
Palazzo Ripetta: dal Conservatorio della Divina Provvidenza al volume di Aurelio Amendola
Il volume Palazzo Ripetta. Arte e ospitalità a Roma, pubblicato da Rizzoli, porta l’attenzione su Palazzo Ripetta, edificio del Tridente romano che attraversa il Seicento, Luigi Moretti e una collezione d’arte privata
Aurelio Amendola e il libro dedicato a Palazzo Ripetta
Il 26 maggio 2026 Rizzoli Illustrati pubblica Palazzo Ripetta. Arte e ospitalità a Roma, con fotografie di Aurelio Amendola e testi di Maria Vittoria Baravelli e Gianluca Longo. Il volume porta l’attenzione su un edificio del centro di Roma che ha attraversato quattro secoli di trasformazioni. Nato come Conservatorio della Divina Provvidenza, Palazzo Ripetta ha assunto nel tempo funzioni differenti, fino a diventare un hotel cinque stelle affiliato a Relais & Châteaux. Le fotografie di Amendola seguono questo percorso, osservando il palazzo come un’architettura e come un luogo costruito attraverso stratificazioni storiche.
All’inizio del libro, Amendola scrive: «Quando mi è arrivata una telefonata in cui mi si chiedeva di fotografare Palazzo Ripetta, la mia prima obiezione è stata: io non fotografo gli alberghi». Il fotografo racconta di avere poi riconosciuto Palazzo Ripetta, frequentato negli anni Sessanta e Settanta da artisti come Giacomo Manzù, Bruno Liberatore e Pericle Fazzini. Da quella memoria prende avvio il progetto fotografico, che osserva il palazzo come un’architettura e come una parte della storia di Roma.
Dal libro di Aurelio Amendola alla storia di Palazzo Ripetta
Il volume non segue il classico modello di un libro dedicato a una struttura ricettiva. Le fotografie in bianco e nero costruiscono un percorso tra spazi, dettagli architettonici, opere d’arte e superfici. Porte, corridoi, scalinate, affreschi e sculture diventano elementi di un racconto che attraversa secoli differenti.
Il lavoro di Amendola si inserisce in una ricerca che il fotografo ha sviluppato nel corso della carriera. Nato a Pistoia nel 1938, ha dedicato una parte del proprio lavoro alla scultura italiana del Novecento e ai luoghi dell’arte italiana. Michelangelo, Giorgio de Chirico, Arnaldo Pomodoro, Alberto Burri, Andy Warhol e i Musei Vaticani fanno parte di un percorso che si concentra sul rapporto tra materia, luce e spazio.
Nel caso di Palazzo Ripetta, il soggetto non è un monumento isolato. L’edificio conserva tracce di diverse epoche e di diverse funzioni urbane. Il libro utilizza la fotografia per ricostruire queste stratificazioni.
Il Tridente di Roma e il Conservatorio della Divina Provvidenza
Palazzo Ripetta occupa uno degli assi storici del Tridente romano. Il sistema urbano prende forma tra il Rinascimento e l’età barocca e organizza tre direttrici che partono da piazza del Popolo: via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta.
L’edificio nasce nel Seicento come Conservatorio della Divina Provvidenza. Secondo la documentazione storica raccolta dal palazzo, l’istituzione era dedicata all’accoglienza e alla formazione di giovani donne prive di mezzi economici e di sostegno familiare. Nel corso dei secoli il Conservatorio ricevette il sostegno di pontefici, famiglie aristocratiche e corporazioni cittadine, diventando una delle istituzioni assistenziali della città.
All’interno del complesso trova posto una chiesa sconsacrata. Lo spazio, oggi conosciuto come Salone Bernini, conserva l’impianto originario e l’affresco di Giacomo Triga dedicato al Trionfo della Divina Provvidenza. Il progetto viene attribuito al marchese Gerolamo Theodoli, membro dell’Accademia di San Luca. La lunga navata, le cappelle laterali e l’altare costituiscono una parte della struttura storica che attraversa il tempo senza perdere leggibilità.
Il libro di Amendola dedica alcune immagini proprio a questo spazio. La fotografia registra le superfici e le proporzioni dell’antica chiesa senza isolarle dal resto del palazzo.
Gli anni Sessanta e il progetto di Luigi Moretti
Nel secondo dopoguerra il Conservatorio trasferisce la propria sede. L’edificio deve trovare una nuova funzione. L’imprenditore Alberto Ginobbi acquista il complesso e affida la trasformazione a Luigi Moretti. L’architetto romano affronta il progetto mantenendo gli elementi storici del palazzo e introducendo un lessico che appartiene alla ricerca italiana del Novecento.
Luigi Moretti occupa una posizione particolare nella storia dell’architettura italiana. Attivo tra Roma e gli Stati Uniti, sviluppa una ricerca che attraversa razionalismo, architettura organica e sperimentazione strutturale. Nei lavori di Palazzo Ripetta evita il contrasto diretto tra antico e nuovo.
