Captain Wall and crocodile. France, circa 1940

LVMH, Chanel – perché i grandi gruppi stanno comprando gli artigiani italiani?

Può sembrare una nuova forma di colonizzazione – ma ci sono riscontri positivi, e tutele maggiori: una riflessione sul distretto manifatturiero italiano, il nostro patrimonio

Il distretto industriale italiano e i materiali – LVMH Métiers d’art e Chanel

Il distretto industriale è la chiave per le risorse umane, il vero patrimonio nazionale. Se un ragazzo giovane entra nel mondo del lavoro, non si trova bene in un’azienda – per le più svariate ragioni – nel contesto di un distretto, può trovare un’alternativa dall’azienda vicina, magari un competitor, procedendo il suo percorso formativo, trovando altri punti di vista, altri ambienti, rigenerandosi e migliorando. Un ragazzo che in una struttura non si sente a suo agio può continuare a fare quello che sta imparando a fare nello stabilimento vicino, trovando un migliore agio in contesti che magari, semplicemente, sono organizzati in maniera differente.

LVMH Métiers d’art è una holding industriale interna al gruppo LVMH che raccoglie partecipazioni societarie in fornitori per le case del gruppo. Concerie italiane come filature giapponesi. Pelle, metallo e tessuto. La creazione del dell’abito o della borsa rimane alla casa di moda – LVMH Métiers d’art si occupa di quello che viene prima. Non è un fondo di investimento, non accoglie investitori esterni. LVMH Métiers d’Art entra nel capitale con quote di maggioranza, altre volte in minoranza. Il fondatore deve mantenere il mindset imprenditoriale, propositivo al futuro. Possiamo anche operare con partnership esplorative, a seconda dello stato dell’arte in azienda.

Il confronto con Chanel è legittimo – dopo le recenti acquisizioni di manifatture italiane: Leo France, Mantero, Vimar 1991, sono nomi precisi, sono asset comunicati. Fornitori che hanno un prodotto chiave per una o più aziende. L’ingresso dei gruppi nelle compagini vuole condurre a implementare domani quello che stai facendo. Con meno additivi chimici, con ridotto consumo di acqua. I processi sostenibili richiedono investimenti onerosi. Le risorse umane devono imparare la nuova tecnologia – anche questo ha un costo. Lo scopo è contribuire alla coesione della comunità per attirare nuove generazioni di manodopera e trovare un percorso nel loro distretto, a desiderare di restarci. Per attirare nuove generazioni devi far vedere che lavori in modo moderno. 

Setchu e il coccodrillo in Zambia

Il welfare lo intendiamo nel suo rapporto tra uomini, natura e animali. La cura degli animali. I veterinari devono ricevere fondi per procedere la ricerca sulla fisiologia – e quindi l’eventuale patologia – del bovino. Gli allevamenti di coccodrillo. in Zambia così come in Australia, LVMH Métiers d’art lavora per la conservazione di una riserva di terreno dedicata agli aborigeni: insegnare loro nuove tecniche lavorative, potenziare le loro fabbriche. Setchu ha visitato il distretto in Zimbabwe: ha voluto che tutte le persone lo aiutassero nella creazione della collezione. È stato piantato il vetiver per la catena del profumo e con le foglie del vetiver sono state creato gonne, cappelli intrecciate per la sua collezione e per la sua sfilata. Setchu ha potuto scegliere il coccodrillo che è stato scattato dai marchi di lusso per difetti minimi. 

Un marchio emergente. Setchu è giapponese, vive a Milano perché produce con materiali che può trovare solo in Italia, ma con un punto di vista di giapponese. Il coccodrillo era in estinzione. La branca veterinaria dedicata al coccodrillo ha iniziato a occuparsi del loro benessere. Grazie agli allevamenti, la ricerca ha progredito e condotto il reinserimento in natura dei capi più forti. La specie ora è fuori pericolo. Il cortisolo è misurato a tutti gli animali ogni settimana. Si sapeva tanto su cani, gatti, ma gli animali esotici non avevano letteratura scientifica. 

La narrazione del maestro artigiano e il percorso del giovane artigiano

In Italia, il tessuto industriale è attivo, non ha bisogno di essere preservato: l’operatività è in forza. Il distretto alimenta il sistema produttivo. Ti serve un componente, anzi il telefono – sei in Italia: in dieci minuti lo hai trovato. 

Parlare dell’artista maestro artigiano, della polvere e della magia del fatto a mano non è sufficiente. Intelligenza artificiale, macchine, carriera – non più alla maniera poetica e romantica della bottega – o all’opposto: per innescare nei ragazzi cresciuti in provincia il desiderio di diventare maestri artigiani, si cerca di raggiungergli tramite un comunicazione digitale, tramite influencer. Un corto circuito. 

Un giovane artigiano non vuole rimanere nello stesso luogo, a casa sua, per sempre. Da Firenze e vuole andare a Singapore, da Singapore in Giappone, dal Giappone negli Stati Uniti e solo poi, tornare in Francia o in Italia. il network di un gruppo in luoghi diversi del mondo permette la contaminazione culturale tra distretti manifatturieri con peculiarità diverse. Altra leva: il compenso economico. Quando un gruppo entra in un’azienda, è prevedibile che il salario medio si alzi per tutti.

