Affresco della Trasfigurazione x installazione di Nina Salsotto Cassina

Isola Bisentina: il recupero dell’isola dei Farnese nel lago di Bolsena

Diciassette ettari di architetture, boschi secolari, biodiversità e installazioni site-specific: il progetto di recupero dell’Isola Bisentina promosso dalla famiglia Rovati restituisce al pubblico un luogo simbolico del lago di Bolsena

Nel più esteso lago vulcanico d’Europa emerge un’isola che per secoli è stata luogo di culto, rifugio, convento, residenza nobiliare e infine proprietà privata. Dal 2019 la famiglia Rovati ha avviato un progetto di recupero dell’Isola Bisentina che unisce conservazione architettonica, tutela del paesaggio, ricerca scientifica e produzione culturale. Dopo un lungo periodo di chiusura, l’isola è nuovamente visitabile attraverso percorsi regolamentati che permettono di riscoprirne il patrimonio storico, artistico e naturalistico.

La navigazione verso l’Isola Bisentina termina in una piccola darsena liberty, fatta costruire nei primi decenni del Novecento dalla principessa Beatrice Spada, che trasformò l’isola nella residenza di campagna della famiglia. Restaurato nell’attuale progetto di recupero, l’approdo introduce un paesaggio dove architettura e vegetazione convivono da oltre un secolo.

Ortensie, lecci, querce, cipressi e lunghi corridoi di alloro accompagnano il visitatore lungo sentieri che attraversano boschi secolari e giardini storici. Il genius loci dell’isola sembra condensarsi nei versi che Giosuè Carducci dedicò al lago di Bolsena nelle Odi barbare: «O desïata verde solitudine, lungi al rumor degli uomini». Una lapide marmorea ne riporta l’incipit, memoria della lunga tradizione letteraria che ha associato il lago a una dimensione contemplativa. Già nel Quattrocento papa Eugenio IV autorizzò la costruzione di un convento francescano affidato ai Frati Minori Osservanti, e da allora il paesaggio della Bisentina si è trasformato attraverso l’intreccio fra natura, spiritualità e architettura.

La Tuscia e il lago di Bolsena: il più esteso lago vulcanico d’Europa

L’Isola Bisentina appartiene alla Tuscia, la parte nord-occidentale del Lazio tra Toscana e Umbria. Colline coltivate a olivo e vite, boschi di querce e piccoli centri medievali circondano quello che è considerato il più esteso lago europeo di origine vulcanica.

Il bacino occupa la caldera dell’antico complesso vulcanico dei Monti Vulsini, formatasi in una successione di eruzioni e collassi tra circa 800.000 e 150.000 anni fa. La profondità massima raggiunge i 146 metri, mentre le spiagge di sabbia scura testimoniano l’origine vulcanica del territorio. Attorno alle rive sorgono otto comuni, tra cui Bolsena, Capodimonte e Marta. La geologia del luogo — l’acqua, le sorgenti termali, la conformazione del paesaggio — ha alimentato fin dall’antichità una tradizione mitologica e religiosa che ancora convive con le evidenze storiche e archeologiche.

Viaggio in barca verso l’isola bisentina con partenza da Capodimonte

Le origini dell’Isola Bisentina tra archeologia e storia: dagli Etruschi ai Rovati

La frequentazione dell’isola è documentata fin dalla protostoria. I reperti testimoniano insediamenti etruschi e poi romani, favoriti dalla posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione dell’Etruria meridionale.

Nel lago emergono due isole. La Martana, oggi privata, è ricordata dalla tradizione per l’uccisione della regina ostrogota Amalasunta nel 535 d.C. La Bisentina, più estesa, ha attraversato una lunga successione di destinazioni: piccolo insediamento, rifugio, luogo di culto, convento francescano, proprietà dei Farnese, degli Spada, dei principi Del Drago e, dal 2017, della famiglia Rovati. Furono soprattutto i Farnese, tra Quattrocento e Cinquecento, a trasformarla in un complesso monumentale disseminato di cappelle, chiese e percorsi devozionali immersi nella vegetazione.