Corridoi curvi, stucchi, volte e passaggi accompagnano il movimento all’interno dell’edificio. Gli spazi non seguono una geometria rigida. Le prospettive cambiano lungo il percorso e costruiscono una sequenza di ambienti che il libro di Amendola utilizza come materia fotografica. Le immagini insistono sulle aperture, sui giochi di luce e sulle superfici progettate da Moretti, ricostruendo il rapporto tra il progetto del Novecento e la struttura seicentesca.


La famiglia Ginobbi e il restauro del Duemila
Nel corso degli anni il palazzo continua a trasformarsi. La proprietà mantiene il rapporto con l’edificio e ne accompagna le successive fasi di recupero.
Il restauro completato nel 2022 aggiorna gli spazi senza cancellare il lavoro di Luigi Moretti. Il progetto mantiene le tracce delle diverse epoche e integra una collezione di opere d’arte distribuite negli ambienti comuni e negli spazi dedicati all’ospitalità. Oggi Palazzo Ripetta dispone di 78 camere e suite ed è affiliato a Relais & Châteaux.
Nel libro pubblicato da Rizzoli Illustrati, questo passaggio non viene raccontato come una cesura. Le fotografie mostrano la continuità tra le diverse trasformazioni del palazzo. La porta di una suite, un corridoio progettato da Moretti, il soffitto del Salone Bernini e un dettaglio architettonico appartengono allo stesso racconto.
Il progetto fotografico suggerisce che Palazzo Ripetta abbia cambiato funzione più volte nel corso della propria storia. Conservatorio, residenza, luogo di incontro per artisti e struttura ricettiva costituiscono fasi differenti di uno stesso edificio urbano.
L’arte a Palazzo Ripetta, dalla pittura barocca alla street art di New York
Nel libro di Aurelio Amendola, le opere d’arte non sono presentate come una raccolta autonoma. La fotografia le colloca all’interno dell’architettura, seguendo il percorso del visitatore. Sculture, dipinti e installazioni condividono gli spazi con le soluzioni progettate da Luigi Moretti e con le tracce del Conservatorio della Divina Provvidenza.
La collezione di Palazzo Ripetta si è ampliata nel tempo, seguendo la storia della proprietà e le relazioni costruite con artisti e collezionisti. Nel Salone Bernini resta l’affresco di Giacomo Triga, testimonianza della destinazione religiosa del complesso. All’ingresso, la Sfera di Arnaldo Pomodoro introduce il rapporto con la scultura del Novecento. Alberto Burri e Toti Scialoja rappresentano una stagione della ricerca artistica italiana, mentre Giacomo Manzù e Bruno Liberatore riportano l’attenzione sulla figura umana e sulla materia bronzea.
La raccolta comprende anche Mauro Lorenzetti e Angel Ortiz. Quest’ultimo, noto anche come LA II, appartiene ai protagonisti della scena newyorkese degli anni Settanta e Ottanta e collaborò con Keith Haring. Nel 2024 si è aggiunta l’installazione permanente di Sveva Angeletti But the previous was better, collocata sulla terrazza di Etere. L’opera porta il linguaggio del neon all’interno del palazzo e instaura un dialogo con il paesaggio urbano romano.
Il libro di Amendola costruisce una relazione tra queste opere e gli spazi che le ospitano. Le fotografie evitano l’impostazione catalografica. Le sculture vengono osservate insieme alle pareti, ai corridoi e alle aperture progettate da Moretti, suggerendo che il palazzo stesso partecipi alla composizione.
Giacomo Manzù e il ricordo degli artisti che frequentavano Palazzo Ripetta
Tra le opere presenti, il nome di Giacomo Manzù assume un significato particolare anche per il racconto di Aurelio Amendola.
Il fotografo ricorda di avere frequentato Palazzo Ripetta negli anni Sessanta e Settanta, quando l’edificio rappresentava un punto di incontro per artisti e intellettuali romani. Nel libro cita Bruno Liberatore, Pericle Fazzini e lo stesso Manzù. Il progetto editoriale collega quindi due storie differenti: quella dell’edificio e quella delle persone che ne hanno attraversato gli spazi.
Manzù occupa una posizione centrale nell’arte italiana del Novecento. Nato a Bergamo nel 1908, sviluppò una ricerca che attraversa soggetti religiosi, ritratti e monumenti civili. La Porta della Morte della Basilica di San Pietro, completata negli anni Sessanta, rappresenta una delle opere pubbliche più conosciute del dopoguerra italiano.
La presenza di una sua scultura a Palazzo Ripetta inserisce il palazzo in una rete di relazioni artistiche che precede la trasformazione contemporanea dell’edificio.

Christian Spalvieri e il nuovo corso del San Baylon
Il progetto gastronomico di Palazzo Ripetta è affidato a Christian Spalvieri. Romano, nato nel 1989, si forma tra Italia e Regno Unito. Lavora alla Royal Opera House di Covent Garden e nelle cucine di Gordon Ramsay prima di tornare in Italia, dove collabora con Giuseppe Postorino e Dimitri Mattiello e partecipa all’apertura de L’Alchimia a Milano. Dopo altre esperienze arriva a Palazzo Ripetta, assumendo la guida del San Baylon.
