
Il progetto SPARE rilancia la canapa in UE per prefabbricati e materiali biobased
Pannelli prefabbricati, compositi e segnaletica stradale: il modello europeo che punta a fare della canapa industriale un materiale da costruzione competitivo, dalla coltivazione al montaggio in cantiere
Progetto SPARE: la canapa entra nella prefabbricazione edilizia
Per anni la canapa industriale è rimasta ai margini del settore edilizio. Le applicazioni più diffuse hanno riguardato alimentazione, cosmetica e produzione tessile, mentre l’utilizzo del canapulo nei materiali da costruzione ha continuato a svilupparsi in modo frammentato, soprattutto attraverso piccoli cantieri, sperimentazioni universitarie e aziende specializzate nella bioedilizia. Negli ultimi ann, la crescita del mercato dei materiali biobased, la pressione normativa sulle emissioni e l’interesse verso filiere territoriali a basso impatto stanno facendo crescere l’attenzione nei confronti di questo materiale, apprezzato per la sua traspirabilità, per la capacità di regolare l’umidità interna e per l’isolamento termico.
Così nasce SPARE, progetto europeo che coinvolge Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Stiria e Tirolo del Sud per lavorare sulla trasformazione della canapa industriale in una filiera applicabile all’edilizia, alla prefabbricazione e ad altri settori produttivi. Il progetto mette insieme enti di formazione, università, aziende agricole, imprese di trasformazione e operatori tecnici.
Il progetto SPARE si è concentrato sul trovare applicazioni industriali stabili per il canapulo, la componente legnosa interna dello stelo, che rappresenta circa il settanta percento della pianta, ma che non viene utilizzata in altri ambiti. Sul mercato la canapa arriva infatti per lo più sotto forma di semi, oli e prodotti alimentari. Nel settore edilizio il canapulo si usa soprattutto in miscela con la calce per produrre getti alleggeriti, blocchi, massetti e intonaci. Le fibre vengono invece impiegate per pannelli isolanti termoacustici.
Dal canapulo ai pannelli: come cambia la filiera della canapa
Oliver Zaccanti, architetto e referente A.N.A.B. per i materiali naturali, segue da anni attività di formazione e cantieri legati alla bioedilizia. Nel progetto SPARE ha lavorato alla progettazione di prototipi prefabbricati in legno, canapa e calce: «L’idea del progetto era lavorare soprattutto sulle fibre e sul canapulo, la parte della pianta che spesso resta senza una destinazione precisa. Il Centro Consorzi mi ha coinvolto per la consulenza sugli utilizzi edilizi della canapa e da lì è nata la proposta di realizzare prototipi prefabbricati in canapa, calce e legno. In Italia esistono già pannelli isolanti in fibra di canapa o applicazioni per massetti e isolamento termoacustico, ma noi abbiamo deciso di realizzare pareti prefabbricate di grandi dimensioni, già predisposte per impianti, aperture e serramenti».
La prefabbricazione in canapa e calce esiste già in Francia e nel Regno Unito, mentre in Italia le applicazioni industriali restano limitate. La maggior parte degli edifici in canapa consiste in abitazioni unifamiliari, ampliamenti o interventi di piccola scala: «In Francia ho seguito la costruzione di un edificio destinato a uffici e laboratori, realizzato con pannelli prefabbricati in legno, canapa e calce. La prefabbricazione riduce sensibilmente i tempi di cantiere. I pannelli maturano direttamente nei laboratori dove vengono prodotti e vengono installati dopo circa un mese o un mese e mezzo. Nel giro di pochi giorni si ha già l’edificio costruito con tutte le strutture».
La riduzione dei tempi di cantiere incide anche sull’organizzazione e sui costi delle lavorazioni. Nel settore prefabbricato una parte consistente delle operazioni avviene infatti in stabilimento, dove i pannelli vengono prodotti, lasciati maturare e preparati per il montaggio finale. Nel caso della canapa e calce, questo consente di controllare l’asciugatura della miscela prima dell’arrivo in cantiere, riducendo le lavorazioni eseguite sul posto e limitando l’esposizione dei materiali agli agenti atmosferici.
Canapa e filiera corta: il modello sviluppato tra Brenta e Veneto
Fra gli obiettivi del progetto SPARE c’è la costruzione di una filiera territoriale legata alla canapa industriale. I prototipi italiani sono stati sviluppati coinvolgendo aziende localizzate all’interno di un raggio di circa quindici chilometri, attive nella coltivazione della canapa, nella stigliatura, nella produzione della calce e nella prefabbricazione in legno.
