Azzurra Galatolo – Acantus Mollis

Hypermaremma, per una geografia dell’arte contemporanea fuori dal museo

Ottava edizione di Hypermaremma. Opere temporanee e permanenti costruiscono una mappa d’arte nella Bassa Maremma: costa, archeologia, aziende agricole, proprietà private. Una possibilità altra di osservare il paesaggio.

Hypermaremma 2026: Luca Bertolo costruisce una cabina-osservatorio per guardare il mare

Una piccola cabina in legno, montata su ruote, compare lungo la costa maremmana. Ha le strisce da stabilimento balneare, una bandiera bianca e un cannocchiale rivolto verso l’orizzonte. Funziona come osservatorio mobile: si entra, si guarda attraverso il mirino, si vede una porzione precisa di mare.

Osservatorio M1 di Luca Bertolo è una delle opere temporanee dell’ottava edizione di Hypermaremma. Dal 4 aprile al 31 agosto 2026 attraversa tre luoghi della costa: Playa La Torba ad Ansedonia, La Tagliata Etrusca, ancora ad Ansedonia, e la Spiaggia della Puntata a Talamone. L’opera prende una forma familiare – la cabina balneare – e la trasforma in uno strumento per guardare. Isola una parte del paesaggio e la porta davanti all’occhio.

Davanti a un tratto di Maremma già pronto per la fotografia, Bertolo costringe il visitatore a rinunciare alla veduta larga. Il cannocchiale taglia fuori quasi tutto. Rimane l’orizzonte: una linea di mare, cielo, distanza. L’opera trasforma la costa in un esercizio di attenzione.

Hypermaremma riparte da un oggetto piccolo, mobile, a tratti domestico, che si confronta con il paesaggio quietamente. Una cabina, un cannocchiale, il mare davanti. Il progetto nato nel 2019 da Carlo Pratis, Giorgio Galotti e Matteo d’Aloja lavora da otto edizioni con questo obiettivo: portare l’arte contemporanea nella Bassa Maremma e sottrarla al destino di arredo tra luoghi già iscritti nell’immaginario costiero.

Capalbio, Ansedonia, Orbetello, Talamone, Scansano, Saturnia, Pescia Fiorentina sono luoghi con proprietari, cancelli, polverose strade bianche verso il mare, aziende, turisti, residenti, vincoli, animali al pascolo. Hypermaremma entra lì dentro con opere visibili da lontano, interventi da cercare, lavori che restano e cambiano il modo in cui si torna a percepire un luogo.

Hypermaremma come museo diffuso: una mappa senza edificio nella Bassa Maremma

Hypermaremma viene definita museo diffuso. La formula aiuta all’inizio, poi andrebbe superata. Il museo, anche quando esce dalle proprie sale, conserva un’idea di ordine. Qui l’ordine è accidentato. Le opere sono disseminate tra spiagge, vigneti, rovine romane, borghi, riserve naturali, tenute agricole, cantine, scogliere. La visita procede senza biglietteria unica, senza sequenza rassicurante, senza sale bianche.

Per vedere Hypermaremma bisogna spostarsi, prendere la macchina, sudare, controllare un indirizzo, capire se un’opera è visitabile liberamente o se serve un appuntamento. Bisogna accettare che un’opera dipenda dalla luce, da un’apertura, da un periodo dell’anno, da una proprietà privata, da una stradina che si imbocca con intenzione. Il pubblico attraversa una zona nata per l’agricoltura, la villeggiatura, la tutela, l’abitare, il lavoro. L’arte arriva dentro una trama già costituita.

La Bassa Maremma è anche una overdose di immagini. È costa e campagna, vacanza e lavoro, archeologia e agricoltura, natura protetta e ritiro privato. Un intervento contemporaneo, in un luogo così, rischia di fallire in fretta. Basta una scultura decorativa, un linguaggio troppo educato, un’opera usata come segnaposto culturale. Hypermaremma funziona quando ogni lavoro espande o riattiva l’identità del sito in cui arriva.

Mauro Staccioli, Prospettiva Cielo. Fotografici Daniele Molajoli

Diego Perrone per Hypermaremma: due interventi site specific in vetro tra la Grotta della Tagliata e l’Antica Città di Cosa

Con Color Blu Stramilione, Diego Perrone porta l’edizione 2026 tra due luoghi di Ansedonia: la Grotta della Tagliata e la Casa dello Scheletro dell’Antica Città di Cosa. Il progetto in situ, inaugurato il 27 giugno, è composto da due interventi in vetro. Uno lavora dentro la grotta, a contatto con la luce che raggiunge il fondale marino; l’altro si trova nell’area archeologica, dentro una casa romana.

