Diga del Panperduto, Consorzio Villoresi, 2018. Fotografia Adolfo Di Dio

Canale Villoresi: il mare dell’hinterland diventa un corridoio ecologico

Nato nell’Ottocento per irrigare l’Alta Pianura lombarda, dopo il degrado del secondo Novecento, il Canale Villoresi è diventato un asse per biodiversità, mobilità ciclabile e tutela del suolo metropolitano

A venticinque chilometri dal centro di Milano, generazioni di lombardi hanno avuto il loro mare fra i campi, le fabbriche e i quartieri dell’hinterland. Il Canale Villoresi, chiamato localmente anche Canal Villores o Rongion, è un corso d’acqua artificiale lungo circa ottantasei chilometri, che attraversa più di venti Comuni da Somma Lombardo a Cassano d’Adda, collegando il Ticino al sistema dell’Adda e della Martesana.

Nasce alla diga del Panperduto, a Somma Lombardo, dove l’acqua del Ticino viene immessa in una rete di derivazioni che irriga decine di migliaia di ettari dell’Alta Pianura. Progettato negli anni dell’Unità d’Italia per rendere produttivi terreni poveri d’acqua, il Villoresi è oggi qualcosa di più complesso: resta infrastruttura irrigua, e funziona insieme come corridoio ecologico, percorso ciclabile e linea di continuità tra superfici verdi frammentate dall’espansione urbana.

Tra il 2025 e il 2026 il canale ha attraversato una fase di cantieri e trasformazioni — lavori idraulici, deviazioni imposte da nuove infrastrutture, riqualificazioni locali e la proposta di un parco regionale che lo riguarda da vicino. Interventi separati, che insieme ridisegnano la funzione di un’opera ottocentesca: dall’irrigazione alla biodiversità, dalla mobilità ciclabile alla tutela del suolo. La sua trasformazione nasce da questa stratificazione, più che da un unico progetto di recupero.

Il mare dei poveri: la balneazione informale del Villoresi negli anni Cinquanta

Alla fine della Seconda guerra mondiale il Villoresi era già luogo di balneazione informale. Gruppi di ragazzi attraversavano in apnea le aperture in mattoni e cemento sotto le strade, per un pacchetto di sigarette o un chewing-gum dei soldati americani. Negli anni Cinquanta il canale divenne il «mare dei poveri»: famiglie e compagnie in bicicletta, teli sull’erba, radio portatili, in alcuni tratti zone separate per uomini e donne.

L’acqua poteva apparire limpida e calma. Le correnti erano forti, le pareti verticali in cemento offrivano pochi appigli, il fondo aveva dislivelli improvvisi. Alcune derivazioni erano conosciute come «bocche della morte». Dagli anni Settanta la balneazione venne vietata, il canale perse la funzione ricreativa, le sponde divennero in molti punti inaccessibili, mentre incidenti e annegamenti alimentarono una memoria più oscura. Oggi il Villoresi resta non balneabile: l’immagine del mare dell’hinterland appartiene alla memoria collettiva, non all’uso contemporaneo.

Eugenio Villoresi e l’acqua dell’Italia postunitaria: dal progetto del 1862 al completamento nel 1891

Nella seconda metà dell’Ottocento le campagne a nord di Milano rendevano meno di quelle della Bassa: terreni compatti e poveri d’acqua, lontani dalle rese delle zone irrigate dai Navigli. Nel 1862 prevalse il progetto dell’ingegnere Eugenio Villoresi, elaborato con l’ingegnere Meraviglia, che prevedeva una derivazione dai laghi Maggiore e di Lugano e immaginava anche la navigabilità del canale. L’ipotesi navigabile venne abbandonata: alcuni proprietari terrieri temevano che favorisse una crescita industriale eccessiva.

Villoresi investì gran parte del proprio patrimonio nel progetto, ma morì nel 1879 senza vedere i lavori. Il figlio Luigi cedette la concessione alla Società Italiana per Condotte d’Acqua, fondata a Roma nel 1880. Gli scavi iniziarono nel gennaio 1882, il primo tratto fu inaugurato nell’aprile 1884, il completamento fino a Cassano d’Adda avvenne nel 1891. Il collegamento con il Lago di Lugano rimase sulla carta; la regolazione del Lago Maggiore fu completata con la diga della Miorina durante la Seconda guerra mondiale. Il Villoresi resta una delle maggiori opere di ingegneria idraulica dell’Italia postunitaria: la distribuzione dell’acqua trasformò l’agricoltura dell’Alta Pianura e lo sviluppo economico dei territori attraversati.

