
Acciaio, lamiera e AI: Mecano Lake Como, il distretto per il metallo a Lecco
Nel distretto metalmeccanico lecchese, dove oltre 1.500 imprese lavorano il metallo dall’età romana, Mecano Lake Como produce arredo modulare in acciaio riciclabile, integrando l’IA in ogni fase
Nel 2022, da un capannone di Alzate Brianza, Marco Barindelli lancia Mecano Lake Como: un brand di arredamento modulare in acciaio che interpreta il patrimonio industriale lombardo non come eredità da preservare, ma come linguaggio in costante trasformazione. Il punto di partenza è volutamente elementare — un foglio di lamiera piegato, taglio laser, piega, assemblaggio — eppure da questo gesto minimo prende forma un sistema capace di generare librerie, tavoli, divani e spazi commerciali. Dietro c’è un distretto, il Lecchese metalmeccanico, con oltre 1.500 imprese e una tradizione che risale all’età romana, osservata e studiata anche da Leonardo da Vinci. E c’è una domanda che percorre tutto il progetto: cosa succede quando la precisione industriale incontra l’imperfezione controllata della mano umana?
A sud, la Brianza del mobile: un territorio che ha costruito la propria identità a partire dal legno e dalla manifattura, già in piena attività all’inizio del Novecento. Un passaggio simbolico e concreto nella costruzione di questo ecosistema produttivo fu l’arredo della Villa Reale di Monza, un’impresa che chiese il lavoro coordinato di falegnami, vetrai, tappezzieri e maestranze specializzate. Da questa convergenza tra sapere artigianale e cultura del progetto nasce, nel corso del secolo, il design industriale italiano: una sintesi tra tecnica ed estetica che ancora oggi rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della produzione lombarda.
A est, il Lecchese metalmeccanico: oltre 1.500 imprese, perlopiù piccole e medie, distribuite in un distretto che non si definisce per un singolo prodotto ma per la capacità di trasformazione. La sua origine è geografica prima ancora che industriale: le vene metallifere di Valsassina e Valvarrone, i boschi che alimentavano i forni, l’acqua come energia motrice, la prossimità con Milano come snodo commerciale. Le prime testimonianze della lavorazione del ferro risalgono all’età romana; osservata e studiata anche da Leonardo da Vinci, sotto i Visconti e gli Sforza questa tradizione conosce una fase di espansione decisiva. Ancora oggi il distretto conserva quella stessa natura adattiva: una costellazione di competenze che attraversa componentistica, lavorazioni, impianti, automazione e processi produttivi.
È nello spazio intermedio tra questi due sistemi — il progetto brianzolo e la precisione metalmeccanica lecchese — che si colloca Mecano Lake Como. «La lavorazione dei metalli è una specificità del gruppo industriale che fa capo all’azienda, specializzata nella produzione di oggetti e componentistica in metallo. Operiamo in un distretto industriale fervido da questo punto di vista», spiega Marco Barindelli, fondatore del brand comasco.
Intelligenza artificiale e progettazione del mobile: come Mecano Lake Como usa l’AI per innovare il design in acciaio
Quella tra progettazione e intelligenza artificiale è una relazione in continua evoluzione che negli ultimi anni sta ridefinendo il settore del design, con un obiettivo duplice: semplificare i processi e aumentare la precisione in ogni fase dello sviluppo. «La nostra idea di innovazione sta nella semplificazione e nella velocità», racconta Barindelli. «In un momento in cui tutto sembra spinto verso l’estrema elaborazione, ci è sembrato interessante tornare a qualcosa di essenziale. Mecano nasce da un concetto molto semplice: un foglio di lamiera piegato. Gli unici interventi produttivi sono il taglio laser, la piega e l’assemblaggio attraverso piccoli elementi meccanici».
L’impiego dell’intelligenza artificiale in Mecano si sviluppa su due livelli distinti ma complementari. Il primo riguarda la progettazione: la tecnologia viene utilizzata come strumento di esplorazione e accelerazione creativa, capace di tradurre intuizioni progettuali in visualizzazioni prossime al reale, facilitando la sperimentazione di nuove forme e configurazioni dell’arredo.
