Laboratorio in Albania

Guri I Zi: Elena Galateri ha trasformato la tessitura albanese in impresa sociale femminile

Da un villaggio del nord Albania alla Rinascente di Milano, passando per un laboratorio nel Parco Agricolo Sud: vent’anni di un progetto che ha fatto del telaio manuale uno strumento di riscatto sociale

Nel 2005 l’Albania attraversava ancora una fase di transizione economica e sociale avviata dopo il crollo del regime comunista. Le aree rurali del nord erano segnate da emigrazione diffusa, disoccupazione strutturale e carenza di infrastrutture di base. Gur i Zi contava allora circa dodicimila abitanti; oggi la popolazione si è quasi dimezzata.

Durante quell’esperienza le giovani volontarie lavorano principalmente con i figli delle famiglie più vulnerabili. Nelle abitazioni del villaggio, Galateri nota la presenza di antichi telai in legno: «Mi resi conto che all’interno di ogni casa c’era un telaio, uno strumento di legno con cui le donne confezionavano corredi o tessili per la casa e la famiglia. Nessuna vendeva i prodotti che realizzava».

Nel 2006 Galateri fonda, insieme ad altri professionisti — tra cui avvocati e commercialisti — Idee Migranti Onlus, associazione da cui si svilupperà Guri I Zi, microimpresa tessile femminile che nel nord dell’Albania crea opportunità di lavoro e reddito attraverso la tradizione della tessitura al telaio manuale in legno: «Dopo quell’esperienza ho lasciato la pratica legale e mi sono concentrata sul progetto sociale. Idee Migranti Onlus oggi ha vent’anni ed è un po’ la mamma dell’impresa sociale Guri I Zi».

Laboratorio in Albania Photography Daniele Aguzzoli
Laboratorio in Albania Photography Daniele Aguzzoli

Il lavoro invisibile delle donne albanesi

Nel nord dell’Albania, nei primi anni Duemila, le donne lavoravano nelle abitazioni e nelle piantagioni di tabacco senza tuttavia godere di autonomia finanziaria né di riconoscimento nella sfera pubblica: «Era una situazione molto complessa. C’erano anche casi di violenza domestica, che non venivano denunciati».

La tessitura faceva parte della quotidianità familiare, ma non veniva riconosciuta come attività professionale né remunerabile. L’idea di Guri I Zi nasce dal tentativo di trasformare quella competenza in lavoro retribuito, senza stravolgere il contesto culturale e produttivo locale: «Uno degli errori più frequenti nei progetti di cooperazione allo sviluppo è introdurre modelli calati dall’alto. La forza di Guri I Zi, in questi vent’anni, è stata partire da una tradizione tessile che esisteva già ed era profondamente radicata nel territorio. Noi abbiamo fornito strumenti e formazione per rendere quei prodotti adatti anche al mercato estero».

Le donne che lavorano con Guri I Zi sono selezionate sulla base della loro vulnerabilità economica e sociale: «Abbiamo cercato di includere quelle più fragili. Per noi questo è rimasto un punto: restare fedeli ai valori di inclusione, di riscatto sociale e di valorizzazione dell’artigianato tessile come talento femminile. Il lavoro doveva diventare uno strumento concreto di autonomia economica e dignità personale».

Telai manuali e materie prime naturali: una sostenibilità strutturale

Fin dall’inizio, Guri I Zi ha fondato il proprio modello produttivo su lavorazioni lente e manuali. I telai nel laboratorio albanese sono ancora telai in legno larghi novanta centimetri: «A un certo punto abbiamo pensato di cambiarli, però questo avrebbe snaturato il progetto e anche i prodotti stessi».

La produzione si concentra sul tessile per la casa — tende, copriletti, tovaglie e tessuti d’arredo — e nel tempo il laboratorio ha sviluppato un lavoro sistematico sul design, reinterpretando i motivi tradizionali in chiave contemporanea: «Abbiamo cercato di riproporre in chiave più moderna dei motivi tradizionali, restando però fedeli alle loro radici».

I ricami sono eseguiti a mano, le finiture richiedono tempi non comprimibili e la produzione non è assimilabile a quella industriale: «Le giunture ricamate a mano sono diventate dei motivi caratteristici molto apprezzati. È stato necessario lavorare tanto anche sulla formazione per raggiungere standard qualitativi elevati».

