Bagni Misteriosi

Le piscine di Milano: architetture liquide tra Razionalismo, cultura e comunità

Da Cozzi e Romano ai Bagni Misteriosi e al Lido, fino ai cantieri di Argelati e Scarioni, le piscine di Milano, nate come infrastrutture per il benessere collettivo, sono diventate luoghi di socialità e cultura

Nel 1934 Milano aveva una delle piscine coperte più avanzate d’Europa. La Cozzi — volume da cattedrale, grandi vetrate, un dialogo continuo tra luce e acqua — collocava la città all’avanguardia del continente, monumento pubblico dedicato al benessere collettivo. Novant’anni dopo, la stessa vasca ospita installazioni d’arte contemporanea, e la città discute cosa fare delle sue piscine storiche.

Tra questi due estremi — il primato europeo e la domanda sul futuro — sta quasi un secolo di storia urbana milanese, scritta nell’acqua. Cozzi, Romano, il Lido, Argelati, Scarioni, Bagni Misteriosi: nomi che appartengono alla memoria collettiva di Milano quanto una piazza, un cinema, uno stadio. Impianti sportivi e insieme luoghi capaci di generare immaginari.

Milano tende a nascondere la propria acqua. I Navigli sono stati coperti, i corsi deviati, le rogge assorbite dall’espansione urbana. Eppure una geografia liquida continua ad attraversarla, fatta di superfici riflettenti, vuoti urbani, orizzonti d’acqua incastonati tra edifici e infrastrutture. Sono spazi di soglia: frammenti di città dove il ritmo della metropoli rallenta, dove il corpo torna al centro dell’attenzione e il rapporto con lo spazio cambia scala.

Qui sta la loro qualità: la capacità di trasformarsi restando se stesse. Nate come infrastrutture dedicate all’igiene e all’educazione fisica, le piscine milanesi sono diventate spazi di socialità urbana, palcoscenici culturali, piattaforme per l’arte e il design contemporanei. La loro storia racconta più del rapporto di Milano con il tempo libero: rivela come una città possa trasformare l’acqua in architettura, l’architettura in comunità, la comunità in immaginario collettivo.

Architetture d’acqua: un secolo di piscine pubbliche a Milano

La storia delle piscine milanesi corre parallela alla costruzione della città moderna. La rete che ancora oggi la disegna nasce in due momenti del Novecento: l’epoca fascista e i decenni di espansione economica seguiti alla Seconda guerra mondiale. Tra i due c’è più di un cambio di linguaggio architettonico: c’è una trasformazione nel modo in cui la città immaginava il tempo libero, la vita pubblica, il corpo collettivo.

Due figure stanno al centro di questa storia. Luigi Lorenzo Secchi (1889-1992), entrato nell’Ufficio Tecnico del Comune di Milano nel 1925 e diventato uno dei protagonisti dell’infrastruttura sportiva pubblica della città, e Arrigo Arrighetti (1922-1989), che reinterpretò la piscina per una Milano nuova negli anni della crescita postbellica.

I loro progetti appartengono a mondi diversi. Le piscine di Secchi sono austere e teatrali, sospese tra Razionalismo e paesaggio metafisico. Quelle di Arrighetti incarnano l’ottimismo dell’Italia del dopoguerra: più aperte, più fluide, più in sintonia con una società che scopriva il tempo libero come esperienza di massa. Insieme, mostrano come una città possa proiettare le proprie ambizioni sull’acqua.

Tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta, Milano investì in una rete di impianti sportivi pubblici pensati per servire una metropoli in rapida espansione. Le piscine entrarono in un programma urbano più ampio, che comprendeva scuole, mercati, stazioni ferroviarie e quartieri residenziali: infrastrutture pubbliche concepite per migliorare la qualità della vita e promuovere una nuova idea di cittadinanza.

Piscina Romano

Piscina Cozzi e Piscina Romano: le vasche razionaliste di Luigi Lorenzo Secchi

Tra gli esempi di questa prima stagione ci sono la Piscina Giulio Romano e la Piscina Cozzi, entrambe progettate da Secchi. La prima, inaugurata nel 1929 nel quartiere Città Studi, introdusse una scala senza precedenti per un impianto natatorio pubblico. La seconda, completata nel 1934, collocò Milano all’avanguardia europea con una delle piscine coperte più avanzate del continente.

Cozzi colpisce ancora oggi per la sua forza scenografica. Il volume da cattedrale, le grandi vetrate, il dialogo continuo tra luce e acqua incarnano le ambizioni di un’epoca che guardava allo sport come espressione di cultura civica. Più che un impianto, un monumento pubblico dedicato al benessere collettivo.

Negli stessi anni, il Centro Balneare Caimi — oggi Bagni Misteriosi — veniva progettato da Fabio Mangone. Qui la piscina era già concepita come qualcosa di più di un servizio pubblico: una stanza urbana, uno spazio pensato per favorire incontri, relazioni, senso di appartenenza.