Ricerca estetica e superfici in acciaio: la collaborazione tra Mecano Lake Como e Forget AI
Il secondo ambito si muove sul piano della ricerca estetica e dell’immaginario. Qui l’intelligenza artificiale diventa un dispositivo di indagine sulle qualità percettive dell’acciaio e sulle possibilità offerte dalla sua superficie riflettente. In questo contesto si inserisce la collaborazione con gli artisti digitali legati a Forget AI, progetto editoriale ibrido generato attraverso un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, con direzione AI di Creaitors e il supporto di Domingo Foundation e DMNG Corp.
«Stiamo lavorando con artisti attivi nel mondo dell’AI che stanno sperimentando direttamente sui nostri materiali», racconta Barindelli. «Abbiamo già realizzato alcune produzioni per capire come immagini generate dall’intelligenza artificiale possano essere trasferite sulle nostre superfici e dialogare con le nostre forme, che restano volutamente razionali e geometriche. Ci interessa il rapporto tra una superficie decorata e una riflettente, insieme ad altre lasciate nude: un sistema di piani che crea un’interazione continua tra l’oggetto, chi lo osserva e l’ambiente circostante».

Capitale umano e manifattura italiana: perché l’automazione non sostituisce le competenze artigianali
Nonostante l’impiego di tecnologie avanzate, in Mecano il fattore umano rimane centrale in ogni fase del progetto e viene rivendicato come elemento costitutivo. La tecnologia non sostituisce la mano dell’uomo, ma ne amplifica le possibilità. È un principio che emerge chiaramente dal prodotto stesso: durante l’assemblaggio, il particolare spessore della lamiera reagisce alla pressione esercitata su ogni bullone, generando minime variazioni superficiali che rendono ogni pezzo leggermente diverso dall’altro. Una caratteristica quasi impercettibile, ma sufficiente a conferire all’oggetto una dimensione più umana, analogica e irripetibile. «La perfezione assoluta non ci interessa», osserva Barindelli. «Quello che cerchiamo è un equilibrio tra precisione industriale e presenza umana. Ogni prodotto conserva la traccia di chi lo ha realizzato, ed è proprio questa imperfezione controllata a renderlo vivo».
Questa attenzione alla manifattura si inserisce in un contesto economico complesso: il mercato lombardo rimane dinamico e capace di assorbire produzione e innovazione, ma è attraversato da fragilità strutturali che non possono più essere considerate fenomeni transitori. Il rallentamento di alcuni comparti della manifattura tradizionale, l’invecchiamento della popolazione e la crescente difficoltà nel reperire manodopera qualificata delineano uno scenario che richiede risposte sistemiche, come sottolineato dall’executive summary Il Sistema Manifatturiero Lombardo tra le sfide politiche della competitività di oggi e domani, pubblicato da Confindustria Lombardia nel giugno 2025.
Le radici del problema affondano in trasformazioni lente e profonde. La diminuzione delle nascite ha progressivamente ridotto il bacino di giovani lavoratori, mentre la generazione che ha costruito il tessuto industriale degli anni Settanta e Ottanta sta raggiungendo l’età della pensione. Parallelamente, il lavoro manifatturiero è stato a lungo presentato come una scelta residuale rispetto ai percorsi universitari, contribuendo a svuotare gli istituti tecnici e a indebolire il legame tra formazione e impresa. In questo scenario, l’automazione è spesso indicata come la soluzione naturale alla scarsità di personale, come afferma Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese. La realtà industriale racconta però una storia diversa: le tecnologie più avanzate non eliminano il bisogno di competenze, ma lo trasformano e lo innalzano. Un moderno centro di lavoro a controllo numerico richiede figure in grado non solo di far funzionare le macchine, ma di programmare, interpretare i dati, ottimizzarne le prestazioni e anticipare le criticità. L’innovazione tecnologica aumenta il valore del capitale umano anziché sostituirlo.
Sostenibilità nell’industria del mobile: acciaio riciclabile, efficienza energetica e design a lunga durata
Tra gli obiettivi principali per il futuro del comparto manifatturiero lombardo figurano il rafforzamento dell’ecosistema regionale dell’innovazione, l’accelerazione della transizione digitale e la promozione dello sviluppo sostenibile, con due temi centrali: l’efficientamento energetico e il ciclo di vita dei materiali.