Il titolo parte da un colore inventato. «Blu stramilione» sembra una parola detta da un bambino o da qualcuno che cerca un nome irriverente oltre la tavolozza. Un blu fuori scala, mentale, fisico, quasi barocco nell’accrescitivo che lo contraddistingue. Nella grotta l’opera vive attraverso una condizione precisa: per poche ore al giorno la luce del sole entra nella cavità e arriva al fondale. Il vetro intercetta quel passaggio, lo piega, lo rifrange, lo lascia cambiare. L’apparizione dipende dall’acqua, dall’ora, dalla posizione del sole.

La seconda parte è alla Casa dello Scheletro, dentro il Parco archeologico di Cosa. Anche qui il vetro tiene insieme materia fragile e memoria. Perrone costruisce una figura ibrida, tra effigie sacra e simbolo rurale, collegando il fondale marino, l’antico porto, la colonia romana, la linea della costa. Il contemporaneo entra nell’antico attraverso quello che rimane latente, quello che torna, quello che il mare trattiene.

Hypermaremma guarda la Maremma esposta, quella che si attraversa in auto o si fotografa al tramonto, e scende anche in una cavità, nel punto in cui la visione dipende da condizioni instabili. La Maremma diventa profondità, deposito, buio e riflesso.

Azzurra Galatolo entra nella collezione permanente di Hypermaremma

Il 3 giugno 2026 Albero della Maremma di Azzurra Galatolo entra nella collezione permanente di Hypermaremma. L’opera è installata presso Cantina Monteverro, sulle colline di Capalbio. È una scultura ad albero: radici, rami, fiori, animali, segni naturali. Una figura riconoscibile, collocata tra vigneti, macchia mediterranea, lavanda, rosmarino, timo, vento di mare.

Galatolo sceglie una forma primaria. L’albero porta con sé crescita, trasformazione, ciclicità. Il simbolo ha un rischio evidente: diventare generico. L’opera lo affronta con una lingua diretta, quasi narrativa. Costruisce una presenza dichiarata, leggibile anche a chi arriva senza vocabolario specialistico.

È necessario che un’opera permanente riesca a sopportare la ripetizione. Cambia con la luce, con le stagioni, con le visite, con la vita dell’azienda che la ospita. Il giorno dell’inaugurazione si svela, poi resta il tempo lungo dello stare lì e non essere dimenticata. 

La collezione permanente cresce così, per sedimenti. Ogni lavoro aggiunto cambia la lettura di quelli precedenti. Azzurra Galatolo porta dentro questa mappa una figura immediata, legata al ciclo naturale e a una memoria quasi infantile del luogo. Un innesto morbido che “radica” nella Maremma. 

Azzurra Galatolo, Albero della Maremma. Hypermaremmma and Monteverro. Fotografici Daniele Molajoli

Maria Loboda e Francesco Arena: attraversare e usare le opere di Hypermaremma

Fino al 30 settembre 2026 resta visibile To Separate the Sacred from the Profane di Maria Loboda, installata nell’Area Archeologica dell’Antica Città di Cosa. L’opera è un portale circolare alto quattro metri. Si ispira al chinowa, oggetto della tradizione shintoista legato ai rituali di purificazione. Loboda lo colloca tra il foro e l’area sacra del Capitolium. Chi arriva incontra una soglia da guardare e attraversare.

Il passaggio dentro l’opera porta il corpo in una stratificazione già carica: Roma, il rito, la rovina, il presente che cammina dove altri corpi sono passati secoli prima. Loboda inserisce una forma estranea in un luogo autorevole e affida il senso al gesto dell’attraversamento. Sacro e profano diventano una soglia fisica.

A Terre di Sacra, Capalbio Scalo, La dodicesima altalena di Francesco Arena è permanente dal 28 giugno 2025. L’opera è composta da dodici altalene disposte in cerchio su una collina che guarda il Lago di Burano. Ci si siede, ci si muove, si legge. Ogni altalena porta una frase incisa: T. S. Eliot, Jack Kerouac, Dostoevskij, Mary Stuart, Villiers de l’Isle-Adam, Wittgenstein, Marx, Heidegger, Arena stesso.

La citazione diventa dinamica. La si legge oscillando. Il pensiero oscilla con il corpo e con il paesaggio. L’opera funziona attraverso una condizione elementare: per capirla bisogna usarla. Bisogna sedersi e perdere un poco l’equilibrio.