Un’infrastruttura irrigua dentro la città diffusa lombarda

Il canale continua a irrigare. Attraverso circa centoventi derivazioni e una rete secondaria estesa per centinaia di chilometri, distribuisce acqua alle campagne tra il Ticino e l’Adda. Il paesaggio però è cambiato: ai campi si sono affiancati strade, capannoni, ferrovie, centri commerciali, quartieri. Il Villoresi scorre oggi dentro la città diffusa lombarda — in alcuni tratti in rapporto con l’agricoltura, in altri come margine tra tessuti urbani e aree residuali.

Questa condizione aumenta il suo valore di continuità: acqua e vegetazione delle sponde attraversano territori dove gli habitat naturali sono separati da superfici costruite. Ma il Villoresi resta un’opera artificiale: la quantità d’acqua dipende da regolazioni, esigenze agricole e periodi di manutenzione, e con essa la sua stessa funzione ecologica.

Le asciutte del Canale Villoresi e il recupero della fauna ittica

Il canale viene periodicamente messo in asciutta per la manutenzione di alveo, sponde e opere idrauliche. La sospensione del flusso permette di intervenire su paratoie, muri, cedimenti e accumuli, al prezzo di un impatto diretto sulla fauna. Prima dello svuotamento, il personale autorizzato recupera i pesci rimasti nei tratti isolati, sotto la supervisione delle autorità, e li trasferisce in corsi d’acqua individuati per la reimmissione.

La fauna comprende specie del Ticino, popolazioni sviluppatesi nella rete irrigua ed esemplari reintrodotti dopo le asciutte, accanto a specie alloctone diffuse in molte acque lombarde. Dopo la crisi idrica del 2022, il Consorzio Est Ticino Villoresi ha dichiarato di aver ridotto durata ed estensione delle asciutte dove possibile: mantenere l’acqua in alcuni tratti sostiene la fauna, ricarica la falda, consente irrigazione invernale.

Il recupero dei pesci mostra una contraddizione strutturale: il Villoresi ospita un ecosistema acquatico che dipende da un’infrastruttura da svuotare periodicamente. La qualità ambientale si misura quindi oltre il numero delle specie — nella frequenza delle asciutte, nella mortalità durante le operazioni, nella continuità del flusso, nella qualità dell’acqua.

Paratoie automatiche e gestione digitale dell’acqua: i lavori tra Castano Primo e Parabiago

Tra il 2025 e il 2026 il canale è stato interessato dall’automazione delle paratoie di derivazione, nel tratto tra Castano Primo e Parabiago. Le paratoie regolano l’acqua destinata ai rami secondari; automatizzarle permette di intervenire sulle portate senza affidarsi alle sole regolazioni manuali. L’obiettivo è migliorare la distribuzione, ridurre le dispersioni e reagire alle variazioni della disponibilità idrica — in una fase di siccità alternata a precipitazioni intense, la gestione richiede più precisione. I lavori hanno comportato una lunga asciutta, terminata con il ritorno dell’acqua nell’aprile 2026.

La modernizzazione non cambia la natura del Villoresi: un’opera ottocentesca integrata in un sistema di controllo contemporaneo. La digitalizzazione apre però una questione di trasparenza — dati su portate, derivazioni e perdite renderebbero più leggibile la distribuzione dell’acqua tra agricoltura, ambiente e usi territoriali.

Impermeabilizzazione delle sponde: quando l’efficienza idraulica e la funzione ecologica divergono

Altri interventi riguardano l’impermeabilizzazione di alveo e sponde, per contenere le perdite e aumentare l’efficienza irrigua. Un canale meno permeabile porta più acqua alle campagne, ma riduce lo scambio tra corso artificiale, terreno e falda. In una fase di scarsità, limitare le dispersioni può apparire necessario; parte dell’acqua che filtra contribuisce però all’umidità dei suoli e alla ricarica sotterranea.