Sul fronte delle materie prime, la scelta è rimasta invariata nel tempo: «Usiamo solo filati naturali di origine vegetale, cotone e lino. Ci forniamo da aziende italiane certificate, che rispettano standard legati alla sostenibilità e all’ambiente. Ci sono state tante occasioni per inserire altri materiali, anche più convenienti economicamente, ma siamo rimasti fedeli a questa decisione perché il cento percento cotone o il mix lino e cotone valorizzano meglio il lavoro artigianale. La clientela riconosce che c’è una storia dietro, però compra soprattutto per la qualità del prodotto, che non trova altrove».

Telaio manuale albanese Photography Daniele Aguzzoli
Telaio manuale albanese Photography Daniele Aguzzoli

Autonomia economica e dignità: l’impatto concreto del laboratorio

In vent’anni Guri I Zi ha costruito il proprio lavoro attorno a principi di inclusione e riscatto sociale. L’impatto del laboratorio si misura soprattutto in termini di autonomia finanziaria, accesso ai servizi e capacità di incidere sulla gestione familiare: «La garanzia di un lavoro costante ha permesso alle donne di aprirsi un conto corrente personale, cosa che prima era impensabile e ha cambiato anche il modo in cui gli uomini si rapportano con loro».

I redditi generati sono destinati a spese mediche, istruzione dei figli e gestione ordinaria della casa: «I figli hanno potuto continuare gli studi, che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare per andare a lavorare. Tante spese riguardano la salute, in particolare le cure odontoiatriche, oppure cose molto semplici come comprare una lavatrice».

Il laboratorio è diventato anche uno spazio di aggregazione: «Poter uscire dalle loro case, magari allontanarsi momentaneamente da situazioni difficili, e condividere il lavoro con altre donne ha avuto un impatto molto positivo». Tra il 2014 e il 2017 i prodotti Guri I Zi sono distribuiti alla Rinascente di Milano, segnando l’ingresso dell’impresa nel circuito retail italiano.

Motivo Donna: il modello albanese arriva a San Donato Milanese

Nel 2021 nasce Motivo Donna, laboratorio italiano sviluppato insieme a Fondazione Snam negli spazi di San Donato Milanese. Il progetto trasferisce in un contesto differente il modello costruito in Albania: «Abbiamo voluto portare in Italia quello che avevamo costruito in Albania».

Nel laboratorio, donne vittime di violenza sono affiancate da figure professionali specializzate in tessitura e sartoria. Sono attivati corsi di formazione in collaborazione con SVS Donna Aiuta Donna: «Abbiamo avviato un laboratorio che si chiama Tessere e Ricamare, in cui abbiamo formato sette donne alla tessitura e alla sartoria».

A differenza del laboratorio albanese, in Italia sono introdotti telai a otto licci che consentono motivi tessili più articolati e lavorazioni di maggiore complessità: «In Italia abbiamo investito di più sull’innovazione del design tessile. I due laboratori riescono a essere molto complementari. Quello italiano lavora su tessuti destinati all’arredamento, come rivestimenti per divani e poltrone. In Albania, invece, la tradizione tessile permette di realizzare tessuti leggeri e lavorazioni ricamate a mano che richiedono una manualità difficile da riprodurre altrove».

Cascina Rinascita: la prossima fase

La prossima tappa del percorso è l’apertura di una nuova sede presso Cascina Rinascita, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. L’iniziativa, promossa da SVS Donna Aiuta Donna, nasce da un progetto coordinato dalla ginecologa Alessandra Kustermann e pensato per sostenere donne che hanno vissuto situazioni di violenza domestica.

La cascina — storicamente nota come Cascina Carpana — porta con sé una lunga storia agricola e produttiva. Il progetto prevede accoglienza, formazione professionale e percorsi di reinserimento lavorativo per le beneficiarie.

Il nuovo laboratorio è atteso per il 2027. Il progetto si chiamerà “Un telaio per rinascere”: «Creeremo una rete con le donne coinvolte nel progetto di Cascina Rinascita. Il nome nasce dall’idea di costruire uno spazio in cui il lavoro artigianale possa diventare parte di un percorso concreto di ricostruzione personale e indipendenza economica».

Debora Vitulano