Il ristorante occupa spazi indipendenti rispetto all’hotel e prende il nome da San Pasquale Baylón, figura associata dalla tradizione gastronomica all’origine dello zabaione. Il riferimento storico resta presente, ma il progetto dello chef si concentra su un’altra direzione.
Spalvieri definisce il gusto come elemento centrale della propria cucina. Il lavoro sulle materie prime si accompagna a tecniche di fermentazione, maturazione ed essiccazione che appartengono alla tradizione italiana della conservazione alimentare.
L’evoluzione del San Baylon è come un passaggio progressivo da una proposta di casual dining a una ricerca più gastronomica. Il ristorante mantiene la menzione nella Guida Michelin e propone due percorsi degustazione, Sorgente e Ascesa.
Dal Baylon Cocktail Bar a Etere Rooftop
L’offerta gastronomica di Palazzo Ripetta comprende il Baylon Cocktail Bar & Bistrot e la terrazza Etere.
Il Baylon Cocktail Bar sviluppa una proposta che accompagna diversi momenti della giornata. Il grande bancone in marmo occupa il centro dello spazio, mentre il menu bistrot si estende dagli ambienti interni al cortile del palazzo. La carta dei cocktail parte dai classici internazionali e li rielabora secondo il linguaggio della casa.
Etere occupa invece la terrazza dell’edificio. Lo spazio ospita l’installazione di Sveva Angeletti e amplia il rapporto tra il palazzo e la città. Il rooftop completa il percorso iniziato al piano terreno, collegando il giardino interno, il ristorante e gli ambienti comuni del complesso.
Palazzo Ripetta e il libro di Aurelio Amendola
Palazzo Ripetta. Arte e ospitalità a Roma per Rizzoli Illustrati, uscito il 26 maggio 2026. Il volume raccoglie 60 fotografie di Aurelio Amendola insieme ai testi di Maria Vittoria Baravelli e Gianluca Longo.
Il libro documenta un edificio che ha attraversato diverse trasformazioni urbane. Conservatorio della Divina Provvidenza, educandato, residenza progettata da Luigi Moretti e hotel cinque stelle costituiscono fasi successive di una stessa storia.
Il lavoro di Amendola propone una lettura del palazzo attraverso la fotografia di architettura. Corridoi, cappelle, opere d’arte, camere, cortili e terrazze vengono osservati come parti di un unico organismo urbano. Il progetto suggerisce che Palazzo Ripetta non possa essere raccontato attraverso una sola funzione. La storia del Conservatorio, il lavoro di Luigi Moretti, la collezione d’arte, il progetto del Gruppo Ginobbi e gli spazi dedicati alla ristorazione appartengono allo stesso edificio e alla stessa porzione di città.
Il volume pubblicato da Rizzoli Illustrati porta l’attenzione su una vicenda che attraversa quattro secoli di Roma. La fotografia registra questo percorso e restituisce l’immagine di un luogo che continua a cambiare destinazione mantenendo leggibili le tracce delle trasformazioni precedenti.









Aurelio Amendola
Aurelio Amendola nasce a Pistoia nel 1938 e si avvicina alla fotografia alla fine degli anni Cinquanta da autodidatta. Nel corso della carriera sviluppa una ricerca che attraversa arte antica e contemporanea, dedicando particolare attenzione alla scultura, all’architettura e al rapporto tra opere e luoghi.
Accanto ai ritratti di artisti del Novecento, fotografa monumenti, complessi architettonici e siti storici italiani. Il suo archivio comprende lavori dedicati a Giorgio de Chirico, Arnaldo Pomodoro, Alberto Burri, Mario Schifano e Andy Warhol, oltre a una lunga ricerca sull’opera di Michelangelo.
Ha collaborato con istituzioni italiane e internazionali, tra cui Palazzo Reale di Milano, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, le Gallerie degli Uffizi e i Musei Vaticani. Le sue fotografie sono state oggetto di esposizioni e pubblicazioni dedicate alla storia dell’arte, alla scultura e al patrimonio architettonico.
Palazzo Ripetta
Palazzo Ripetta è un hotel 5 stelle locato tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna, nella centrale omonima Via di Ripetta. Ospitato all’interno di un edificio storico del 1600, ristrutturato negli anni ‘60 su progetto dell’architetto Luigi Walter Moretti, una delle figure più eminenti dell’architettura italiana del XX secolo.
Palazzo Ripetta ospita una collezione permanente di opere d’arte che comprende lavori di Giacomo Triga, Arnaldo Pomodoro, Alberto Burri, Toti Scialoja, Giacomo Manzù, Bruno Liberatore, Mauro Lorenzetti, Angel Ortiz e Sveva Angeletti.
Libro Palazzo Ripetta. Arte e ospitalità a Roma – Rizzoli Illustrati
Fotografie di: Aurelio Amendola
Casa editrice: Rizzoli illustrati
Data di uscita: 26 maggio 2026
Pagine: 128
Formato: 24 x 31 cm
Immagini: 60