
Francesca Moratti e Casa Cosmica: il sughero al centro dell’architettura
Nel nuovo spazio milanese in zona Sarpi, il sughero definisce pavimenti e percezione degli interni, integrandosi a un programma di yoga, trattamenti individuali e attività culturali
Nel nuovo spazio milanese, aperto il 15 settembre in via Luigi Manfredini 6, zona Sarpi, il sughero copre gran parte della pavimentazione e definisce il carattere fisico delle stanze: caldo, cedevole, ovattato, dentro un’estetica rough contemporanea. È una controtendenza in un settore, quello del benessere, abituato alla pietra chiara, all’intonaco immacolato e al lessico visivo della spa di lusso.
Per Francesca Moratti, una delle tre fondatrici di Casa Cosmica insieme a Cristina Bazzanella e Costanza Campari, il materiale appartiene a un tentativo più ampio di ripensare cosa possa essere un luogo dedicato al benessere. Casa Cosmica non si presenta come una palestra e va oltre lo studio di yoga. Il programma unisce movimento, trattamenti individuali e attività culturale: yoga, Pilates, meditazione e respirazione accanto a incontri, workshop e appuntamenti con scrittori, musicisti e altri praticanti. Il modello è quello di una casa.
La pavimentazione LICO: il sughero è corteccia, non legno
L’architetto Gabriele Campari Bernacchi ha fatto del sughero il materiale attraverso cui lo spazio viene percepito. La sua ripetizione lungo gli interni dà a Casa Cosmica una superficie riconoscibile, e insieme risolve una serie di condizioni pratiche legate al movimento e al silenzio. La pavimentazione è prodotta dall’azienda svizzera LICO. Il sughero funziona diversamente dal legno o dai materiali minerali per via della sua struttura cellulare: milioni di cellule microscopiche contengono aria, e ne risulta un materiale resiliente sotto pressione e capace di attenuare il rumore da impatto.
Il sughero rifugge l’uniformità perfetta. La sua struttura granulare registra il fatto di essere stato corteccia. Il sughero proviene dalla corteccia esterna della quercia da sughero, Quercus suber, e non dal legno dell’albero. La corteccia può essere rimossa senza abbattere la pianta e si rigenera, permettendo di raccogliere lo stesso albero di nuovo.

Costellazioni sul soffitto: il sughero porta l’attenzione a terra, la luce la riporta in alto
Lo schema illuminotecnico di Campari Bernacchi rafforza l’effetto avvolgente del sughero. Punti di luce connessi da linee sottili tracciano sagome simili a tetti lungo le pareti, per poi proseguire sul soffitto come costellazioni. Il riferimento oscilla tra il domestico e l’astronomico, le due idee già contenute nel nome Casa Cosmica. Al posto di un’illuminazione uniforme dall’alto, l’architettura costruisce un campo di luce più basso e atmosferico. La combinazione è voluta: il sughero attira l’attenzione verso terra, le luci estendono la stanza verso l’alto.

Da Prada a BeYoga: quindici anni di yoga milanese prima di Casa Cosmica
Formazione in architettura, Francesca Moratti ha diretto per un decennio l’ufficio stampa europeo di Prada, prima di allontanarsi dalla comunicazione moda e fondare BeYoga, attivo a Milano per oltre quindici anni. Quando BeYoga aprì, all’inizio degli anni Dieci, Milano cominciava ad allontanarsi dal modello di palestra convenzionale, verso spazi specializzati costruiti attorno alla pratica, alla comunità e al benessere personale.
Lo yoga resta strutturalmente centrale — dal Vinyasa, Hatha e Yin al Restorative, Yoga Nidra e Aerial Yoga. Pilates Matwork, Barre, meditazione e Pranayama affiancano un calendario culturale e Oikos, una stanza per trattamenti individuali che comprende Ayurveda, fisioterapia, osteopatia, massaggio e counselling. Il cambiamento riflette ciò che è accaduto al wellness stesso. La pratica fisica si è allargata a un’industria che include recupero, sonno, salute mentale, alimentazione, connessione sociale e sempre più architettura.

Le 22 Asana: una sequenza costruita su una persona sola, e un libretto da portare a casa
Una delle idee più specifiche di Casa Cosmica si chiama 22 Asana. Al posto di inserire il partecipante in una sequenza predeterminata, il metodo comincia con un incontro e una lezione individuali. Movimento, respiro, limiti fisici e obiettivi vengono valutati prima che una sequenza di ventidue posture venga costruita per quella persona. Il praticante riceve poi un libricino illustrato, pensato per portare la sequenza fuori dallo studio.
Nel Restorative Yoga Nidra il corpo viene sostenuto con cuscini, coperte e supporti, e invitato a esercitare il minimo sforzo possibile. Poche posizioni mantenute a lungo, prima che lo Yoga Nidra guidato porti l’attenzione attraverso corpo, respiro e sensazioni, nello stato di transizione tra veglia e sonno. Entrambi i metodi sono organizzati attorno al fare di meno, e meglio.