
Forestazione urbana a Milano: 62 ettari e 62.518 piante finanziati dal PNRR
Venticinque interventi in diciannove Comuni per rete ecologica e isole di calore: 62.518 piante messe a dimora, e quante diventeranno alberi si saprà solo tra cinque estati
Nel 2026 la Città metropolitana di Milano ha messo a dimora 62.518 piante su 62,13 ettari, con 2,7 milioni di euro del PNRR. I cantieri sono chiusi, la spesa rendicontata. La foresta, invece, non esiste ancora: esistono 62.518 piantine, e quante diventeranno alberi si saprà solo tra cinque estati.
Venticinque interventi distribuiti in diciannove Comuni, divisi in due obiettivi. I lavori si sono conclusi nella primavera 2026 — il 13 aprile per le isole di calore, il 6 maggio per la rete ecologica — e i risultati sono stati presentati il 24 giugno a Palazzo Isimbardi. Il dato numerico misura la prima fase. Il risultato ambientale dipenderà da quante piante supereranno le estati, dalla crescita delle chiome, dalle condizioni del suolo e dalla manutenzione, prevista per cinque anni.
Rete ecologica e isole di calore: i due progetti PNRR tra Pozzo d’Adda e Milano città
Il primo progetto riguarda la rete ecologica: 30.125 piante su circa 30 ettari, in sei aree tra Casorezzo, Locate di Triulzi, Peschiera Borromeo, Pozzo d’Adda e San Colombano al Lambro. Sono terreni agricoli e superfici ai margini dell’edificato, dove gli impianti devono ridurre la frammentazione degli habitat e collegare boschi, corsi d’acqua e sistemi verdi esistenti. Pozzo d’Adda ospita l’intervento più esteso, oltre dieci ettari e circa 10.300 piante.
Il secondo occupa circa 32 ettari con 32.393 piante in diciannove aree, distribuite in quattordici Comuni tra cui Milano, dove interessa Lambrate, Cascina Merlata e via Lampedusa. Qui gli impianti, vicini a insediamenti residenziali e tessuti industriali, devono mitigare le isole di calore: ombra, evapotraspirazione, riduzione delle temperature superficiali.

Come sono state scelte le aree: dati satellitari MODIS e Landsat e disponibilità dei terreni pubblici
La selezione delle aree è andata oltre le disponibilità comunali. Per le isole di calore sono state analizzate 240 notti estive tra il 2015 e il 2019, con dati satellitari MODIS e Landsat; per la rete ecologica, i corridoi individuati dalla pianificazione metropolitana. Le superfici dovevano essere pubbliche, di almeno un ettaro e compatibili con gli strumenti urbanistici. Il criterio rispetta i tempi del PNRR, ma lascia aperta la distanza tra terreno disponibile e luoghi dove il bisogno di ombra e permeabilità è maggiore. È il limite ricorrente della forestazione urbana: nelle parti dense della città manca lo spazio per un bosco, e gli impianti si spostano verso margini e fasce periurbane.
Specie autoctone e piante giovani: il vivaio forestale ERSAF di Curno e la densità di mille piante per ettaro
Le piante arrivano da ERSAF, dal vivaio forestale di Curno (Bergamo), prodotte da semi raccolti in Lombardia per favorire l’adattamento alla Pianura Padana. La densità richiesta è vicina alle mille piante per ettaro, con composizione 70 per cento arborea e 30 arbustiva.
Non si tratta di alberi adulti da viale, ma di esemplari giovani coltivati in contenitore, destinati a crescere nel terreno definitivo. La scelta consente di piantare molti individui e un migliore radicamento, al prezzo di benefici immediati ridotti: una piantina di poche decine di centimetri produce poca ombra e una regolazione termica lontana da quella di un albero maturo. Nei documenti generali manca ancora l’elenco delle specie sito per sito, con quantità e provenienza dei semi.
Quando 62 ettari non sono ancora una foresta: conteggio PNRR e crescita dell’ecosistema
La cronologia mostra lo scarto tra obiettivo rendicontato e foresta reale. Entro dicembre 2024 le piante erano registrate nel monitoraggio PNRR mentre si trovavano ancora in vivaio; il trapianto è avvenuto tra febbraio e maggio 2026. Il conteggio risponde alle regole di rendicontazione, non certifica 62 ettari di foresta già esistenti nel 2024.
Vanno distinti tre passaggi: produzione delle piante, messa a dimora, formazione dell’ecosistema. I primi due si certificano con documenti e verbali; il terzo richiede anni e dipende da mortalità, crescita, qualità del suolo, acqua. Anche il termine “forestazione” deve essere usato con precisione: alcune aree diventeranno bosco, altre fasce ecologiche o connessioni tra habitat, senza funzione ricreativa.

