
Moda Ruvida – il menefreghismo di Prada, ma quanto ancora rimane figo?
Signora Prada e Raf Simons – la moda è solo una questione di atteggiamento: un giubbotto di pelle nera, e sulla schiena un quadrato giallo
La moda di Prada è una questione di atteggiamento. Parlando con i giornalisti da news, i designer ripetono lo sforzo di tornare all’essenziale. All’inizio, sembra solo una frase come altre, magari preconfezionata, un po’ come quando non hai altro da dire allora dici quello che va sempre bene – ma poi, ricordandosi che la signora Prada ha sempre e comunque un suo punto, la dichiarazione sull’essenziale invita a un ragionamento, come un altro sgambetto.
La sfilata si costruisce su pochi disegni tecnici, ne conti cinque, sei, otto? – due giubbotti, una camicia, un pull, un pantalone – un paio di scarpe è un motivo conduttore. Nella composizione di questa collezione, si potrebbero definire i disegni tecnici come matrici sartoriali – lo stesso giubbotto, lo stesso pantalone, è sviluppato con tessuti e materiali diversi. Vuol dire: da una sola matrice sartoriale, diverse prototipie: il nerbo del tessuto risponde diversamente al taglio, la cucitura torce in maniera diversa i lembi.
Prada, la sfilata e l’Europa brucia – il sistema della moda che non si evolve
La sfilata va in scena nelle ore più calde del solstizio d’estate, quando l’Europa brucia come non succedeva dal 2003. Anche qui da Prada, gli ospiti si dividono in due tipologie: quelli a cui la sfilata interessa guardarla; quelli che vanno a una sfilata per essere guardati. Anche da Prada, i secondi sono trattati con più gentilezza dei primi – i primi devono percorrere più di trecento metri a piedi dall’ultimo posto di blocco che ferma le strade del quartiere.
La moda è una questione di atteggiamento. Mandare in scena solo pochi modelli, elaborati in materiali e tessuti diversi: più che notare lo sforzo di tecnica prototipale, vale la pena leggere quello che la signora e Raf Simons hanno elaborato a livello intellettuale.
Non si riduce al banale, compriamo meno ma meglio. Non abbiamo bisogno di decoro, non abbiamo bisogno di quattro sfilate all’anno, non abbiamo bisogno di essere belli, sexy, quanto altro – non abbiamo bisogno di produrre abiti perché il sistema della moda non è ancora riuscito a evolversi da quando, nel 2020, è divenuto ovvio che debba evolversi.
Prada, la signora, il suo atteggiamento, l’identità del suo marchio
Per la signora Prada la costante nel suo atteggiamento ha costruito l’identità del suo marchio, e le fondamenta della sua azienda. Raf Simons vi può aggiungere la sua visione, apportando il suo grafismo – un giubbotto di pelle nera, sulla schiena un quadrato giallo.
Prada – ancora una volta, si riesce a dire così poco, si riesce a chiudere solo poche righe nel tentativo di raccontare la visione costante, l’identità coerente – l’atteggiamento, come altro ripetersi – della signora Prada.
Vorremmo solo chiedere di lasciarla in pace, di fare solo sì che la signora continui a fare solo quello che le interessa: la sua complicazione culturale, la sua speculazione intellettuale, la sua ostinazione estetica. Il confronto con Raf Simons è già uno stimolo che porta Prada a rimanere espressione contemporanea – forse l’unica – di quello che oggi si può ancora chiamare moda. Lasciamo perdere tutto quell’autocompiacimento digitale con cui si devono agitare gli altri marchi, quei ragazzini che ripetono Prada senza sapere cosa dicendo, confondendosi con un altro scontrino che non devono pagare.
La domanda e lo sforzo – quel è l’atteggiamento di Prada?
La domanda è sempre la stessa, lo sforzo il medesimo: quante parole possono servire per provare a spiegare questa coerenza nell’atteggiamento della signora Prada? Forse è impossibile, metterlo a parole – neanche la signora Prada ci riuscirebbe, anzi, per lei impossibile, a lei viene spontaneo, e sappiamo come non ci sia niente di più complesso che razionalizzare la spontaneità.
Non bastano centinaia di sfilate, per riuscire a cristallizzare l’atteggiamento della signora – forse non servono, forse non saranno mai abbastanza – eppure, quel giubbotto di pelle nera, quel quadrato giallo sulla schiena, è una frase precisa. In questo contesto, il grafismo di Raf Simons non racconta l’identità di Raf Simons ma sottolinea l’identità della signora Prada. Sembra un corto circuito – invece è esattamente l’opposto: uno strato di calce diversa che, posata sulla stessa struttura, solidifica, rende l’edificio più massiccio.
Carlo Mazzoni
