INCENDIO IN AUSTRALIA
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Bilancio degli incendi nel mondo: perché si sprigionano, come prevenirli

Dall’Australia al Brasile, fino alla Sicilia – il numero degli incendi boschivi è in crescita. Tra il 2019 e il 2020 sono andati persi 52mila ettari in più, un incremento rispetto al 2018 del 261 percento

Secondo il WWF ad aprile 2020 il numero di incendi in tutto il mondo è aumentato del 13 percento rispetto ai dodici mesi precedenti, che avevano già segnato un record. Il clima più caldo e secco a causa dei cambiamenti climatici e altri fattori umani, come la deforestazione per convertire i terreni in superfici agricole, e la cattiva gestione delle aree boschive sono i principali fattori. Il riscaldamento globale e i roghi boschivi si rafforzano a vicenda e gli incendi che bruciano oggi in molte parti del mondo sono più estesi, più intensi e durano più a lungo di prima. Se le tendenze attuali continueranno, ci saranno conseguenze a lungo termine sulle persone, sulla fauna selvatica e sul clima. Il rapporto Fires, forests and the future: a crisis raging out of control? realizzato in collaborazione con il Boston Consulting Group (BCG), approfondisce le tendenze degli incendi e le conseguenze per le persone e per il pianeta e fornisce raccomandazioni per affrontare le cause. 

Nel 2019 è stato registrato il livello più alto di incendi boschivi in Russia. La Siberia ha vissuto l’aprile più caldo di sempre. Ogni anno i roghi distruggono tre volte la quantità di foresta persa a causa del disboscamento industriala in Russia. Ad aprile, vicino a Chernobyl, è divampato il più grande incendio mai registrato in Ucraina, Paese che riporta un aumento complessivo del 30 percento. In Thailandia il 20 percento delle foreste del Nord del Paese sono bruciate, in Australia a inizio 2020 sono scoppiati gli incendi più grandi nella storia dell’isola, cancellando il 20 percento delle foreste, un’area totale estesa quasi quanto l’Inghilterra. In Sudamerica la deforestazione ha causato un incremento dei roghi nel primo quadrimestre 2020: in Bolivia la crescita è stata del 35 percento, in Brasile 307mila ettari di foresta sono stati cancellati nel primo semestre dell’anno.

Il fuoco colpisce tutti i tipi di biomi, (le porzioni di biosfera individuate e classificate in base al tipo di vegetazione dominante ndr), dalla giungla alle savane alle praterie e alla tundra. Anche se le foreste costituiscono solo il 10 percento dell’area totale bruciata, per la loro maggiore capacità di stoccaggio del carbonio sono responsabili di un quarto di tutte le emissioni di anidride carbonica legate ai fuochi boschivi. Una quota sempre crescente di incendi è dovuta all’attività umana. Nell’emisfero settentrionale, la maggior parte dei roghi è causata da negligenza, come combustione di rifiuti e detriti o incidenti industriali. Talvolta la causa è dolosa. In alcune regioni tropicali e subtropicali, i fuochi boschivi sono appiccati per lo più intenzionalmente per cambiare la destinazione d’uso del suolo, creando nuove aree per la coltivazione e l’allevamento intensivo. Indipendentemente dal fatto che gli incendi scaturiscano naturalmente o siano innescati deliberatamente, il loro impatto è cresciuto negli ultimi decenni.

foresta Chiang Mai Thailandia
Un enorme incendio avvolge parte di una foresta di Chiang Mai in Thailandia

Esaminando tre fattori: superficie bruciata, frequenza e gravità, la crescente influenza del cambiamento climatico appare evidente. Il carbonio rilasciato nell’atmosfera dai roghi aumenta il riscaldamento globale. Ciò stabilisce un ciclo che amplifica il ruolo del clima secco e caldo estremo nel generare incendi più frequenti e intensi che a loro volta generano un aumento delle emissioni di carbonio nelle foreste. Secondo lo studio a livello globale, gli incendi emettono ogni anno emissioni di anidride carbonica equivalenti a quelle dell’Unione Europea: il loro contributo alla crisi climatica da solo sarebbe una ragione più che sufficiente per la comunità globale per considerare il loro aumento come una grave minaccia. Gli effetti dei roghi boschivi persistono a lungo dopo che le fiamme si sono spente, colpendo la salute pubblica, ogni anno ci sono circa 340mila morti premature per problemi respiratori e cardiovascolari attribuiti al fumo di incendi.