Cinque anni di manutenzione fino al 2031: irrigazione, sopravvivenza delle piante e monitoraggio
Il programma prevede irrigazione, sfalcio, controllo delle specie invasive e sostituzione delle piante morte fino al 2031 — durata superiore a molte piantumazioni, che si fermano alla consegna del cantiere. Intorno agli esemplari sono state scavate conche per trattenere l’acqua alle radici, mentre il problema idrico resta aperto: le estati padane si allungano, e le giovani piante dipendono dall’irrigazione più degli alberi stabilizzati.
Per valutare l’intervento servono dati annuali — piante sostituite, sopravvivenza dopo la prima, terza e quinta estate, acqua usata, crescita, copertura arborea — e misurazioni di temperatura, infiltrazione, biodiversità. I documenti pubblici descrivono le attività, ma manca un sistema aperto di monitoraggio biologico che confronti i venticinque interventi. La mortalità non è di per sé un fallimento: una quota di perdita è fisiologica, va però rilevata e compensata. Resta infine la gestione dopo il 2031, quando le aree passeranno ai Comuni con costi e responsabilità da inserire nei bilanci ordinari.
Forestami e Milano Green Circle: i 62 ettari dentro le politiche del verde tra Milano e Lombardia
I 62 ettari si inseriscono in una trasformazione più ampia delle politiche del verde tra Milano e la Lombardia. Forestami resta il quadro metropolitano — nato da una ricerca del Politecnico, punta a tre milioni di alberi entro il 2030 — ma la sua maturazione richiede il passaggio dalla quantità alla struttura: impianti collegati, mantenuti, distribuiti secondo i bisogni.
Il Milano Green Circle applica questa logica alle linee filoviarie 90 e 91: 350 alberi e oltre 60.000 arbusti ed erbacee, dal tratto piazzale Brescia-piazza Bolivar (2025) verso viale Sondrio e viale Tonale (autunno 2026). Il valore dipenderà dalla continuità: una rete vegetale lungo la circonvallazione produce effetti diversi da una successione di aiuole separate.
Città Spugna: depavimentazione, rain garden e drenaggio dove il bosco non entra
La forestazione sui terreni liberi non sostituisce la depavimentazione delle parti dense. Il programma Città Spugna conta ventisette interventi tra fatti e programmati, con altre ventisette aree individuate nel giugno 2026, selezionate anche per vulnerabilità climatica e sociale dei quartieri. Il modello fa assorbire al terreno parte delle piogge, alleggerisce la rete fognaria e riduce il calore accumulato dall’asfalto — lavorando dove i boschi non entrano: strade, piazze, cortili, trasformabili con alberi in piena terra, rain garden e drenaggi.

Magnifica Fabbrica, Rivoluzione Verde, L’Innesto: il verde come infrastruttura dei nuovi quartieri
Nei grandi progetti di rigenerazione il verde diventa infrastruttura del quartiere. Al Rubattino, Magnifica Fabbrica affianca ai laboratori del Teatro alla Scala un parco di oltre 70.000 metri quadrati con più di 600 alberi, che raddoppia il Parco della Lambretta. Alla Fabbrica del Vapore, il progetto Rivoluzione Verde (due milioni di euro, giugno 2026) apre gli spazi di via Procaccini a più vegetazione e meno automobili, con il vincolo di conservare concerti, mostre e mercati. Allo Scalo Greco-Breda, L’Innesto lega edilizia sociale e verde alla stazione Greco-Pirelli, dove il parco è dotazione necessaria a rendere abitabile l’alta densità.
Prato su soletta o suolo profondo: perché a Piazza d’Armi e La Maura conta proteggere il terreno
Il problema si sposta oltre i metri quadrati definiti verdi: un prato su soletta non è un suolo profondo capace di ospitare alberi maturi, assorbire acqua e sostenere biodiversità. Piazza d’Armi, con i suoi suoli liberi ed edifici militari da recuperare, resta in negoziazione. Il comparto La Maura-Trenno-Cottica porta il ragionamento al limite: nel marzo 2026 la Giunta ha approvato indirizzi di tutela a verde, e qui la rigenerazione coincide con la rinuncia a costruire, perché il terreno è già permeabile e inserito nel sistema agricolo occidentale della città.
Oltre Milano: il parco regionale della Brianza e l’Agenda Urbana Brescia 2050
La scala metropolitana supera i confini amministrativi. Tra Seveso, Villoresi e Brianza Centrale si discute un nuovo parco regionale che colleghi aree agricole, boschi residuali e corsi d’acqua in uno dei territori più urbanizzati della Lombardia: la sfida è la governance comune, più che il grande parco unitario. A Brescia, l’Agenda Urbana 2050 porta la foresta urbana nella pianificazione strategica, con rain garden e corridoi ecologici come strumenti ordinari e un tavolo permanente tra verde e salute, Comune e ATS, per misurare la relazione tra copertura vegetale e indicatori sanitari.
È il passaggio che manca a molti programmi: gli alberi vanno trattati come infrastrutture, non come elementi di paesaggio o quantità di bilancio. Per i 62 ettari del PNRR comincia ora. Le piante sono a terra, i cantieri chiusi. Nei prossimi cinque anni si vedrà quanti esemplari sopravvivono, come crescono le chiome, quali connessioni ecologiche producono.