Dior SS27 – 
Dior SS27 – le noci wénwán sull'invito

Dior SS27: dalle noci wénwán alla ricerca sulla materia

Jonathan Anderson parte da due noci per lavorare sull’asimmetria: blazer doppiopetto in chiffon, plissé irregolari, petali tagliati a mano uno per uno e l’abito La Cigale del 1952 rifatto in tulle

Due noci da far ruotare lentamente nel palmo della mano. È il punto di partenza della collezione Dior primavera-estate 2027, presentata da Jonathan Anderson il 29 settembre a Parigi. L’invito alla sfilata conteneva una coppia di noci wénwán: la tradizione cinese prevede di manipolarle a lungo, finché il contatto e il tempo ne levigano la superficie in una patina lucente. Ogni noce cambia in base all’uso.

Le noci wénwán si usano in coppia, scelte per la somiglianza. Trovarne due identiche è impossibile: forma, dimensioni e irregolarità rendono ogni esemplare diverso. È questa simmetria irraggiungibile a interessare Anderson, che la porta nella costruzione degli abiti. La materia si modifica con un processo fatto di tempo, conoscenza e ripetizione, e le caratteristiche naturali restano riconoscibili.

Il riferimento alla natura appartiene alla storia di Dior. Christian Dior aveva costruito parte del proprio linguaggio sull’osservazione dei fiori, traducendone le forme in strutture tessili. La linea Corolle, del 1947, associata al New Look, introduceva gonne ampie, busti aderenti e una vita stretta: una silhouette che richiamava un fiore.

Anderson torna a questo patrimonio e lascia da parte le sue strutture. La natura gli occorre per studiare il comportamento dei materiali, il rapporto fra simmetria e asimmetria, il movimento dell’abito. Le linee della sartoria si ammorbidiscono: le gonne si aprono in plissettature irregolari, le superfici floreali prendono tridimensionalità, le sovrapposizioni giocano su gradi diversi di trasparenza.

Chiffon, organza e pizzo Chantilly: i tessuti di Dior primavera-estate 2027

La leggerezza è il campo di sperimentazione della stagione. Anderson lavora sulla costruzione per cambiare il rapporto fra tessuto e struttura: ottenere volumi definiti con materiali che seguono il corpo, invece di imporgli una forma.

La ricerca coinvolge chiffon, mousseline di seta, organza, tulle e pizzo Chantilly, insieme a satin duchesse, jacquard stampati e plissettati. Tessuti trasparenti e materiali più sostenuti si alternano, con tecniche diverse per controllare la silhouette. Il guardaroba conserva i riferimenti alla sartoria Dior e ne cambia peso, consistenza e comportamento.

L’alleggerimento parte dalle giacche. I blazer doppiopetto, di solito a costruzione rigorosa, arrivano anche in chiffon semitrasparente: revers, chiusure e proporzioni restano riconoscibili, il tessuto cambia la percezione del capo. Alcune giacche vanno con camicie a righe e pantaloni altrettanto leggeri; altre con gonne corte a più strati.

La sartoria incontra il flou, la confezione dei capi morbidi e fluidi. Il tessuto trasparente rende visibili gli elementi di solito nascosti e chiede attenzione a cuciture, sovrapposizioni e finiture. La leggerezza a vista complica la lavorazione, per tenere proporzioni e volumi.

Nelle gonne il plissé dà una struttura ripetuta e movimento alla superficie. In alcuni modelli le pieghe sono asimmetriche e gli strati si aprono nella camminata; in altri inserti di pizzo Chantilly entrano nel tessuto principale, alternando superfici opache e trasparenti.

Il satin duchesse fa da contrappunto ai tessuti sottili: regge costruzioni più sostenute e tiene il legame con la tradizione architettonica di Dior. Nel jacquard stampato e plissettato, al disegno del tessuto si somma la trasformazione tridimensionale della superficie.

Il rapporto con la natura passa anche dalle applicazioni floreali. Giacche e minigonne si coprono di petali tagliati a mano uno a uno: una superficie tridimensionale che cambia con il movimento. I petali diventano elementi costruttivi.

L’abito La Cigale del 1952 e la giacca Bar: gli archivi Dior secondo Anderson

Fra i riferimenti c’è La Cigale, abito disegnato da Christian Dior per l’autunno-inverno 1952, linea Profilée: busto aderente e gonna che si espande di lato, in una silhouette geometrica.

Un esemplare al Kyoto Costume Institute ne documenta la tecnica. In ottoman di seta grigio moiré, con una sottogonna rigida in doppio tulle a sostenere il volume: l’espansione laterale dipende dalla struttura interna, che tiene la forma tridimensionale a prescindere dalla posizione del corpo.