Il Gran Carro e l’archeologia sommersa del lago di Bolsena

Nel 1959 l’ingegnere Alessandro Fioravanti individuò nelle acque del lago il sito archeologico oggi noto come Gran Carro. Le campagne di scavo hanno portato alla luce un abitato protostorico, costruito sulla terraferma lungo una linea di costa oggi sommersa.

Tra le strutture spicca la cosiddetta Aiola, un grande accumulo ellittico di pietre in corrispondenza di sorgenti termali. Le indagini hanno restituito materiali ceramici, resti di offerte alimentari e reperti che suggeriscono un utilizzo rituale dell’area: la funzione cultuale è oggi l’ipotesi più condivisa dagli studiosi, mentre restano aperte diverse interpretazioni sul significato preciso di queste pratiche. Nel 2025 parte dei reperti del Gran Carro è stata esposta sulla Bisentina, nella mostra La memoria dell’acqua, in dialogo tra archeologia, storia del paesaggio e ricerca contemporanea.

Affresco di Benozzo Gozzoli

Il convento francescano e le sette cappelle dell’isola

Nel 1431 papa Eugenio IV autorizzò la fondazione del convento dei Frati Minori Osservanti. Nei decenni successivi l’isola divenne uno dei principali luoghi di pellegrinaggio del territorio, grazie alla costruzione di sette cappelle distribuite lungo il perimetro, concepite come un percorso devozionale immerso nel bosco.

Tra queste si distingue la cappella di Santa Caterina, edificio ottagonale attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane, costruito su uno sperone di roccia che domina il lago. L’Oratorio del Monte Calvario conserva un ciclo di affreschi attribuito a Benozzo Gozzoli o alla sua bottega. Il numero delle cappelle, la loro distribuzione e il rapporto continuo tra architettura e vegetazione hanno costruito l’identità spirituale della Bisentina, che appare come un unico organismo dove natura e architettura dialogano senza soluzione di continuità.

Fondazione Luigi Rovati e il restauro dell’Isola Bisentina

Dal 2019 la famiglia Rovati conduce il progetto di recupero dell’isola, affiancando all’attività della Fondazione Luigi Rovati un programma di ricerca, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico. L’intervento riguarda gli edifici monumentali, le cappelle, i percorsi, il patrimonio botanico e il sistema dei giardini, per restituire al pubblico un luogo rimasto a lungo inaccessibile.

Tra gli interventi spicca il restauro della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, principale edificio religioso dell’isola e mausoleo dei Farnese. La chiesa fu commissionata dal cardinale Alessandro Farnese il Giovane alla fine del Cinquecento come ampliamento della preesistente San Giovanni Battista, voluta da Ranuccio Farnese per accogliere le sepolture della famiglia. Dopo il recupero della cupola rivestita in piombo, della facciata e degli interni, è tornata accessibile al pubblico nel 2024. L’intervento conservativo, realizzato in accordo con la Soprintendenza, ha privilegiato il recupero della materia storica, mantenendo leggibili le trasformazioni accumulate nei secoli. Oggi la chiesa ospita anche iniziative culturali e progetti espositivi temporanei, diventando uno dei principali punti di accesso alla storia dell’isola.

Affresco di Benozzo Gozzoli

La Malta dei Papi tra storia, leggenda e Dante

Sotto il Monte Tabor, il punto più elevato dell’isola, si apre uno degli ambienti più enigmatici del complesso: la cosiddetta Malta dei Papi. Vi si accede attraverso una lunga scalinata scavata nel tufo vulcanico, che conduce a una camera ipogea di circa sei metri di diametro, illuminata solo da un’apertura circolare nella volta.

La struttura ha alimentato per secoli racconti e interpretazioni. L’intonaco impermeabile ancora visibile sulle pareti suggerisce un uso in epoca romana come cisterna per la raccolta dell’acqua. Alcuni studiosi ipotizzano un’origine più antica, forse collegata alle sorgenti che attraversano il sottosuolo e a pratiche rituali sviluppatesi attorno all’acqua — interpretazioni archeologiche ancora aperte, non dati acquisiti.

