
Così la Cina ha contribuito alla crescita della filiera del lino in Unione Europea
Martainneville, Normandia. La cooperativa Calira riunisce settecento agricoltori e studia la trasformazione del lino: una fibra coltivata in Europa ha bisogno di una filiera globale
I tre quarti del lino mondiale crescono in Europa — il valore della filiera spesso no
L’Europa occidentale produce circa il settantacinque percento delle fibre lunghe di lino del mondo. Francia, Belgio e Paesi Bassi concentrano la maggior parte delle superfici coltivate, della ricerca varietale e delle attività di trasformazione primaria di una fibra che negli ultimi anni ha registrato una crescita della domanda da parte dell’industria tessile e di settori che vanno dall’arredamento ai materiali compositi.
Il lino europeo nasce nei campi della Normandia, delle Hauts-de-France, delle Fiandre e dei Paesi Bassi. Viene raccolto, macerato e stigliato in Europa. Una parte consistente delle successive lavorazioni attraversa però una catena produttiva che coinvolge altri continenti, in particolare l’Asia.
Tra il 2016 e il 2026 le superfici europee dedicate al lino sono aumentate di oltre il cento per cento, superando i duecentoventimila ettari. Secondo l’Alliance for European Flax-Linen & Hemp, nel 2025 la produzione europea di fibre lunghe ha raggiunto circa centonovantamila tonnellate. Numeri che raccontano una filiera che cerca di consolidare la propria posizione in un mercato globale in cui il lino rappresenta ancora meno dello zero virgola cinque per cento delle fibre tessili prodotte nel mondo.
Calira: settecento agricoltori nella Somme e una cooperativa nata attorno alla fibra
Per comprendere come funziona questa filiera siamo andati nei territori dove il lino viene coltivato. Nella Somme, nel nord della Francia, opera Calira, Coopérative Agricole Linière de la Région d’Abbeville. La cooperativa riunisce circa settecento agricoltori distribuiti in un’area che si estende dalla valle della Bresle fino a quella dell’Authie.
Nel 2025 i soci avrebbero coltivato circa undicimila cinquecento ettari e prodotto undicimila seicento tonnellate di fibra. Lo stabilimento di Martainneville occupa un sito di circa quindici ettari e impiega centodieci persone: «La coltivazione del lino trova condizioni climatiche ideali nelle terre fertili della zona orientale del dipartimento francese della Somme, grazie all’influenza oceanica che alterna pioggia e sole, in primavera ed estate».
Il lino richiede condizioni pedoclimatiche specifiche, esperienza agronomica e una rete di trasformazione costruita nel tempo. Per questo la sua geografia produttiva è rimasta relativamente stabile anche in un contesto di globalizzazione delle catene del valore.
La cooperativa segue i produttori dalla scelta delle parcelle alla raccolta, perché la qualità della fibra dipende da decisioni prese molto prima dell’ingresso nello stabilimento: «Siamo tutti i giorni nei campi per seguire la pianta». La semina, la crescita, l’allettamento, la macerazione in campo e il momento della raccolta influenzano resa, colore, finezza e resistenza della fibra.

La stigliatura: il passaggio industriale che determina il destino della fibra
Dopo la raccolta e la macerazione in campo, il lino passa alla fase di stigliatura, che consiste nel separare le fibre dalla parte legnosa dello stelo attraverso processi meccanici. È qui che si definisce gran parte del valore industriale della coltura. La qualità della separazione influenza la lunghezza delle fibre, la loro pulizia e la loro destinazione finale. Nel sito di Martainneville Calira dispone di cinque linee di stigliatura. A queste si aggiungono due linee dedicate alle fibre corte, una per la pulitura e l’imballaggio dei residui legnosi e una per la loro granulazione.
Prima dell’avvio della lavorazione, una quantità ridotta di paglia viene testata sulla macchina per valutare il comportamento del lotto. La pianta viene estirpata e non recisa, in modo da recuperare la fibra lungo tutto lo stelo: in campo l’altezza media può variare da settantacinque a centodieci centimetri. Nello stabilimento la materia entra nella linea a una velocità iniziale di circa trenta metri al minuto e arriva progressivamente fino a cento metri al minuto. La fibra lunga viene ricostituita in balle destinate alla filatura, mentre le fibre corte seguono circuiti diversi.
La stigliatura rappresenta uno dei passaggi che la filiera europea considera strategici. Per questo rientra tra le lavorazioni monitorate dalle nuove certificazioni Masters of Flax Fibre, sviluppate per documentare l’origine della fibra e il suo percorso lungo la catena produttiva.
