Close-up of white Xinao Textiles thread

Xinao investe a Biella: lana, cashmere e il nuovo equilibrio della filiera globale

La globalizzazione ha spostato una parte della manifattura tessile dall’Italia all’Asia. A Biella avviene anche l’opposto. Negli ultimi decenni il gruppo cinese Xinao ha investito nel distretto

Fondata nel 1991 nella provincia cinese dello Zhejiang, Xinao ha aperto nel 2019 la propria sede europea a Verrone, nel Biellese. La scelta arriva dopo quasi trent’anni di crescita internazionale e racconta il cambiamento del distretto. Molte lavorazioni sono state delocalizzate, il numero delle imprese si è ridotto — oggi il tessile biellese conta poco più di un migliaio di aziende e oltre quattordicimila addetti — e la filiera si è progressivamente concentrata sullo sviluppo di materiali destinati al segmento premium, con una vocazione all’export.

Per Phillip Shen, Vice Chairman di Xinao, il rapporto con Biella nasce ben prima dell’apertura della sede italiana: «Quando mio padre fondò Xinao, Biella era già uno dei luoghi dove si producevano alcuni dei migliori filati del mondo. Molte delle tecniche sviluppate qui hanno influenzato l’intera industria tessile. Ancora oggi l’Italia continua a rappresentare un punto di riferimento per la qualità».

Il caso di Xinao riflette un’inversione di prospettiva. Negli anni Novanta erano soprattutto le imprese europee a guardare all’Asia come destinazione produttiva. Oggi alcune aziende asiatiche cercano in Europa ciò che non può essere ricostruito rapidamente altrove: competenze, ricerca sui materiali, sviluppo del prodotto e una cultura manifatturiera sedimentata nel tempo.

Materie prime naturali: perché lana e cashmere attraversano tre continenti

Quando un maglione filato con materie prime naturali arriva in negozio spesso ha già percorso migliaia di chilometri. L’Australia è il principale produttore mondiale di lana merino, mentre le regioni settentrionali della Cina e la Mongolia concentrano oltre l’ottanta percento della produzione globale di cashmere: qui gli inverni rigidi favoriscono la crescita del sottovello che rende la fibra ricercata. La materia prima, però, raramente viene trasformata dove nasce. Dopo la tosatura o la raccolta del sottovello, la fibra passa attraverso un iter di lavaggio, cernita, pettinatura, filatura e tintura distribuito tra Asia ed Europa. 

Anche Xinao segue questo modello. Reperisce la lana merino soprattutto da Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica e il cashmere dalla Cina settentrionale e dalla Mongolia interna. Poi nel Biellese avvengono le fasi di progettazione, sviluppo e controllo qualitativo: «La qualità di un filato comincia dalla materia prima. Se scegli la fibra migliore, puoi ottenere il prodotto migliore. Per questo continuiamo a procurarci lana e cashmere nelle aree che, per condizioni naturali e tradizione di allevamento, esprimono gli standard qualitativi più elevati».

Xinao Textiles, Thread

Manifatture sostenibili: il valore di Biella si misura nelle competenze

Per decenni la competitività del distretto biellese è stata associata alla capacità produttiva. Oggi il vantaggio competitivo si misura nelle competenze. Se la filatura, la tessitura e il finissaggio possono essere distribuiti lungo filiere globali, la conoscenza della fibra, lo sviluppo dei filati e la capacità di interpretare le richieste dei marchi restano attività più difficili da delocalizzare.

Secondo Confindustria Moda, il tessile italiano continua a rappresentare uno dei principali comparti manifatturieri del Paese e il Biellese mantiene una delle più alte concentrazioni europee di imprese specializzate nella lana. Il distretto esporta gran parte della propria produzione e collabora con i principali marchi del lusso internazionale. Parallelamente, però, affronta una criticità condivisa da molte aree manifatturiere europee: il ricambio generazionale.

La difficoltà nel reperire tecnici di filatura, esperti nella selezione delle fibre e figure specializzate accompagna ormai da anni il settore. Le competenze richieste si costruiscono nel tempo, spesso attraverso un passaggio diretto tra generazioni di lavoratori, mentre il numero di giovani che scelgono percorsi professionali legati al tessile continua a diminuire. Un fenomeno che secondo Shen accomuna Italia e Cina: «Per diventare davvero esperti servono molti anni. Oggi sempre meno giovani scelgono questo mestiere e diminuiscono anche le scuole che trasmettono queste competenze. È una sfida che riguarda sia l’Italia sia la Cina».