Maria Loboda, To Separate the Sacred from the Profane, Fotografici Daniele Molajoli

Hypermaremma dal 2019: prima occupare il campo, poi restare

La prima edizione, nel 2019, aveva un passo ampio ed era festival. Mare Mare occupava Palazzo Collacchioni e Rocca Aldobrandesca a Capalbio con artisti come Daniel Gustav Cramer, Jason Dodge, Renato Leotta, Emiliano Maggi, Jonathan Monk, Salvo, Benedetto Pietromarchi. La Città Sommersa portava il contemporaneo al Museo Archeologico Nazionale e all’Antica Città di Cosa con Michela De Mattei, Rachel Monosov, Matteo Nasini, Alessandro Piangiamore, Namsal Siedlecki, Giovanni Vetere e altri. Quell’anno furono coinvolti quarantotto artisti, tre sedi istituzionali, cinque sedi private, sedici partner tra fondazioni, archivi e gallerie, oltre 4.500 persone.

Era un avvio quasi sovradimensionato, utile a dichiarare un campo. Hypermaremma doveva dire che la Bassa Maremma poteva essere luogo di produzione contemporanea e destinazione di villeggiatura colta nello stesso momento, con una tensione reale tra le due cose. Gli anni successivi hanno stretto il fuoco. Nel 2020 Spazio Amato di Uberti ha ridotto tutto a un intervento solo, molto riconoscibile. Da lì il progetto ha iniziato a costruire una memoria propria.

Sono arrivati Mandalaki alla Torre di Talamonaccio, Mario Airò al Mulino Spagnolo di Orbetello, Moira Ricci a Fonteblanda, Maurizio Nannucci alla Rocca Aldobrandesca di Talamone, Claudia Comte a Pescia Fiorentina, Giuseppe Gallo ad Ansedonia, Virginia Overton alla Polveriera Guzman, Felice Levini tra Cosa e Saturnia, Davide Rivalta alla Feniglia, Giulia Mangoni al Giglio Castello. Gli artisti vengono messi davanti a un paesaggio che resiste.

HYPERESIDENCIES: Hypermaremma tra formazione, residenze e territorio

Nel 2026 Hypermaremma cresce anche nella parte meno visibile. HYPERESIDENCIES è un progetto di residenza per artisti e curatori under 36, finanziato dalla Regione Toscana attraverso il Programma regionale FSE+ 2021-2027 e inserito nell’ambito di Giovanisì. Si svolge tra Ansedonia e Orbetello dal 17 febbraio 2026 al 17 giugno 2027. Prevede lezioni, masterclass, workshop, visite didattiche, alloggio gratuito e una borsa di residenza di 500 euro netti al mese. I destinatari sono dieci artisti e quattro curatori. Qui la formazione entra nella pratica. Chi lavora in Maremma deve capire come si arriva in un luogo, chi lo abita, chi lo apre, chi lo mantiene, che cosa permette e che cosa impedisce.

Anche l’ingresso come partner associato nella Rete del Contemporaneo in Toscana, coordinata dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e sostenuta dalla Regione Toscana, sposta Hypermaremma su un piano più ampio. Dal 2025 il progetto è associato a una rete che comprende realtà museali e programmi attivi a Firenze, Prato, Pistoia, Carrara, Livorno, Colle di Val d’Elsa, San Gimignano e San Giovanni Valdarno. La Maremma entra così in una geografia regionale del contemporaneo, come nodo laterale e stabile.

Equinozio di primavera, calendario condiviso promosso con il coordinamento del Centro Pecci, va nella stessa direzione. Incontri, visite, proiezioni e aperture collegano musei, fondazioni, spazi indipendenti, collezioni private e progetti diffusi. Hypermaremma partecipa alla rete e conserva la propria anomalia: un progetto senza edificio, costruito attraverso luoghi che cambiano a ogni spostamento.

Maria Loboda, To Separate the Sacred from the Profane, Fotografici Daniele Molajoli

Amici, aziende, proprietà private: la filiera politica di Hypermaremma

Hypermaremma ha una filiera concreta. Le opere prendono forma grazie a tenute, aziende agricole, cantine, fondazioni, partner, amici, ambassador, proprietari dei luoghi. Dietro ogni installazione ci sono sopralluoghi, autorizzazioni, produzione, trasporto, illuminazione, comunicazione, manutenzione, aperture al pubblico. Il mecenatismo racconta una parte della storia. La critica più facile – un progetto nei luoghi di villeggiatura cari a una certa nicchia romana radical chic, nel senso più originario del termine secondo Tom Wolfe – escluderebbe il lavoro sul territorio. In mezzo sta la realtà di Hypermaremma: una rete di soggetti privati e pubblici che permette all’arte contemporanea di entrare in siti destinati all’agricoltura, alla tutela ambientale, all’ospitalità, alla vita privata. In un territorio dove bellezza e accesso procedono spesso separati, questo nodo pesa. È politico, anche quando si ricopre di forme gentili. 