Efficienza idraulica e funzione ecologica non coincidono sempre. Il Villoresi va gestito come un sistema dove agricoltura, ingegneria e ambiente possono entrare in conflitto: la manutenzione non è neutrale, ogni intervento modifica il rapporto tra acqua, suolo e habitat.

Il canale deviato dal quarto binario ferroviario tra Pregnana Milanese e Vanzago

Il tracciato continua a essere modificato dalle trasformazioni territoriali. Tra Pregnana Milanese e Vanzago, il potenziamento ferroviario e il quarto binario hanno richiesto lo spostamento di un tratto del canale, con un nuovo ramo a rafforzare la distribuzione verso Cascina Valdarenne. La deviazione mostra che il Villoresi non è un monumento intoccabile: resta un’infrastruttura operativa, adattata alla crescita ferroviaria e urbana.

Ogni modifica dovrebbe però mantenere la continuità idraulica ed ecologica. Ricostruire un alveo non equivale a conservare l’habitat precedente: forma delle sponde, vegetazione, velocità dell’acqua e connessioni con i terreni determinano il valore ambientale del nuovo tratto.

La ciclabile del Villoresi tra la Città metropolitana di Milano e la Brianza

Il canale è affiancato per gran parte del tracciato da una pista ciclabile, che collega da ovest a est la Città metropolitana di Milano e la provincia di Monza e Brianza. La ciclovia ha reso le sponde uno spazio accessibile, attraverso campi, quartieri, parchi e aree industriali lungo una linea continua d’acqua.

Il percorso però non è uniforme: le condizioni cambiano da Comune a Comune, tra tratti pavimentati e segnalati e altri con interruzioni, deviazioni, fondo irregolare. Nel 2026 cantieri e manutenzioni hanno comportato chiusure a Nosate, Vanzago, Lainate, Garbagnate e Monza. Oltre l’uso ricreativo, la ciclabile può funzionare come infrastruttura quotidiana verso stazioni, scuole, quartieri e aree produttive — a condizione di garantire continuità, sicurezza e connessioni con le reti locali. La gestione frammentata tra Comuni resta il limite principale.

Riqualificazioni locali e gestione sovracomunale: il cantiere di Monza del 2026

Il recupero del Villoresi procede per interventi puntuali. Nel luglio 2026 il Comune di Monza ha avviato la riqualificazione di circa 1.500 metri quadrati tra via Marsala e via Pacinotti, con pulizia, bonifica e sistemazione del verde. Operazioni simili migliorano accessibilità e qualità di singoli tratti, senza produrre una strategia unitaria: ogni Comune interviene sulla propria porzione, mentre acqua ed ecosistemi attraversano l’intero territorio. La manutenzione amministrativa resta locale, la funzione idraulica ed ecologica è sovracomunale — e il futuro del canale dipende dal superare questa separazione.

Il Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale: oltre duemila ettari da collegare

La proposta per il Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale è lo sviluppo più recente. Undici Comuni hanno approvato la richiesta per una nuova area protetta intorno ai corridoi del Seveso e del Villoresi e alle superfici agricole e naturali della Brianza centrale: oltre duemila ettari in uno dei territori a più alta densità urbana e produttiva della Lombardia.

Non si tratta di un unico parco compatto, ma di frammenti — campi, boschi residuali, corsi d’acqua, parchi locali, terreni interclusi. Il Villoresi può diventare l’elemento che li collega: attraversa il territorio in orizzontale, mentre il Seveso costruisce una direttrice nord-sud, e la loro integrazione può generare una rete ecologica superiore alla somma dei parchi comunali. L’istituzione richiede però governance condivisa, strumenti urbanistici coerenti e regole capaci di limitare nuove edificazioni: la protezione formale deve tradursi in continuità del suolo, gestione delle sponde e manutenzione degli habitat.

Panperduto, da opera idraulica a patrimonio culturale: il Museo delle Acque Italo-Svizzere

Il punto di origine del Villoresi è diventato luogo di divulgazione. Il complesso del Panperduto — opere di presa, diga, canali e strutture per distribuire l’acqua del Ticino — è stato restaurato e aperto alle visite, e ospita il Museo delle Acque Italo-Svizzere, percorsi didattici e una scala di risalita per la fauna ittica. L’ingegneria idraulica viene presentata come patrimonio storico e paesaggistico lombardo, mentre le opere continuano a regolare l’acqua del sistema Villoresi.

Editorial Team