
A Milano, stringiamo tutti i denti – e ci facciamo male: Pietro Farè, osteopata
L’attività fisica diventa una forma di prevenzione dentro la cultura del corpo contemporanea – l’osteopata Pietro Farè interviene sulla gestione dello stress nella Milano della performance continua
Come lo stress a Milano si accumule a nel corpo e diventa postura urbana
A Milano il corpo parla. A volte corre, performa, si allena, si scolpisce. Altre volte si irrigidisce, si blocca, si contrae. Spesso, senza che ce ne accorgiamo, stringe i denti. È questa l’immagine che torna più volte durante la conversazione con Pietro Farè, osteopata milanese con studio in via Mora, tra le Colonne di San Lorenzo e il quartiere Ticinese. Ex insegnante di educazione fisica, poi fisioterapista e infine osteopata, Farè osserva il corpo dei milanesi da decenni. Sostiene che oggi esista una vera e propria postura urbana: una tensione costante che il fisico assorbe e restituisce sotto forma di dolori, rigidità, insonnia, emicranie e bruxismo.
«Il milanese tiene molto al movimento e non si risparmia. Alle sette del mattino le piscine sono già piene, le palestre anche. La gente corre ovunque. C’è una certa affinità con il newyorkese: grande attenzione alla linea, all’aspetto fisico, alla performance.»
Da una parte è un bene: Milano è probabilmente una delle città italiane più attente all’attività fisica. Nei parchi principali sorgono sempre più aree attrezzate per allenarsi all’aria aperta. Dall’altra, però, questa continua ricerca di controllo rischia di trasformarsi in eccesso. E il corpo, secondo Farè, finisce spesso per diventare il campo di battaglia di un sistema nervoso sempre acceso.
Bruxismo da stress: perché sempre più milanesi stringono i denti di notte
Tra tutti i disturbi che incontra nel suo studio, Pietro Farè ne individua uno che racconta perfettamente la vita contemporanea milanese: il bruxismo.
«È il male del secolo. Negli ultimi anni ho iniziato a controllare la mandibola praticamente a tutti i pazienti, anche quando arrivano per un mal di schiena o una caviglia dolorante. Quasi tutti stringono i denti.»
Il bruxismo — il digrignare o serrare i denti, soprattutto durante il sonno — è diventato così comune da essere quasi normalizzato.
«Molte persone arrivano e lo danno per scontato, come se fosse una condizione ordinaria. Le cause sono molteplici: lo stress lavorativo, ma anche quello che definisco ironicamente “la milanesità” — agende piene, impegni continui, ritmi veloci, controllo costante. Tutto incastrato al millesimo di secondo. Un turbo continuo, a tutte le età. Ho pazienti in pensione che si rilassano davvero solo quando lasciano Milano per qualche giorno, ma una volta rientrati ricadono subito nei ritmi di questa città.»
Poi ci sono le ansie personali, l’insonnia, la difficoltà a rilassarsi davvero. Durante il sonno profondo entra in gioco il sistema limbico, la parte del cervello legata alle emozioni. È lì che il corpo può attivare inconsapevolmente una risposta di allarme: la cosiddetta reazione di attacco e fuga, quella che migliaia di anni fa serviva all’uomo per difendersi dai pericoli.
«Oggi non abbiamo più predatori da cui fuggire, ma abbiamo una quantità enorme di piccoli fattori di allarme quotidiani. Il risultato è che il sistema nervoso resta sempre parzialmente attivato.»
Il corpo reagisce come può: tachicardia, respirazione alterata, tensioni muscolari, disturbi digestivi. E denti serrati.
Smartphone e luce blu: il ruolo della tecnologia nel bruxismo notturno
Secondo Pietro Farè, un ruolo lo gioca la tecnologia. La luce blu emessa da smartphone, tablet e computer.
«Nelle due ore prima del sonno bisognerebbe evitare gli schermi. La luce blu alza la tensione neuronale: il cervello rimane eccitato e scarica questa tensione durante la notte.»
È un fenomeno esploso dal 2008 in poi, con l’arrivo massiccio degli smartphone, e che oggi coinvolge sempre più anche gli adolescenti.
«Una volta certi disturbi erano più tipici degli adulti. Oggi vedo ragazzi giovanissimi che dormono con il cellulare praticamente sul cuscino.»
Il risultato è una generazione sempre più stanca, contratta e iperattivata — una tensione che spesso passa inosservata finché non si manifesta attraverso il dolore.
Cervicale, emicranie e vertigini: quando il problema parte dalla mandibola
Il bruxismo, sottolinea Farè, non riguarda solo i denti. Le sue conseguenze possono essere molto più ampie.
«Il sintomo più classico è il mal di testa mattutino. A volte leggero e diffuso, che passa dopo essersi alzati. Altre volte diventa una vera emicrania.»
Stringere i denti durante la notte può irrigidire profondamente la muscolatura cervicale e alterare la mobilità delle vertebre del collo. In particolare della prima cervicale, l’Atlante.
«Quando l’Atlante si blocca può comprimere leggermente l’arteria vertebrale — come schiacciare una cannuccia. Da lì possono derivare giramenti di testa, sensazione di instabilità, vertigini, tensioni croniche. E spesso chi ne soffre non collega minimamente il problema alla mandibola. Molti arrivano pensando di avere una questione neurologica o circolatoria, e invece alla base c’è una tensione mandibolare importante.»
