Villaggio Olimpico Coima
Villaggio Olimpico Coima

Milano Ruvido (4) Prada, il villaggio e la geometria

Arrivando alla sfilata di Prada la città e la caducità della sua ironia: contraddizioni e geometrie, per poi sedersi: la signora continua a fare quello che vuole

Il Villaggio Olimpico, il sistema moda e donne in sembianze mediorientali

Arrivando, il nuovo villaggio olimpico – la stessa domanda – perché gli studenti, per quanto possano avere la possibilità di pagare un affitto leggero, devono vivere in un penitenziario. Le finestre sono quasi quadrate da cella – invece che arrivare al pavimento come è evidente che il disegno originario fosse concepito. Narrativa diffusa e confermata, per questo villaggio olimpico trasformato oggi in studentato: in pieno cantiere, sono apparsi il 50% in più dei costi stimati, e tanti applausi. Tra le altre accozzaglie, bisognava ridurre i costi degli infissi – i balconi mai previsti in architettura calmierata – e così le finestre che avrebbero dato dignità a uno studente del 2026, sono diventate aperture per polli. Intanto, si trovano i soldi per creare strani murales a ricordo delle Olimpiadi, come sempre di gusto relativo – i murales su tutta la parete, sono realizzati utilizzando piattaforme sopraelevate che possono ricordare una voce del computo metrico. La zona è transennata con immagini che promettono verde invece che la distesa di cemento che abbiamo già visto.

Arrivando. Si sentono le urla della comunità cinese di stanza a Milano, per i loro idoli. In questi giorni la polemica sul tetto degli studenti stranieri nelle classi scolastiche. Il sistema moda costruisce il suo pubblico, non la sua clientela, sui figli degli immigrati – cinicamente si può dare sintesi: sui figli delle persone che sono assunte per dar servizio in casa, i nei casi più fortunati, per i portierati. Ancora, sì incontrano donne di sembianze medio orientali, molte truccate, vestite con gonne in plastica tipo Cenerentola per Capucci (senza sapere dettaglio di quel tempo di Capucci). Si fanno fotografie a vicenda, sono allegre e contente – noi preoccupati.

Arrivando, il cielo azzurro si taglia bidimensionale nella geometria di Rem Koolhaas, e respiri – Dio solo sa quanto respiri – tu che ti ostini a credere la moda sia anche cultura, non solo mercato. Tu che ti ostini a ripeterti che Miuccia Prada continua a fare quello che vuole, intellettuale di sinistra, miliardaria comunista – che meraviglia – prioritaria e primaria donna intellettuale italiana a livello mondiale.

Seduti, lungo la passerella, i Formafantasma vicino a Stefano Boeri. Una ragazza si china Tuba Avalon – la si nota, per la qualità di questo nome, potrebbe essere quello di un’artista degli anni Venti, una diva di Hollywood in bianco e nero, qualcosa di carattere, linee, ambiguità nel vestire. È una blogger che in prima pagina sul sito suggerisce vestiti per la piattaforma di Mytheresa. L’estetica ci consola – è quella ragazza che incontravamo in spiaggia, arrivava dalla Spagna o da Francoforte, la portavamo fuori in pattino e toccavamo le meduse per farla sorridere, diventava la nostra migliore amica fino al primo temporale, quando capivamo che era innamorata di noi, e a noi piaceva quell’altra, che si faceva il tipo di dieci anni più grande con la macchina rossa.

Prada, platea SS27

La sfilata e la musica – tutti vogliono Prada

Fa caldo, la prima uscita in reggiseno. La sfilata. Musica che sembra Anni Ottanta – è l’inizio di Flashdance in palestra. La gonna rossa è tagliata su nero come la sagoma di Koolhaas sul cielo azzurro di questo settembre – ogni gonna è il taglio di Raf Simons. Geometrie si ripetono, pelle rovinata come armatura usata e sporca, il vezzo di gioielli in plastica e vetro sintetico che appaiono sotto le pieghe quando cammini. Le suole carro armato. Le rose di stoffa come le faceva la zia Rosa. Gonne ricamate e fiori che luccicano che tutti gli altri non ce la faranno mai a fare con questo equilibrio – solo Miuccia ci riesce così.

Tutti vogliono Prada, non solo il diavolo (quell’’impiegata dilettante avanti con l’età che trasforma tutto quel che tocca in un grande magazzino). Qui da Prada c’è mestiere – non servirebbe altro, se non cultura. C’è la solidità del marchio nella sua storia e nella visione della signora – che appunto, non è impiegata ma padrona. La signora lavora con chi ha saputo scegliere, con chi possiede il miglior senso della geometria, della semplificazione. La direzione e la strategia commerciale procedono nella loro convinzione: possono permettersi di spremere, spremere, spremere tutto– non finirà mai. Si può spremere l’estetica e la sofisticazione semplice di Prada, si può mercificare – andare anche contro i principi e i valori di una donna che a creduto nella moda come letteratura. I dirigenti che pensano al bilancio possono fare quello che vogliono. La macchina funziona e continuerà a funzionare. I vestiti di Prada sono segni nel tempo e sono moda – eppure, tutte le donne vorrebbero, potrebbero indossarli, anche e soprattutto quelle più bruttine. Anche quelle che non hanno idea di chi sia, di cosa sia, Prada nel 2027.

Carlo Mazzoni

Prada, illuminotecnica
Fondazione Prada, Rem Koolhaas