Per molte imprese, costruire manifatture sostenibili significa ormai affrontare un tema che va oltre l’efficienza energetica. Il problema riguarda anche la trasmissione delle competenze, la permanenza delle lavorazioni specialistiche nei distretti e la capacità di mantenere filiere produttive complete: «Biella però non ha solo perso. Negli ultimi anni ha guadagnato attenzione alla qualità, alla creatività e alla tutela del patrimonio storico. È uno sviluppo diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto in Cina».

Più che un confronto tra due modelli industriali, emerge il dialogo tra due economie che si trovano in fasi differenti della propria evoluzione. La Cina continua a investire nell’espansione manifatturiera e nell’innovazione tecnologica; l’Italia concentra una parte crescente del proprio valore nella progettazione, nella specializzazione e nella capacità di trasformare una materia prima in un prodotto a elevato contenuto tecnico.

Xinao Textiles, Thread

Sostenibilità nell’industria tessile: la qualità della fibra comincia nei pascoli

Oggi la sostenibilità nell’industria tessile non si misura soltanto negli stabilimenti produttivi, ma più a monte, negli allevamenti da cui provengono lana e cashmere e nella gestione dei pascoli che ne determina la qualità.

L’International Wool Textile Organisation indica il cambiamento climatico come una delle principali variabili che influenzeranno il settore nei prossimi decenni. In Australia, incendi e periodi di siccità sempre più lunghi alternati a precipitazioni estreme incidono sulla disponibilità di pascoli e sulla produttività degli allevamenti. Per questo l’industria sta investendo in pratiche di agricoltura rigenerativa, pascolamento rotazionale, monitoraggio della biodiversità e salute del suolo. Attraverso programmi promossi da Australian Wool Innovation e Sheep Sustainability Framework, gli allevatori sono incentivati a ridurre le emissioni, migliorare la gestione delle risorse idriche e aumentare la capacità dei terreni di immagazzinare carbonio, con l’obiettivo di rendere gli allevamenti più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.

Nel caso del cashmere, la crescita della domanda globale ha modificato gli equilibri delle steppe mongole. Secondo la Sustainable Fibre Alliance, l’aumento del numero di capre allevate ha contribuito al sovrapascolo di alcune aree, aggravando fenomeni di erosione e desertificazione. Le capre si nutrono infatti anche delle radici della vegetazione, rallentando la rigenerazione naturale dei pascoli. Per questo negli ultimi anni sono stati avviati programmi che coinvolgono allevatori, trasformatori e marchi internazionali nella gestione sostenibile del territorio. La Sustainable Fibre Alliance lavora con le comunità di pastori della Mongolia per migliorare la gestione dei pascoli e contrastare il degrado del suolo, mentre il Good Cashmere Standard ha introdotto criteri condivisi per benessere animale, tutela dell’ambiente e condizioni di lavoro. L’obiettivo è ridurre la pressione sugli ecosistemi senza compromettere il reddito delle comunità che vivono di allevamento.

La qualità della fibra dunque non dipende soltanto dalla genetica degli animali o dalle tecniche di selezione: «Le tensioni geopolitiche incidono sul commercio, mentre la qualità della fibra dipende sempre di più dal clima. Negli ultimi anni osserviamo condizioni meteorologiche più estreme e questo si riflette direttamente sulla produzione».

A questa pressione ambientale si affianca quella normativa. Con l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) l’Unione europea sta introducendo nuovi requisiti di progettazione e trasparenza per i prodotti tessili, mentre il futuro Digital Product Passport renderà progressivamente disponibili informazioni su provenienza delle fibre, composizione, processi produttivi e possibilità di riparazione o riciclo. Parallelamente, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) richiede alle grandi imprese di rafforzare il controllo sui rischi ambientali e sociali lungo l’intera catena di fornitura. 

Threads of Connection: la filiera che diventa racconto

A Pitti Filati Xinao ha presentato Threads of Connection, progetto realizzato con Fondazione Pistoletto Cittadellarte in occasione del trentacinquesimo anniversario dell’azienda. Sei artisti internazionali hanno lavorato con filati, campionari e materiali tessili, traducendo in opere alcuni temi legati alla filiera e alla relazione tra Italia e Cina.

L’iniziativa arriva in un momento in cui il settore della lana è chiamato a confrontarsi con questioni che vanno oltre la produzione: «L’arte può offrire un punto di vista diverso, ma le sfide della filiera si affrontano con ricerca, innovazione e responsabilità».

La collaborazione con Fondazione Pistoletto si inserisce nel percorso avviato da Xinao a Biella nel 2019. Per il gruppo cinese, il distretto piemontese rappresenta il presidio europeo dedicato allo sviluppo dei filati e ai rapporti con il mercato continentale. In una filiera distribuita tra Australia, Cina, Mongolia ed Europa, la materia prima continua a viaggiare. Le competenze, invece, rimangono legate ai territori che le hanno costruite nel tempo.

Debora Vitulano