Il rumore di Milano come causa di stress cronico e disturbi del sonno
Tra le cause meno considerate dello stress urbano, Farè ne individua una molto precisa: il rumore.
«Milano è una città rumorosa, che vive di giorno e di notte. Chi ci è nato spesso non si accorge più del livello sonoro in cui è immerso. Basta allontanarsi qualche settimana per rendersene conto: al rientro ci si mette sempre un po’ a riabituarsi.»
Anche il sonno disturbato dai rumori può incidere sul sistema nervoso e alimentare il bruxismo.

Attività fisica a Milano: tra moda, performance estetica e rischio di eccesso
Se il corpo soffre per l’eccesso di tensione, la risposta non può essere l’immobilità. Per Farè il movimento resta sempre fondamentale.
«Il nostro corpo è nato per funzionare con il movimento. Tutto migliora quando ci muoviamo: la circolazione, gli scambi gassosi, il ricambio dei tessuti, persino l’umore.»
Il problema è il modo in cui oggi spesso ci si allena.
«Milano ha avuto bisogno di mode massacranti. Prima l’aerobica, poi lo squash, il crossfit, la maratona, il padel. Sempre qualcosa di intenso, competitivo, totalizzante. Dietro questa ossessione c’è quasi sempre una questione estetica. Basta guardare la diffusione di farmaci dimagranti usati anche da persone con pochissimi chili di troppo, o i modelli fisici che dominano i social. Vedo giovani con problemi alla schiena perché sollevano troppo peso pur di ottenere certi risultati estetici.»
Personal trainer a Milano: come scegliere un professionista qualificato ed evitare infortuni
Un tema che Farè affronta con decisione riguarda la figura del personal trainer.
«Ci sono professionisti bravi e seri. La legislazione è molto permissiva: non serve necessariamente una laurea in scienze motorie per lavorare nel settore. Il risultato è un mercato pieno di approcci improvvisati, basati più sull’effetto scenico che sulla salute reale delle persone.»
Una parte importante dei pazienti che arrivano nel suo studio proviene proprio dalle palestre: sovraccarichi, protrusioni, ernie, blocchi articolari.
«Molti si allenano male. Questo non significa demonizzare i pesi — anzi, mi definisco un pesologo convinto. I pesi fatti bene fanno benissimo: il muscolo protegge il corpo, sostiene le articolazioni, migliora la densità ossea. Il punto è evitare l’eccesso e imparare a conoscere il proprio corpo. Allenarsi non significa punirsi.»
Movimento come prevenzione: osteoporosi, invecchiamento e benessere psicofisico
Per Pietro Farè il movimento non è solo estetico, ma soprattutto prevenzione.
«Oggi si sta capendo che nell’osteoporosi non bastano calcio e vitamina D. Serve attività muscolare. Quando il muscolo si contrae stimola il rinnovamento dell’osso — come avere continuamente dei muratori che sostituiscono i mattoni vecchi con quelli nuovi.»
L’attività fisica non serve soltanto a essere più magri o tonici. Serve a invecchiare meglio, a mantenere autonomia, equilibrio, forza, mobilità. E ha un valore psicologico enorme.
«L’allenamento è uno scarico elettrico. Produce endorfine, abbassa le tensioni, migliora l’umore.»
Ginnastica come igiene del corpo: il movimento come pratica quotidiana e sensoriale
C’è un modo di intendere il movimento che va oltre la performance e oltre la prevenzione. Qualcuno lo chiama igiene — non nel senso asettico del termine, ma in quello più antico e carnale: prendersi cura del corpo come si fa con qualcosa di vivo, di prezioso, di proprio.
Muoversi ogni giorno non è un optional. È pulizia. È il modo in cui i tessuti si ossigenano, le fasce si allungano, le articolazioni si lubrificano. È il modo in cui il sudore porta via quello che la mente ha accumulato durante il giorno. C’è qualcosa di profondamente fisico, quasi animale, nel sentire i muscoli che si svegliano, il respiro che si fa più largo, il sangue che accelera e scalda dall’interno. Il corpo che si riscalda ha una sua intelligenza. Sa cosa vuole. Sa quando è stato troppo fermo.
Il movimento fatto bene — non il sacrificio, non la punizione — ha una qualità quasi sensuale. C’è piacere nel sentire un muscolo che cede, una tensione che si scioglie, un respiro che finalmente scende in fondo. È la differenza tra trattare il corpo come uno strumento da ottimizzare e abitarlo davvero, con presenza, con attenzione, con una certa tenerezza.
Allenarsi senza farsi male: l’approccio consapevole secondo l’osteopata Pietro Farè
Il messaggio che emerge dalla conversazione con Farè è semplice: muoversi è necessario, ma bisogna imparare a farlo senza violenza. Contro l’idea dell’allenamento come punizione o ossessione estetica, propone un approccio più consapevole: ascolto del corpo, gradualità, respirazione, recupero, equilibrio.
«I social premiano chi urla di più, chi mostra il fisico più estremo. Chi parla di prevenzione e salute fa meno rumore. Eppure è proprio lì che bisognerebbe tornare a guardare: non alla performance perfetta, ma al benessere reale.»
Perché in una città che corre continuamente come Milano, imparare a rallentare il sistema nervoso potrebbe essere il vero allenamento rivoluzionario.
Rosa Carnevale