La stigliatura — il processo che separa la fibra dal canapulo — resta uno dei passaggi più delicati della trasformazione primaria della pianta. In Italia gli impianti dedicati sono ancora pochi e distribuiti in modo disomogeneo, con trasporti frequenti della materia vegetale verso altre aree di lavorazione: «Volevamo concentrare coltivazione, trasformazione e prefabbricazione nello stesso territorio. Per i prototipi sono stati coinvolti un produttore di calce dell’area del Brenta, un’azienda agricola attiva nella coltivazione e nella stigliatura della canapa e un prefabbricatore in legno. Sono stati realizzati quattro pannelli con finiture differenti, fra intonaci a calce, terra cruda e miscele in terra-canapa e calce-canapa».
Il canapulo occupa grandi volumi, ha un peso ridotto e richiede diversi passaggi fra raccolta, trasformazione e utilizzo finale. La distanza fra queste fasi incide direttamente sui costi di movimentazione e stoccaggio della materia prima.

Cantieri-scuola, impasti e tempi di asciugatura: la canapa passa dalla teoria al cantiere
Fra le attività sviluppate da SPARE in Italia, Belgio, Francia e Spagna figurano workshop, visite tecniche e cantieri-scuola dedicati alla costruzione in canapa e calce, soprattutto alla posa degli impasti, ai tempi di asciugatura e alle finiture delle pareti. A differenza di molti sistemi industriali standardizzati la miscela in canapa e calce cambia in base all’umidità, alla granulometria del canapulo e alle condizioni climatiche durante la posa. Anche la compattazione dell’impasto, la ventilazione degli ambienti e il tipo di finitura influenzano l’asciugatura della parete.
Zaccanti collega una parte del progetto proprio alla necessità di verificare questi aspetti in condizioni reali: «Il punto era realizzare prototipi concreti. Sulla canapa esiste molta teoria, ma poi servono imprese capaci di lavorare davvero questi materiali, di gestire i tempi di maturazione degli impasti e le finiture delle pareti».
Nei sistemi in canapa e calce il materiale viene utilizzato soprattutto come riempimento isolante all’interno di strutture lignee o di altri sistemi prefabbricati. Le pareti non hanno funzione portante e il comportamento dell’impasto dipende in larga parte dalla gestione dell’umidità e dei tempi di asciugatura, elementi che incidono direttamente sulla traspirabilità della struttura. Per questo, nei cantieri-scuola legati alla costruzione in canapa e calce una parte della formazione riguarda proprio la preparazione degli impasti e la compatibilità fra materiali differenti, dalle miscele in terra cruda alle finiture a base di calce.
Anche le finiture influenzano il comportamento finale della parete. Intonaci troppo impermeabili possono trattenere umidità all’interno del sistema, alterando l’equilibrio fra asciugatura e traspirazione del materiale. Negli ultimi anni, la diffusione delle costruzioni prefabbricate in legno ha favorito anche alcune applicazioni della canapa in edilizia: in diversi progetti europei, le strutture lignee vengono abbinate a riempimenti in canapa e calce per tamponamenti e isolamento termico, seguendo lo stesso principio utilizzato nei prototipi sviluppati per SPARE.
Dalle fibre pressate ai cartelli stradali: i compositi della canapa
La ricerca sui compositi vegetali interessa da anni settori come automotive, design tecnico e prefabbricazione leggera. Fibre di canapa, lino e kenaf vengono utilizzate per pannelli tecnici, superfici composite e componenti alleggeriti, soprattutto dove peso ridotto e rigidità devono convivere.
In Austria alcuni partner del progetto SPARE hanno lavorato sulla compressione delle fibre di canapa per produrre pannelli compositi destinati ad altri settori al di fuori dell’edilizia: «L’Università di Innsbruck ha lavorato sulla pressatura delle fibre di canapa per ottenere materiali compositi destinati a diverse applicazioni. Sono stati realizzati prototipi per skateboard, sci, pannelli informativi e segnaletica stradale. Nel caso dei cartelli, la sperimentazione nasce anche dalla quantità di supporti sostituiti ogni anno: più di cinquantamila in Austria e quasi mezzo milione in Germania».
Nel caso della segnaletica stradale, la sperimentazione riguarda pannelli ottenuti attraverso fibre vegetali pressate e legate con resine, in sostituzione di supporti normalmente prodotti con metalli o materiali compositi derivati dalla petrolchimica. Le applicazioni sviluppate durante il progetto SPARE si muovono quindi fra edilizia, materiali compositi e trasformazione delle componenti vegetali della canapa, con l’obiettivo di ampliare gli utilizzi industriali della canapa dopo la separazione delle fibre e del canapulo.
Secondo Zaccanti, una parte del lavoro svolto durante il progetto riguarda proprio la possibilità di costruire continuità produttive attorno a queste applicazioni: «L’Università di Trieste ha seguito la parte socioeconomica del progetto e si sta lavorando a un percorso successivo dedicato alle filiere della canapa. Alcune aziende coinvolte nella realizzazione dei prototipi stanno già valutando possibili applicazioni».
Debora Vitulano