L’aggiornamento costante del parco macchinari non è per Barindelli un vezzo tecnologico, ma il caposaldo di una strategia strutturale. I macchinari di ultima generazione garantiscono performance energetiche incomparabili rispetto a quelli di appena dieci anni fa, con differenze che possono arrivare fino al 70% in termini di consumi. È sul piano energetico che si gioca una delle trasformazioni più significative dell’industria contemporanea: l’introduzione continua di tecnologie aggiornate permette di ridurre l’impatto ambientale e di riallineare i processi produttivi a standard sempre più sostenibili. In questa direzione si inserisce anche il completamento dell’impianto fotovoltaico, destinato a rendere Mecano progressivamente autonoma sul piano energetico.
Molto prima che l’economia circolare diventasse un concetto diffuso, il metallo ne rappresentava già un esempio concreto. La raccolta e il recupero dell’acciaio esistono da oltre un secolo, e oggi si inseriscono in filiere industriali altamente efficienti. Mecano si colloca all’interno di questa tradizione attraverso una filosofia monomateriale che semplifica sia la produzione sia il recupero a fine vita: l’acciaio può essere riciclato teoricamente all’infinito senza perdere le proprie caratteristiche, riducendo il consumo di nuove materie prime e l’impatto ambientale del processo produttivo. La sostenibilità, tuttavia, non si misura soltanto nella riciclabilità del materiale. Il vero obiettivo è intervenire a monte, riducendo gli sprechi, ottimizzando l’impiego della materia prima e progettando oggetti destinati a durare. La modularità del sistema permette di adattare e riconfigurare i prodotti secondo esigenze diverse, estendendone il ciclo di vita. «L’oggetto più sostenibile non è quello che si ricicla meglio», conclude Barindelli, «ma quello che continua a essere utile dopo molti anni».
Arredo modulare in acciaio: la filosofia progettuale di Mecano Lake Como tra razionalismo comasco e geometria essenziale
Da un principio costruttivo elementare prende forma l’intero linguaggio del brand. «Il primo oggetto che abbiamo realizzato era un podio. Da lì, seguendo la stessa filosofia e lo stesso archetipo progettuale, abbiamo sviluppato progressivamente altri elementi: librerie, tavoli, divani. Oggetti diversi, ma sempre fedeli all’idea originaria».
In un contesto che guarda all’automazione e all’intelligenza artificiale per accelerare il progetto, Mecano sceglie di riportare l’attenzione sul gesto essenziale: ridurre il processo per amplificarne il risultato. Molti oggetti contemporanei appaiono minimali, ma nascondono processi produttivi sofisticati e una complessità spesso invisibile. Mecano, al contrario, conserva una logica elementare e leggibile: un sistema fondato sulla modularità, sull’accostamento ricorrente di forme rettangolari e quadrate che diventano linguaggio, struttura e metodo. È un approccio che trova una risonanza quasi naturale nel contesto urbano di Como, città del Razionalismo italiano, dove architetti come Giuseppe Terragni hanno fatto della ripetizione geometrica e della chiarezza compositiva un principio fondativo. La modularità non è soltanto una soluzione tecnica, ma una scelta culturale: un vincolo che orienta il progetto e, proprio per questo, stimola una ricerca continua. Rimanere fedeli a questa grammatica significa definire anche il futuro del brand: evolversi senza tradirsi, sperimentare nuove forme e nuove risposte ai bisogni contemporanei mantenendo intatta la coerenza della propria identità.
Mecano Lake Como
Mecano nasce nel 2022 come omaggio al territorio di origine del suo fondatore, il Lago di Como, i cui riflessi risuonano nell’acciaio specchiante. L’ispirazione non è astratta ma profondamente radicata nel luogo, che non è solo origine ma anche linguaggio identitario. Il progetto nasce dall’interesse di Barindelli per oggetti, architettura e interior design, e si inserisce all’interno di un gruppo strutturato di aziende attive nel settore dell’arredo e dei negozi, con un know-how progettuale e industriale consolidato da un’esperienza pluridecennale. La produzione si sviluppa interamente nel territorio comasco, con due sedi operative ad Alzate Brianza e a Erba. L’approccio è flessibile e scalabile: si lavora su piccole serie, su misura e su progetti chiavi in mano per negozi e spazi commerciali, mantenendo coerenza tra visione progettuale e capacità realizzativa.
Agnese Torres