Materie prime naturali: quando il cento per cento della pianta trova un utilizzo
Tra le materie prime naturali europee, il lino alimenta filiere che spaziano dal tessile all’edilizia, dall’agricoltura alla produzione energetica. Una stessa coltura entra così in mercati molto diversi tra loro, ben oltre l’industria dell’abbigliamento. Secondo l’Alliance, il cento per cento della pianta trova un utilizzo lungo la filiera.
Le fibre lunghe vengono impiegate nei tessili di fascia alta, nell’arredamento e nei materiali compositi. Le fibre corte trovano applicazione nei tessili tecnici, negli isolanti e nei prodotti cartari. I semi vengono utilizzati per nuove semine o per la produzione di oli. «I residui legnosi del lino sono una delle materie prime usate per fabbricare pannelli truciolari, lettiere per animali e prodotti per pacciamature orticole». Dal settembre 2025 la cooperativa fornisce inoltre residui legnosi destinati a impianti di riscaldamento collettivo nell’area di Abbeville e Doullens.
La destinazione delle diverse componenti dipende anche dalla qualità ottenuta dopo la trasformazione. Più la fibra è fine e divisibile, più può essere utilizzata per filati sottili e gamme tessili di livello superiore. Le fibre di seconda scelta entrano invece in produzioni meno pregiate, come corde o impieghi tecnici. Calira collega la qualità della fibra alla necessità di remunerare correttamente la coltura: «Il lino deve restare interessante per il produttore rispetto alle altre colture».

Dove si interrompe la geografia europea del lino
Se la coltivazione del lino continua a essere concentrata in Europa occidentale, lo stesso non vale per il resto della filiera: «Siamo passati attraverso una fase di deindustrializzazione globale che ha colpito il tessile europeo». Le conseguenze hanno interessato anche il lino. Nel corso degli ultimi decenni una parte della filatura e della trasformazione si è spostata verso l’Asia, seguendo una traiettoria comune a gran parte dell’industria tessile mondiale.
Per Calira, la Cina ha contribuito a sostenere la filiera europea del lino perché ha assorbito una parte della produzione e reso possibile la crescita delle superfici coltivate in Europa: «Se il lino esiste ancora oggi a questi livelli è anche perché si è sviluppato un mercato globale capace di assorbire la produzione».
Questo non significa che la filiera abbia rinunciato a rafforzare la presenza industriale europea: «Il nostro ruolo come organizzazione professionale è difendere la filiera europea e fare in modo che tutti gli anelli della catena continuino a dialogare con la nostra agricoltura». Da qui nasce il lavoro svolto attraverso Masters of Linen, la certificazione riservata alle aziende che filano, tessono e confezionano in Europa.
Questa prospettiva si riflette anche nelle scelte industriali della cooperativa. A Martainneville è prevista per il 2027 l’entrata in funzione di una nuova unità di stigliatura che aumenterà del venticinque per cento la capacità produttiva del sito: «Per fare investimenti di questa portata serve fiducia nella filiera».
Sostenibilità nell’industria tessile: come si misura l’impatto di una fibra
Negli ultimi anni l’Alliance for European Flax-Linen & Hemp si è concentrata sulla raccolta e la verifica dei dati relativi alla filiera. Nel 2022 ha pubblicato la prima Life Cycle Assessment relativa alla fibra lunga di lino certificata proveniente da Francia, Belgio e Paesi Bassi, sviluppata secondo la metodologia Product Environmental Footprint (PEF) promossa dalla Commissione Europea, che misura gli impatti ambientali di un prodotto lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione della materia prima fino alle fasi successive di trasformazione. Parallelamente, sono state realizzate banche dati ambientali sul lino e strumenti utilizzati dalle aziende per quantificare e tracciare gli impatti delle proprie forniture.
Per documentare la sostenibilità nell’industria tessile liniera sono state istituite anche le già citate certificazioni Masters of Flax Fibre e Masters of Linen: «Una certificazione risponde a tre domande semplici ma fondamentali: origine, metodo e tracciabilità».
Il sistema prevede audit affidati a organismi terzi e criteri di verifica applicati ai diversi operatori della filiera. A questo si aggiunge TextileGenesis, la piattaforma utilizzata per registrare i passaggi della materia prima lungo la catena del valore e raccogliere la documentazione associata alle diverse fasi produttive. Secondo l’Alliance, il sistema consente di ricostruire il percorso della fibra dal campo alle lavorazioni successive attraverso un insieme di dati condivisi dai diversi soggetti coinvolti.