Hypermaremma è convincente se lascia vedere questa trama. La Maremma è proprietà, tutela, turismo, agricoltura, memoria familiare, lavoro. L’arte entra in questo sistema. Apre varchi, conferma distanze, produce incontri, obbliga a rinegoziare luoghi. 

La collaborazione con UNIMATIC, trenta orologi in edizione limitata con l’identità visiva di Hypermaremma e Prospettiva Cielo di Mauro Staccioli sul quadrante, appartiene a questa estensione. È un oggetto piccolo rispetto alla scala delle opere. Un segno della mappa fuori dalla mappa. L’opera resta a valle. Il suo profilo diventa immagine portatile. Il rischio del gadget è palese. 

Hypermaremma come mappa da attraversare

Hypermaremma porta arte contemporanea in luoghi già attraenti e li rende meno immediati nella loro consumazione. Alcune opere sono precise, altre esposte al rischio dell’immagine evanescente. Alcune reggono per forza formale, altre per posizione, altre per il tempo o l’azione che richiedono. L’insieme ha ormai consistenza. Dopo otto edizioni, Hypermaremma è una mappa culturale che si aggiorna, lascia tracce, produce ritorni.

Il pubblico percorre Hypermaremma. Si ferma, riparte, cerca una strada, guarda un orario, torna magari l’anno dopo e trova un’opera che prima mancava. Questa temporalità lenta funziona. In una stagione culturale spesso costruita sull’evento rapido, Hypermaremma insiste sulla permanenza. Qualcosa resta e cambia il modo in cui si guarda. 

Che cosa può fare un’opera in un luogo che possiede già una storia, un’immagine, un’economia, una promessa? Hypermaremma installa, sposta, accende, lascia, connette. Aggiunge segni. Chiede al luogo di restare attivo. Chiede allo sguardo di muoversi. 

Le opere permanenti di Hypermaremma: nove presenze tra costa, vigne e archeologia

Nel 2026 la collezione permanente conta nove opere. Oltre ad Azzurra Galatolo e Francesco Arena, la mappa comprende Spazio Amato di Massimo Uberti tra Terre di Sacra e l’Oasi WWF del Lago di Burano, Venus Anadyomene di Emiliano Maggi presso i vigneti Terenzi a Scansano, I giocolieri dell’armonia di Giuseppe Gallo sulla Spiaggia della Tagliata ad Ansedonia, Fontanile di Giuseppe Ducrot a Terre di Sacra, Left & Right di Claire Fontaine alla Fattoria Stendardi di Pescia Fiorentina, Prospettiva Cielo di Mauro Staccioli in località Giardino a Capalbio, Dal giorno alla notte di Felice Levini alla Fattoria La Maliosa di Saturnia. Hypermaremma lascia tracce. Alcune evidenti, altre appartate. Alcune legate alla luce, altre alla terra, altre alla memoria rurale.

Spazio Amato di Massimo Uberti, realizzato per l’edizione 2020, è una installazione luminosa al neon. La scritta viene installata tra luglio e settembre, in un’area che guarda l’Oasi WWF del Lago di Burano. Il neon, materiale urbano per eccellenza, arriva sul margine di una riserva e dichiara una distanza.

Fontanile di Giuseppe Ducrot è una grande struttura in ceramica gialla, lunga quindici metri e alta quattro metri e mezzo. Parte dalla memoria di un abbeveratoio degli anni Trenta destinato alle vacche maremmane. Ducrot prende una struttura funzionale, quasi umile, e la spinge verso l’apparizione. La Maremma agricola diventa immagine e architettura.

Prospettiva Cielo di Mauro Staccioli è composta da tre elementi piramidali in acciaio corten, alti nove metri. L’opera era stata realizzata nel 2004 per il Bodio Center di Milano; dal 2024 è installata nella Valle d’Oro, in località Giardino, a Capalbio. Tre forme appuntite mettono in tensione terra e cielo. Staccioli ha sempre pensato la scultura come segnale nello spazio. Qui il lavoro arriva da un contesto diverso e trova una nuova durezza.

Left & Right di Claire Fontaine usa un segno quasi digitale. Due emoticon luminose sono installate su una struttura rurale incompiuta alla Fattoria Stendardi di Pescia Fiorentina. Di giorno resta il rapporto con l’edificio, interrotto nella sua costruzione; di notte il lavoro cambia la percezione visiva. La campagna riceve un segnale da telefono, da schermo, da linguaggio abbreviato. Luminescenza fredda. Alcune opere possono anche disturbare.

Federico Jonathan Cusin