Il Lido di Milano di Paolo Vietti Violi: una città del tempo libero dentro la città

Se Cozzi, Romano e Caimi incarnano la stagione razionalista di Milano, il Lido ne rappresenta l’espressione più ambiziosa. Aperto nel 1931 e progettato da Paolo Vietti Violi, il complesso fu concepito come una città del tempo libero dentro la città stessa. Piscine, campi sportivi, solarium, ristoranti e giardini formavano un universo autosufficiente che, per generazioni, ha definito l’idea di estate a Milano.

Oggi, però, la questione va oltre la conservazione. È una questione di trasformazione. Dopo quasi un secolo di uso, a queste architetture si chiede di rispondere a nuove domande: accessibilità, sostenibilità, abitudini urbane che cambiano, nuovi modelli di gestione. Riqualificare una piscina storica significa ridefinire il ruolo che può avere nella città contemporanea.

Lido di Milano

Lido, Argelati e Scarioni: tre risposte alla riqualificazione delle piscine storiche

Le storie del Lido, dell’Argelati e dello Scarioni offrono tre risposte diverse a questa sfida.

Il Lido è oggi al centro di un processo di restauro pensato per restituire alla vita pubblica una delle architetture del tempo libero della città. L’Argelati, le cui origini risalgono al primo Novecento e la cui identità venne ridisegnata negli anni Cinquanta da Arrigo Arrighetti, attraversa una fase di trasformazione destinata a modernizzarne gli impianti preservandone il carattere. Lo Scarioni, chiuso dal 2019, è diventato il simbolo di una domanda più ampia: quale futuro attende le grandi infrastrutture pubbliche del Novecento?

Prese insieme, queste piscine raccontano quasi un secolo di storia urbana. Se un tempo incarnavano la visione del futuro di Milano, oggi pongono una domanda diversa: come può l’architettura pubblica continuare a evolversi conservando l’identità che l’ha resa riconoscibile?

Da impianti sportivi a infrastrutture culturali: Cozzi, Romano e i Bagni Misteriosi

Se le piscine del Novecento erano macchine per il corpo, oggi sono anche macchine per produrre immaginari. L’acqua riflette, amplifica, moltiplica lo spazio. Le vasche diventano superfici narrative, le architetture razionaliste si fanno palcoscenico. Artisti, curatori e designer guardano sempre più a questi luoghi come territori di sperimentazione.

La Piscina Cozzi ne offre uno degli esempi. Nel 2019 Luke Jerram vi installò Museum of the Moon, trasformando la vasca coperta in un osservatorio cosmico. Qui Toiletpaper, il progetto fondato da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, ha presentato il murale Be Water (246 metri quadrati), citazione dell’icona preraffaellita Ophelia di John Everett Millais.

Durante la Milano Design Week 2025, il collettivo 6 ha riportato l’attenzione del pubblico sugli storici bagni e docce sotterranei di Cozzi. Chiusi per decenni, questi spazi sono stati trasformati in ambienti espositivi dedicati al vetro contemporaneo, rivelando uno strato nascosto dell’edificio e mostrando come anche gli spazi tecnici possano acquisire una dimensione culturale.

Un anno dopo, il dialogo si è spostato alla Piscina Romano. Dopo Gilded Darkness di Nari Ward, presentato dalla Fondazione Nicola Trussardi e capace di trasformare la superficie dell’acqua in una distesa dorata che rifletteva su migrazione e memoria, la Design Week 2026 ha di nuovo ospitato il collettivo 6 con Over and Over and Over. La piscina storica è diventata un palcoscenico liquido per il design contemporaneo.

L’esempio più compiuto resta quello dei Bagni Misteriosi. Qui la cultura non arriva attraverso eventi occasionali: costituisce il cuore del progetto. Concerti, proiezioni cinematografiche, spettacoli di danza, incontri pubblici, festival e attività natatorie convivono lungo tutto l’anno. La piscina diventa un’infrastruttura culturale permanente, un palcoscenico fluido in dialogo costante con il vicino Teatro Franco Parenti.

Piscina Scarioni

Luoghi che continuano a costruire comunità

Al di là di mostre, installazioni e interventi della Design Week, la caratteristica di queste architetture resta la continuità d’uso. Ciascuna mantiene un rapporto profondo con il proprio contesto urbano: la Romano con Città Studi, la Cozzi con il centro, l’Argelati con i Navigli, lo Scarioni con i quartieri di nord-ovest, i Bagni Misteriosi con l’ecosistema culturale che circonda il Teatro Franco Parenti.

È questa continuità a distinguerle. Non monumenti da ammirare a distanza, ma architetture che continuano a essere attraversate, abitate, vissute.

Il valore più profondo delle piscine di Milano sta oltre la nostalgia che evocano e oltre la qualità della loro architettura. Sta nella capacità di continuare a generare relazioni. Mentre molte infrastrutture del Novecento sopravvivono come tracce di un’altra epoca, queste piscine continuano a evolversi insieme alla città, accogliendo pubblici nuovi, funzioni nuove, immaginari nuovi.

Lucia Mannella

Piscina Cozzi
Centro Balneare Argelati