
Milano Ruvido #2: cronache da Corso Matteotti, Sant’Ambroeus
Da Corso Matteotti a Via Spiga – solo Sant’Ambroeus riesce a essere punto di incontro, e salotto cittadino – nessun altro locale ci riesce
Cronache da Corso Matteotti. Sant’Ambroeus era soltanto una vecchia pasticceria dallo scontrino viziato: oggi è l’unica stanza che può vantare la funzione di salotto, tra queste che quattro via che segnano il Quadrilatero. Parola stantia, salotto, odora di vecchio – eppure utile per descrivere quel dove: quando entri, ti senti a casa, sì – ma i tuoi occhi si muovono da un angolo all’altro come uno scandaglio militare: riconosci chi ti conviene e chi vuoi evitare, saluti con un cenno, ignori con il mento.
Proprietà e Pubbliche relazioni – fino a quando arrivava Cosimo
Vendita a passaggi finanziari –Sant’Ambroeus fu ceduto dalla famiglia Festorazzi al gruppo SAHG, dove si ritrova la famiglia Pauli – storica proprietà degli stessi locali fino agli anni Settanta. Strategie per pubbliche relazioni, la nuova direzione amava circondarsi di: signore ridicole e titolari di agenzie di comunicazione; arrivisti imberbi o impizzati che promettevano di portare calciatori o milionari; madri non più frigide che pensavano Mongiardino fosse una novità. Tentativi vacui e sconsolabile gente. Addirittura, al piano di sopra, una stanza era decorata con stampe piacevoli solo per siriani a Parigi.
Poi, arrivava Cosimo. La faccia pulita, il sorriso del sole – Cosimo faceva girare la testa alle donne con ovaie attive. Cosimo iniziava a riconoscere quei pochi che a Milano non sono solo paraculi. Era a tavola con Benedetto Borromeo – saprebbe ancora notare Lina Sotis, con il suo snobismo di cui sentiamo la mancanza. Basterebbe questo a Milano, Cosimo o uno come Cosimo: un ragazzo pulito che in tanti si porterebbero a letto, educato e con spalle larghe. Tutto fa il suo tempo: Cosimo è andato a vivere in Texas.
Sant’Ambroeus, l’unico locale salotto
La disposizione è lavorata da Fabrizio Casiraghi che qui da Sant’Ambroeus è riuscito a trovar equilibrio pacato, e meno agitato dello sforzo a The Wilde (luogo d’incontro per punti di domanda). Sant’Ambroeus possiede la dimensione – questa di salotto dove sei a tuo agio ma incontri chi ti serve – a cui ambiscono le altre porte, qui nel Quadrilatero, ma di cui soltanto Sant’Ambroeus può farsi vanto e ventaglio. Gli altri locali, no, non ci riescono. Non ci riesce più Cova che chiude troppo la sera – sia mai fare qualche scontrino di troppo; il Portrait; il Four Season americano, presidio di rappresentanti commerciali; il Salumaio, rumore ed eco. Nessuno di questi riesce a definirsi salotto così come riesce Sant’Ambroeus. Un tempo, anni fa ormai, questa dimensione la possedeva il Paper Moon – nasceva come pizzeria, ristorante – ogni sera una lista di riferimenti: da Franca Sozzani a Ornella Vanoni a Gianfranco Ferrè.
Se cambiasse indirizzo, Marchesi potrebbe avanzare – ma non ce la farà nei locali dove si trova oggi su Montenapoleone: un tunnel senza finestre né aria sul fondo, un angolo dell’aeroporto. La domanda è aperta, perché la soluzione sembrerebbe così facile: all’angolo tra Via Spiga e Sant’Andrea, il gruppo Prada possiede un immobile oggi inutilizzato. Un tempo era un negozio, oggi le vetrine sono schermi per immagini pubblicitarie.
Via Spiga e Via Sant’Andrea: un incrocio
Un incrocio degno di nota, questa tra Via Spiga e Via Sant Andrea, oggi in disarmo per la mal gestione delle due Associazione dei Commercianti, entrambe condotte da tipi simili a quei punti di domanda che si incontrano al The Wilde. In Via Spiga, le camelie stanno morendo – sporche e storte, malamente potate e peggio concimate. Erano state donate, nel 2021, da Ralph Lauren e da Hines – poi, offese dalla mal cura e dalla malagestione.
Via Spiga e Via Sant’Andrea. Questo angolo di città potrebbe diventare un crogiolo di civiltà urbana. Un incrocio dove la pavimentazione potrebbe essere rigenerata, la disposizione di qualche tavolo all’aperto concederebbe al Quadrilatero una vitalità che all’asilo ti insegnano utile per ogni forma di commercio: provate a notare, non ci sono tavolini all’aperto, nel Quadrilatero, se non un piccolo esercizio che titola Cigno Nero (nome o monito?) o certo, ancora, le sedute sotto il portico, dove tornate a fermarvi, da Sant’Ambroeus.