Anderson ne trasferisce le proporzioni a un abito da cocktail rosa, senza spalline, in tulle plissettato. Il riferimento resta leggibile nell’espansione ai fianchi, e cambia il tessuto: il volume, prima ottenuto con un materiale sostenuto, passa a una superficie più leggera fatta di pieghe.

Una trasformazione simile tocca la giacca Bar, presentata da Christian Dior nel 1947 come uno degli elementi del New Look: vita stretta, spalle definite, baschina, una struttura pensata per cambiare le proporzioni del corpo. Anderson ne ammorbidisce la costruzione e vi porta l’abbigliamento quotidiano: una versione unisce la giacca Bar alla barn jacket rurale, con un colletto in velluto a coste. Da una parte la struttura sartoriale che costruisce una silhouette, dall’altra un capo nato per l’uso pratico.

Anche il pied-de-poule cambia lavorazione. Il motivo, legato alla tradizione Dior, compare su tessuti leggeri, chiffon trasparente compreso: resta riconoscibile e perde la consistenza dei tessuti pesanti, e la trasparenza permette di sovrapporlo ad altri motivi.

Le silhouette Dior PE 2027: 65 look, gonne corte e pantaloni metallici

La collezione conta 65 look e lavora sul confronto fra formale e informale. Anderson riprende gonne corte voluminose, giacche morbide e sovrapposizioni trasparenti, e le combina con pantaloni metallici, capispalla doppiopetto e camicie aperte o abbottonate in modo irregolare.

Lo styling porta camicie fuori dalle gonne, reggiseni sotto le giacche, dettagli da notte contro la costruzione sartoriale. La silhouette nasce dall’alternanza di volumi, lunghezze e superfici, e cambia con la posizione del corpo: la struttura si legge da ferma, le aperture e le oscillazioni ne modificano il profilo.

Alcuni capi tengono la continuità con la collezione maschile. I pantaloni metallici effetto pitone, in argento, bronzo e verde, vanno con giacche morbide e capispalla più tradizionali; la superficie riflettente stacca dai tessuti opachi e trasparenti del resto del guardaroba.

La palette tiene bianco, nero e grigi, con pastelli e accenti metallici. Rosa, azzurro e verde convivono con stampe floreali dagli effetti da acquerello. Righe, quadri e pied-de-poule si accostano per interrompere l’uniformità.

Bottoni di Murano, Saddle Bag e sandali Dior Bow: accessori e dettagli

Alcune giacche hanno bottoni in vetro di Murano; altri capispalla nascondono inserti in pelliccia sintetica sotto i revers, visibili quando il colletto si alza. Materiali diversi in punti precisi del capo, con variazioni di lucentezza e consistenza.

Le noci wénwán tornano negli accessori: una minaudière argentata ne riproduce la forma irregolare. Accanto, una nuova borsa di ispirazione motociclistica con tasche a zip, e il ritorno della Saddle Bag, l’accessorio del periodo di John Galliano. Completano borse in rete con foulard di seta frangiati e applicazioni di petali in georgette trasparente.

Le calzature comprendono una nuova versione del sandalo Dior Bow, scarpe a punta squadrata con stampe floreali e un modello Dior Cigale con suola a forma di petali. Alcuni sandali riprendono i modelli con zip dell’epoca Galliano.

La sfilata Dior alle Tuileries: alberi di canfora e Bassin Octogonal

La sfilata si è svolta nel Jardin des Tuileries, intorno al Bassin Octogonal, con una passerella che attraversa lo specchio d’acqua. Alberi di canfora emergono dalla nebbia artificiale, fra elementi naturali e costruzioni temporanee. Il luogo dà continuità alla collezione autunno-inverno 2026-2027, anch’essa alle Tuileries. Dopo la sfilata gli alberi saranno ripiantati nei giardini.

Anche le sedute vengono da un riferimento storico: Anderson sceglie poltrone ispirate a un modello inglese del XVIII secolo, del periodo di Giorgio III, dalla propria collezione.

La sfilata è dedicata alla memoria di Mathilde Favier, storica direttrice delle relazioni pubbliche di Dior Couture, scomparsa nell’agosto 2026.

Il beauty look Dior PE 2027 di Peter Philips e Guido Palau

Il beauty look è di Peter Philips, direttore creativo e immagine di Dior Makeup, con l’hairstylist Guido Palau. Philips propone due versioni del trucco occhi argentato: la prima con sottili elementi in Mylar, la seconda con glitter applicati di lato a costruire una linea di luce. Il resto del viso resta naturale, base leggera e labbra lucide, per il contrasto fra metallo e pelle.

Palau lavora capelli dalla consistenza irregolare, onde morbide da effetto acqua di mare. Ama Quashie firma una manicure sui rossi e bordeaux, che porta l’asimmetria negli accostamenti di colore.

Matteo Mammoli

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Dior SS27 – le noci wénwán sull’invito