Nel Medioevo la Malta venne trasformata in luogo di detenzione. La tradizione locale la identifica con la “malta” ricordata da Dante nel IX canto del Paradiso, ma la critica dantesca non considera certa questa identificazione: il termine potrebbe riferirsi genericamente a un carcere o ad altre prigioni note all’epoca. Il legame con la Bisentina resta quindi parte della memoria storica del luogo, più che un fatto documentato.

Oggi la Malta dei Papi è di nuovo visitabile grazie agli interventi promossi dalla famiglia Rovati. «Oltre che godere delle bellezze architettoniche e naturalistiche di questo museo a cielo aperto, il visitatore è invitato a vestire i panni di esploratore, partecipando alla scoperta della Malta e del suo significato profondo», racconta Sofia Elena Rovati, direttrice del progetto di apertura dell’isola.

Arte contemporanea sull’Isola Bisentina: da Federico Gori a La memoria dell’acqua

La riapertura dell’isola va oltre la conservazione del patrimonio storico. Il progetto della Fondazione Luigi Rovati propone un dialogo continuo tra arte contemporanea, paesaggio e architettura, invitando artisti a confrontarsi con un luogo la cui identità è il risultato di oltre duemila anni di stratificazioni.

Tra gli interventi permanenti, Il Vello d’Oro di Federico Gori nasce dalla cavità di uno dei lecci secolari dell’isola. L’artista ne ha rilevato il vuoto, realizzando una struttura modellata sulla forma del tronco e rivestita in foglia d’oro ventiquattro carati, prodotta dalla storica manifattura Giusto Manetti Battiloro di Firenze. L’intervento rende visibile la fragilità dell’albero, trasformando una ferita naturale in un elemento di protezione e memoria.

Nel 2023 la programmazione si è arricchita con Fondere una roccia di Nina Salsotto Cassina: una ricerca sulle rocce vulcaniche della Bisentina, da cui l’artista ha tratto sculture e studi materici che restituiscono la memoria geologica del luogo, mettendo in relazione il tempo della terra con quello dell’uomo. Nello stesso anno Roberto Cacciapaglia ha presentato Celestia, installazione sonora concepita per la Malta dei Papi: la composizione accompagna il visitatore nell’ambiente ipogeo, trasformando uno spazio associato alla reclusione in un luogo di ascolto.

Il programma è proseguito nel 2025 con La memoria dell’acqua, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Luigi Rovati, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e il Ministero della Cultura. La mostra ha posto in dialogo i reperti del sito protostorico sommerso del Gran Carro con opere commissionate a Lisa Dalfino, Namsal Siedlecki e Alex Cecchetti, sviluppando una riflessione sul rapporto tra acqua, memoria, paesaggio e trasformazione della materia. L’intervento di Siedlecki accoglie il visitatore alla darsena; Dalfino ha realizzato un’opera sospesa per la Malta dei Papi; Cecchetti una serie di lavori su carta nella chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo. Le opere contemporanee instaurano un dialogo con il patrimonio materiale e simbolico dell’isola, senza ricostruzione didascalica.

Affresco della Trasfigurazione x installazione di Nina Salsotto Cassina

Un paesaggio culturale in continua evoluzione

Sull’Isola Bisentina convivono paesaggio naturale, architettura rinascimentale, memoria religiosa, ricerca archeologica e sperimentazione artistica. Ogni epoca ha lasciato una traccia senza cancellare la precedente, costruendo un’identità fatta di continuità più che di sostituzioni.

Il progetto della famiglia Rovati va oltre il restauro degli edifici storici: l’obiettivo è restituire al pubblico un ecosistema culturale dove tutela del patrimonio, ricerca scientifica, biodiversità e produzione artistica procedono insieme. L’isola resta un luogo vivo, attraversato da nuove interpretazioni e aperto al confronto tra discipline. In questo equilibrio tra conservazione e trasformazione sta oggi il suo significato: un paesaggio culturale in continua evoluzione nel lago di Bolsena, dove storia, natura e arte continuano a dialogare.

Federico Jonathan Cusin