Anche in Italia è stato registrato un incremento dei roghi boschivi. «Tra il 2019 e il 2020 sono andati persi circa 52mila ettari in più, un incremento rispetto al 2018 del 261 percento – commenta Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente. I dati pubblicati nel nostro ‘Rapporto ecomafie 2020’ dimostrano che per gli incendi il tema delle attività criminali è il filo conduttore, non a caso le regioni coinvolte sono sempre a forte presenza di criminalità organizzata. In Sicilia nel 2020 c’è stato un attacco concentrico a molte aree naturalistiche. Le aree verdi più pregiate nel nostro Paese sono quelle sotto vincolo, al tempo stesso sono anche quelle più frequentate, come ad esempio la Riserva dello Zingaro in provincia di Trapani, con richiamo turistico e un numero di visitatori maggiore, corrisponde a un più alto rischio di incendi». Stessa situazione per altre aree colpite in questo anno: la riserva di Punta Aderci e le colline intorno a Pescara, ma anche nel metapontino in Basilicata, nelle aree protette del Lazio, sulla Costiera Amalfitana e a Maratea, in Sila e in provincia di Olbia. Purtroppo, Il Sud è l’area del Paese più problematica. «Il governo del territorio qui non esiste. Calabria, Puglia, Campania e Sicilia continuano ad essere le regioni dove ci sono più incendi. Dal punto di vista legislativo il nostro Paese è a buon punto, ma la pianificazione la macchina organizzativa e da migliorare. La Protezione civile delle province autonome di Trento e di Bolzano è un esempio di efficienza, il resto dell’Italia ha una macchina di azione e prevenzione degli incendi a macchia di leopardo, dipende molto da come è organizzato lo Stato in questi territori

L’aumento delle temperature e la conseguente diminuzione delle precipitazioni aggravano le conseguenze della siccità sulle foreste, che risultano meno resilienti e meno capaci di dare risposte adeguate a queste continue pressioni, con l’aggravio ulteriore della mano sempre attiva dei piromani. Sebbene la prevenzione resti l’unica arma a disposizione, serve fare di più per potenziare la resilienza degli ecosistemi forestali e migliorare la loro capacità di reagire alle sollecitazioni dei rischi naturali a cui sono sottoposti a partire dagli incendi. Nicoletti spiega: «Un elemento che abbiamo verificato dopo un incendio del 2017 sul Vesuvio è che buona parte della vegetazione presente sul vulcano non è adatta all’impatto climatico. Ci sono delle specie più resistenti e altre che si adattano meno. I pini che si trovano nel territorio vesuviano sono solo da cartolina, dal punto di vista vegetazionale non hanno a che fare con la flora del territorio e la loro capacità di resistere all’impatto climatico è poco efficace. Le attività di forestazione devono essere volte al recupero delle specie autoctone: la macchia mediterranea, che ha una maggiore capacità di resistere alle temperature locali». Negli ultimi anni c’è stato un incremento della copertura verde e boschiva, a cui non è seguita una strategia di governo di questi luoghi: «Siamo diventati un Paese verde senza avere una struttura e senza rendercene conto. Oggi abbiamo un territorio forestale quasi pari alla superficie agricola. Dal Medioevo non è mai capitato che l’agricoltura pesasse dal punto di copertura del territorio quanto le foreste. Questo elemento non è andato di pari passo a delle politiche verso le foreste riequilibrate, perché ancora il grosso degli investimenti sono rivolti all’agricoltura, visto che è produttiva e produce ricchezza. La soluzione è quella di cominciare a inserire nel bosco servizi alla persona e far comprendere ai cittadini che le foreste accumulano CO2 e rilasciano ossigeno e per questo bisogna preservarle, investendo risorse pubbliche».

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Fire Prevention World è un’iniziativa online portata avanti dalla Protezione Civile della regione Puglia, pensata per coinvolgere un numero sempre maggiore di persone nella prevenzione degli incendi boschivi e alla salvaguardia del pianeta. Un’azione locale che diventa globale a sostegno delle terre colpite. La Protezione Civile ha puntato sulla comunicazione, anche se questa non è una sua attività strutturale. Per farlo ha voluto utilizzare il cinema come strumento per incoraggiare atteggiamenti consapevoli e responsabili. Ha realizzato un video a carattere cinematografico sulla prevenzione del rischio incendi boschivi con la regia di un regista pugliese, Pierluigi Ferrandini, con il titolo In buone mani. Nel video sono mostrate diverse situazioni in cui l’uomo compie gesti comuni, ma involontariamente pericolosi.

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