Marsiglia, dalla Liguria alla Corsica, da Pantelleria a Corfù e poi la Grecia, la Turchia – il Mercato Mediterraneo è vita e guerra – è terra tra Libano e Israele, la striscia di Gaza – la Libia – il Mediterraneo è una questione politica ed economica. Così deve essere anche la moda.

Carlo Mazzoni

Armani Uomo SS27
Armani Uomo SS27