Sperimentazioni e investimenti nella conceria toscana, il distretto di Santa Croce

Alcuni dati riportano il 25% della conceria mondiale in Toscana. Per gestire questa mole di processo di processo, la Toscana deve importare il 98% della pelle che lavora. Nessuno vuole ad altri allevamenti intensivi di bovini in Italia. Esistono sistemi per cui il legno con cui è costruita la stalla è insetticida. Bonus a ogni donna sotto i trent’anni. 

Sono contate le emissioni di CO2 e di azoto che emette lo stabilimento. Bisogna approfondire la metodologia di calcolo. Se l’emissione è razionalizzata sul prodotto per la conceria o se per la filiera alimentare. Il bestiame è allevato con livelli di stress bassi. La carne per la filiera alimentare è più pregiata e in vendita nei punti commerciali della zona. Questo aiuta definire la tipicità di un distretto geografico – oltre il manifatturiero, a livello gastronomico.

In Italia, Santa Croce è una delle uniche zone al mondo che dispone un depuratore collegato a più di duecento concerie. I costi di questo depuratore sono divisi ed equiparati tra le aziende. Non c’è altro posto al mondo che offre questa tipologia di servizio. Spostare un distretto del genere non sembra fattibile.

Le aziende asiatiche stanno entrando in Europa. Comprano le sezioni della filiera, dalle fattorie ai trasformatori della pelle, la concia, eccetera. Comprano, smontano portano via e rimontano. Torniamo alla differenza con la Francia, dove il patrimonio industriale è inferiore ma meglio protetto. Noi lo diamo per scontato, non c’è nessuna interlocuzione con la politica su questi argomenti.

In Italia c’è un problema con la parola moda. Oggi, ancora più di prima, produce fastidio, rimanda al superfluo. Se si parla di tessile le persone comprendono. Se si usa la parola moda, invece, c’è distacco. Anche tra i politici. 

Ci sono azienda famigliari che non hanno ancora avuto accesso a nuove tecnologie. Nuove modalità di lavoro, nuovi sistemi operativi, configurazione degli impianti e centri. Alcune aziende preferiscono chiudere le porte e dire no. Nello stesso distretto, artigiani e imprenditori non si parlavano, non si salutavano. Sembrava di esser tornati ai tempi di guelfi e ghibellini. Adesso si siedono a tavola, parlano: io ho fatto questo, tu cosa hai fatto? Siamo cugini, parte della stessa famiglia. La ricetta della concia è il segreto industriale. Procedere test e sperimentazioni in comune era qualcosa di impensabile – facendo sistema, le risorse economiche per i test sperimentali sono più alte.

Carlo Mazzoni

i Métier d’Art francesi – che cosa sono? 

Esiste un elenco di 281 Métier d’Art riconosciuti dal Ministero della Cultura francese. Un elenco consultabile sul sito dello stesso ministero. Un elenco di professioni – dall’ebanista al ricamatore, il tessitore, il creatore di marionette, all’incisore di pietre dure – così in altri campi, la gastronomia: il gelataio artistico, il cioccolataio, il produttore di formaggio stagionato. 

Un artigiano, o una manifattura artigianale, si deve iscrivere al Registro dei Mestieri tramite la Camera di Commercio francese, e nel contesto di tale iscrizione, indicare che il proprio mestiere è uno tra i Métier d’Art. Una volta registrato, l’artigiano deve superare un processo di verifica, per poter ottenere il titolo di Artisan d’Art. Potrà poi partecipare ad altri processi di riconoscimento e verifica che ne preciseranno ancor più il valore. 

Ancora, in Francia, circa 1500 aziende manifatturiere sono riconosciute come Entreprises di Patrimoine Vivant – EPV. Non per forza, per essere un EPV l’azienda deve appartenere a uno dei 281 Métier d’Art. 

Chi sono i Living National Treasure (Ningen Kokuho) in Giappone?

In Giappone, alcuni artigiani sono riconosciuti come Living National Treasure (Ningen Kokuho) – un titolo assegnato da una legge del 1950 per la protezione dei beni culturali. Un titolo raro, un’onorificenza – oggi sono circa 120 i Ningen Kokuho viventi. 

Il titolo impone agli artigiani riconosciuti di insegnare e tramandare la loro tecnica e nuove generazioni – anche perché il riconoscimento di Ningen Kokuho è concesso a maestri capaci di complicazioni rare – come la laccatura urushi, la ceramcia Bizen. Il titolo è conferito sempre dal Ministero che concede un sussidio annuale di circa 2 milioni di yen (circa 10 mila euro). 

Le Botteghe Storiche Italiane – la forma di riconoscimento per l’artigianato

In Italia, esiste il riconoscimento a Bottega Storica (con almeno 50 anni di attività); il titolo di Maestro Artigiano (riconoscimento regionale); e il Maestro del Lavoro riconosciuto dal Presidente della Repubblica, di cui sul sito del Quirinale si trova l’elenco dei Maestri senza riferimento all’abilità per cui tale Maestria è riconosciuta.

Woman with alligator, California Alligator Farm, Los Angeles, ca. 1940s. Courtesy of the Los Angeles Public Library Photograph Collection
Woman with alligator, California Alligator Farm, Los Angeles, ca. 1940s. Courtesy of the Los Angeles Public Library Photograph Collection
Captain Wall and crocodile. France, circa 1940
Captain Wall and crocodile. France, circa 1940